Quelle tombe misteriose nel leggendario regno di Kokalos

A Sant’Angelo Muxaro, borgo inerpicato sopra una collina, si trova una vasta necropoli dove, secondo tradizioni mitiche, fu sepolto il sovrano dei sicani

di Emanuele Drago*

Osservando le caratteristiche morfologiche del sito che accoglie il paese di Sant’Angelo Muxaro, così isolato dal resto del sistema collinare a ridosso del fiume Platani e naturalmente difeso su tutti i versanti da un calco gessoso alto oltre trecento metri sopra il livello del mare, viene naturale supporre che possa effettivamente trattarsi della città sicana di Camino.

Sant’Angelo Muxaro

Infatti, nonostante alcuni archeologi tendano a estendere l’area su cui individuare la vecchia città del grande re Kokalos nel vicino monte castello, la struttura gessosa e le numerose tombe trovate sulle pareti su cui si poggia il centro di Sant’Angelo Muxaro rendono ancora rilevante la tesi originaria. Già, perché lo scenario che si scorge sul versante orientale della collina è davvero affascinante: uno sfondo costituito da vari tipi di tombe. Mentre sulla parte più bassa della collina gessosa solo presenti delle tombe a forno, al contrario, nella parte più alta (che poi è anche quella più ardua da raggiungere) sono presenti dalle vere e proprie tombe monumentali.

Tombe a grotticella

Una di queste si raggiunge percorrendo una strada carraia che una targa indica come l’ingresso in una vasta necropoli. Si tratta di un luogo davvero straordinario: una cavità profonda e oscura caratterizzata da due ambienti circolari a calotta ribassata che sono collegati tra loro. Insomma, una struttura che ricorda il tholos del sito rupestre della Gurfa, sebbene in questa circostanza i due ambienti, l’anticamera e la camera sepolcrale, non raggiungono la considerevole altezza che invece raggiunge il tholos che si trova a pochi chilometri da Alia.

Tomba del Principe

Dunque, anche in questo caso si tratta di un luogo che venne ricavato scavando nella roccia, al fine di deporvi il corpo di un importante personaggio dal livello sociale elevatissimo. Anche in virtù di ciò, dopo la grande scoperta archeologica fatta nel 1931 dal roveretano Paolo Orsi, il luogo venne denominata come la “grotta del Principe”, sebbene nella tradizione religiosa locale veniva anche indicata come la grotta in cui alla fine del XII secolo il carmelitano Angelo da Gerusalemme si rifugiò come eremita non prima di aver scacciato parecchi demoni.

Le tombe a grotticella della Necropoli Preistorica

La grotta, considerata la più grande tomba a tholos della Sicilia protostorica, è una grande camera ormai completamente saccheggiata dai suoi numerosi tesori, ma la cui ricchezza dovette superare quella di un’altra tomba vicina, anche se più piccola e ad un solo ambiente, il cui corredo venne catalogato e descritto negli appunti lasciati nel 1932 sempre dallo stesso Orsi. Un letto funebre sotto la cui coltre ormai pietrificata si trovavano due scheletri, di cui uno di essi possedeva un anello tipico dell’oreficeria micenea e su cui era intarsiato un lupo (oggi l’anello è esposto nel museo archeologico Paolo Orsi di Siracusa).

Patera aurea proveniente da Sant’Angelo Muxaro

Inoltre, sempre secondo il resoconto fattone da Orsi, ai piedi del letto si trovavano numerosi vasi in terracotta e altri scheletri ridotti in briciole. Insomma, la prova del fatto che il sito, già fin dal Settecento, dovette essere preso di mira oltre che da tombaroli, anche da altri appassionati archeologi di origine inglese. E non è un caso che alcuni di essi affermarono di aver visto nel palazzo del vescovo di Agrigento, monsignor Lucchesi Palli, quattro patere aurea, due delle quali, secondo il racconto del vescovo, gli erano state donate allora da prelati di Sant’Angelo Muxaro. Oggi delle quattro patere aurea ne esiste soltanto una, sulla quale sono ritratti sei torelli in circolo e che, in seguito a una donazione avvenuta alla fine del XVIII secolo, raggiunse Londra per essere definitivamente custodita al British Museum.

Ci auguriamo che il sito possa essere potenziato e migliorato, rendendolo accessibile al maggior numero di turisti. Perché, al di là dell’esatta localizzazione del luogo in cui dovette essere stato seppellito lo stesso Kokalos, comprova la notevole influenza che la cultura minoica e micenea ebbe sulle popolazioni pregreche della Sicilia. E ciò è anche avvalorato dai racconti leggendari che ne stabiliscono l’influenza culturale. Un’influenza che si manifesta nel mito stesso, quando si narra che a Camino arrivò l’architetto Dedalo, fuggito da Creta e dalla furia vendicativa del re Minosse e che divenne una sorta di mecenate dello stesso del re sicano Kokalos.

*Docente e scrittore

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