Quell’amore perduto tra le gole dei Nebrodi

Il Passo Zita, che si affaccia sulla sulla Stretta di Longi, profondo canyon roccioso, prende il nome dalla storia di due sfortunati amanti in fuga

di Ornella Reitano

Come spesso succede i nomi di alcuni luoghi sono legati a vicende, reali o inverosimili, che identificano quelle stesse località. È questo il caso del Passo Zita a Longi, paese dei Nebrodi appartenente al Val Demone, che si affaccia sulla magnifica Stretta di Longi, il canyon dei Nebrodi. La leggenda che ancora oggi si racconta in più versioni, è tramandata attraverso la tradizione orale di generazione in generazione. Come ogni leggenda
che si rispetti la storia vede come protagonisti due innamorati.

Il Passo Zita

Un nobile barone si invaghì di una bellissima ragazza che non era di pari ceto sociale, una semplice giovane donna senza titoli. Ma questo non bastò a fermare il barone che fece di tutto affinché quella giovane donna divenisse la sua “zita” (“fidanzata” in siciliano, temine che deriva dal persiano e significa “pura, vergine” ancora oggi ampiamente in uso). Ma come spesso accade in questi casi, la nobile famiglia era contraria a quest’unione e cercò di opporsi in ogni modo; i due innamorati, non volendo sentire ragione alcuna, continuarono a vedersi di nascosto senza rinunciare al loro amore. La famiglia del barone scoprì però molto presto il posto segreto dei due innamorati, mettendo fine a questi incontri intimi. I due amanti allora decisero che l’unica soluzione possibile per stare insieme era la fuga e si diedero appuntamento nel vicino borgo di Frazzanò.

Panorama di Longi

Il barone, impaziente, iniziò il suo viaggio in anticipo rispetto alla sua amante per farsi trovare sul posto al suo arrivo, ma un brutto temporale lo colse all’improvviso, una pioggia fitta e battente cadde come se non ci fosse un domani e lampi e tuoni non si fecero attendere. I cavalli che trainavano il carretto si imbizzarrirono, facendo così sbalzare il barone al di sotto della strada, fino ad una gola rocciosa, la stretta di Longi.

Il torrente Milè

Una versione più attendibile narra che i due fidanzati fossero insieme sul carretto quando arrivò il brutto temporale e furono entrambi sbalzati fuori ma i loro corpi non furono mai trovati. Una versione ancora diversa è quella in cui i protagonisti erano un personaggio molto in vista a Longi e l’innamorata di un vicino paese dei Nebrodi. Avevano fissato un incontro nello stesso luogo, per incontrarsi con le famiglie e sancire questa unione. L’uomo con i suoi familiari era accompagnato anche dalla banda del paese per dare un tocco più festoso all’incontro. Dall’altro lato arrivava la fidanzata in groppa ad un asino seguita dai suoi familiari. La banda suonò lungo il tragitto i suoi pezzi migliori, ma arrivati al punto concordato, l’asino, al rullo dei tamburi e scoppio dei petardi, si imbizzarrì facendo cadere la “zita” nel sottostante burrone. Se pensiamo che il Passo Zita si trova a 716 metri, c’è da dire che fece un gran bel volo.

Le Rocche del Crasto

Quale sia la storia che più si avvicina al vero non è dato sapere, di certo è che il luogo in cui si è consumata la tragedia è uno dei posti più belli di tutto il territorio dei Nebrodi. Una stretta gola formatasi dall’azione incessante e continua del torrente Milè, affluente del fiume Fitalia che superando diversi dislivelli forma delle cascatelle e laghetti con scenari suggestivi. È un luogo di notevole interesse naturalistico, oggi meta di escursionisti appassionati di trekking fluviale e non, che possono godere di paesaggi di incantevole bellezza percorrendo sentieri costeggiati tra l’altro da rovi, che non mancano di offrire gustose more ai passanti, nonché da piante di menta selvatica il cui profumo si diffonde intorno. La vegetazione molto fitta in alcuni tratti arricchisce questi luoghi rendendoli davvero unici. Un territorio che soddisfa tutti e cinque i sensi, lasciando solo la voglia di ritornarci.

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