Quella torre incastonata nella lava che si affaccia sullo Ionio

La garitta di Santa Tecla, costruita su uno scoglio, è il simbolo della borgata marinara catanese e faceva parte del sistema difensivo di epoca spagnola

di Livio Grasso

Piccolo borgo marinaro a pochi passi di Acireale, Santa Tecla sorge su una piattaforma lavica che, da un lato, si appoggia alla rigogliosa Timpa Falconiera, mentre, dall’altro, digrada verso il mar Ionio a ridosso di una scogliera di roccia vulcanica. Lungo questa fascia costiera si distende il golfo di Santa Tecla, illustrato nelle antiche mappe come “Sinus S. Theclae”. La zona, inoltre, vanta parecchi agrumeti, arbusti ed una serie di piante tipiche delle macchia mediterranea.

Santa Tecla dalla Grotta del Corvo

Già da diversi anni il paese gode di una certa vocazione turistica grazie all’allestimento di lidi, alle bontà culinarie e all’organizzazione di eventi culturali. Località dotata di paesaggi suggestivi e incantevoli zone balneari, Santa Tecla custodisce delle tracce storiche molto rilevanti che hanno lasciato un segno indelebile nella vita della borgata. Nella zona dello scalo Pennisi, infatti, si può osservare una garitta di vedetta collocata sopra uno scoglio, che, secondo le fonti documentali, risale al sedicesimo secolo.

La scogliera con la garitta

Le garitte erano costruzioni largamente diffuse sia in età medievale che in epoca moderna, il più delle volte destinate alla protezione di una sentinella militare con specifica funzione di presidio e difesa dell’area attraverso una completa visuale dell’orizzonte. Ebbero un ruolo di primo piano nel corso della dominazione spagnola in Sicilia, soprattutto quando l’isola era sottoposta alle improvvise scorribande dei saraceni. Le ricerche hanno confermato la numerosa presenza di queste torri d’avvistamento, realizzate per la messa a punto di un sistema difensivo che garantisse una copertura impenetrabile lungo tutta la fascia costiera del Regno di Sicilia.

Ad oggi se ne contano più di duecento e rappresentano un importante patrimonio storico-culturale corredato, nella maggior parte dei casi, da affascinanti leggende, cronache e aneddoti mitologici. Di solito, ci informano gli storici, queste strutture difensive erano caratterizzate da feritoie che permettevano ai balestrieri di colpire gli invasori rimanendo al riparo e, al contempo, poco esposti alle incursioni nemiche. Sappiamo, inoltre, che le varie postazioni comunicavano tra loro attraverso segnali luminosi, conosciuti anche come fani.

Timpa di Santa Tecla vista dal mare

Nel caso della torre di Santa Tecla, collocata sul noto scoglio dell’Apa, si può notare che, l’intero complesso, a pianta quadrata di tre metri per lato, è rivestito di pietrame lavico legato con malta e frammenti di tegole. Alta sei metri, la copertura in forma piramidale sfoggia una volta a vela ed una sfera di basalto decorata con quattro merli agli angoli. Si notano, inoltre, un intonaco rossastro sul tetto e due piccole finestre che si aprono sul lato settentrionale della torretta.

Vista panoramica sul mare dello scalo Pennisi

È luogo comune credere che, il 3 maggio 1582, la garitta sia stata conquistata dal pirata Luccialì con l’apporto di un’armata pari a sette galee e trecento uomini. Si dice che Luccialì, nativo della Calabria, sia stato uno stratega militare di grande ingegno e caparbietà. Gli studiosi riportano che il comandante turco fu una vera e propria piaga per i regni spagnoli, imperversando senza tregua in tutto il mar Mediterraneo. Nei fondali sottostanti l’edificio militare, inoltre, a circa venticinque metri di profondità, ci si addentra nella rinomata Grotta dei Gamberi, chiamata così per la numerosa quantità di gamberi rossi presenti al suo interno. Straordinario anche il passaggio che conduce dentro la cavità marina, popolata da murene, scorfani, aragoste e grosse cernie.

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