Quell’estate in mascherina tra illusioni e voglia di dimenticare

Il giornalista Giovanni Franco ha documentato la bella stagione del 2020 in giro per l’Italia, dopo il primo lockdown. Scatti che presto saranno in mostra a Messina

di Giulio Giallombardo

Un assaggio di libertà alla luce del sole. Dopo il tempo sospeso tra le mura di casa, quando balconi e terrazzi divennero teatri dove esorcizzare la paura, arrivarono i giorni della normalità apparente. Il liberi tutti tra la prima e la seconda ondata della pandemia che sta cambiando il mondo, aveva illuso che il peggio fosse passato, quando ancora doveva arrivare. Quest’intermezzo di spensierata dimenticanza è immortalato negli scatti di Giovanni Franco, giornalista che ha documentato l’estate del 2020 in giro per l’Italia.

Il suo sguardo da cronista scruta un’umanità frastornata dal lockdown che ha voglia di guardare avanti. Da Palermo a Napoli, da Perugia a Messina, passando per Mazara del Vallo, Marsala, Cefalù, Cosenza, Caserta, Assisi, Todi, il giornalista racconta con le immagini il suo viaggio nell’ora d’aria di un’Italia che assapora la libertà da dietro le sbarre. Fotografie che, quando la pandemia allenterà la morsa, saranno in mostra al Teatro comunale Vittorio Emanuele di Messina, un’esposizione curata da Milena Romeo.

 

“Quell’estate in mascherina, viaggio nell’Italia del 2020” è un colorato carnevale di sguardi, corpi al sole, vetrine che riflettono frammenti di vita. Protagonista, a volte assente, in altre occasioni abbassata sul mento, quasi a voler dimenticare di averla indossata, è ovviamente la mascherina in tutte le sue declinazioni: dall’essenziale chirurgica a quella colorata alla moda. “Il lockdown ci aveva spiazzati – racconta Franco – . Rimanere chiusi in casa ci sembrava innaturale in quei mesi dell’inizio dell’anno scorso. Poi calarono i contagi e anche se in tanti ammonivano a essere più prudenti ci fu una sorta di liberi tutti. Un inno allo scampato pericolo, in una sorta di liberazione collettiva dal nemico microscopico”.

Questi scatti dai cromatismi accesi, inondati di luce, contraltari di una cupa e grigia quarantena, congelano un’Italia in cui le differenze scompaiono. Ogni luogo potrebbe essere altrove e diventa, in qualche modo, specchio della nazione. Sale dei musei, botteghe di souvenir, coppie di anziani seduti al bar, altre di amanti che si abbracciano, scatti rubati a un matrimonio: città diverse, ma la stessa voglia di dimenticare. “Con la mia macchina fotografica ho ritratto alcuni momenti più spensierati di quei giorni – aggiunge il giornalista – . Ne è venuto fuori un catalogo di persone colte in un tour in Italia nei loro momenti di relax o di viaggio. Tutti con la speranza che la vita normale stava per riprendere. Forse, in quei mesi dell’anno scorso, pensavamo di avercela veramente fatta”.

(Foto Giovanni Franco)

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