“Quello che rimane”, arte e relazioni tra libertà e reclusione

L’esposizione, ideata da Loredana Longo, è il risultato del progetto “L’arte della libertà”, che si è svolto all’interno del carcere Ucciardone di Palermo

di Redazione

Una riflessione corale sul tema della libertà e della reclusione, del tempo come personale unità di misura e della creatività, come forma residuale di libertà e via di fuga da spazi chiusi e da pensieri limitanti. È il tema della mostra “Quello che rimane”, ideata da Loredana Longo, quale risultato finale del progetto “L’arte della libertà”, curato da Elisa Fulco e Antonio Leone, all’interno della Casa di reclusione Ucciardone di Palermo. La mostra – che si inaugura a Palermo venerdì 28 febbraio alle 18,30 a Palazzo Branciforte – è una sorta di diario di bordo che documenta con scritte, disegni e oggetti il processo artistico che ha trasformato l’esperienza del tempo condiviso di trenta persone, tra detenuti, operatori socio sanitari, operatori museali e polizia penitenziaria, in installazioni, video e performance.

L’opera “Mappa dell’abitudine”

Le opere, disseminate negli spazi labirintici del Monte dei Pegni di Palazzo Branciforte e che funzionano come capitoli di una storia attraverso cui rileggere le tappe del progetto, saranno visibili fino al 29 marzo. Il progetto “L’arte della libertà”, nato con l’obiettivo di introdurre la pratica artistica e l’arte contemporanea in ambito carcerario, per generare nuove relazioni e creare un racconto inedito del luogo, si è svolto nel corso del 2019 sotto la guida dell’artista Loredana Longo e la supervisione scientifica dello psichiatra Sergio Paderi dell’Asp di Palermo.

Una delle opere allestite a Palazzo Branciforte

Dall’insegna luminosa “Volare per una farfalla non è una scelta”, all’omonima maglietta che ospita la frase-manifesto del progetto, elaborata dal gruppo il primo giorno di lavoro; dall’installazione “Il buco nella rete”, composta di strisce di tessuto su cui sono raccolte le frasi sulla libertà realizzate dal gruppo misto dei partecipanti, le cui parole fluorescenti, appositamente illuminate, aprono nuove prospettive, a “Il Tempo che rimane”, sorta di tenda che scandisce il tempo in parti uguali, ospitando modi diversi di rappresentarlo e di interpretarlo graficamente.

“Tacchi di grafite”

A cui si aggiunge il ciclo di performance che, attraverso le video installazioni, mette in scena il cambiamento del rapporto tra tempo e spazio quando ci si muove in percorsi obbligati e costrittivi come in “Avanti e indietro” dove il corridoio diventa il luogo di passeggiate forzate; o in “La mappa dell’abitudine”, ricostruzione dello spazio di una cella a partire dai disegni preparatori; in “Il Tempo del tempo libero”, dove sono mimati i camminamenti dei detenuti nelle ore di libertà, le cui tracce diventano dei ghirigori grafici che segnano le traiettorie prodotte dai performer indossando stivali di gomma con tacchi di grafite; e in “Il muro di carne” dove un cerchio umano impedisce alle persone di uscire.

La mostra è visitabile tutti i giorni tranne il lunedì, dalle 9,30 alle 19,30 (il 29 febbraio dalle 9,30 alle 14,30). Per informazioni telefonare allo 0918887767 oppure allo 0917657621.

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