Quella luce a Capo Gallo può tornare a splendere

Dopo decenni di attesa, è stato firmato l’accordo tra l’amministrazione e l’Agenzia del demanio che ha dato in concessione il bene al Comune. Ecco che cosa prevede il progetto da settecentomila euro per farne un centro di educazione ambientale

di Giulio Giallombardo

Un buio lungo più di vent’anni che potrebbe presto lasciare il posto a una nuova luce. Qualcosa comincia a muoversi per il recupero del faro di Capo Gallo, che il Comune di Palermo vuole trasformare in un centro di educazione ambientale. L’obiettivo è farne una cerniera tra l’area marina protetta e la riserva naturale orientata, un ponte tra mare e terra che possa finalmente lasciarsi l’oscurità alle spalle, dopo anni di abbandono. Tappa decisiva, la firma pochi giorni fa di un accordo tra l’amministrazione e l’Agenzia del Demanio, che ha dato finalmente in concessione il bene al Comune per diciannove anni, nell’ambito del progetto Valore Paese-Fari.

Guardandoli oggi, non è facile immaginare che un giorno non troppo lontano gli ambienti fatiscenti che circondano il faro, collocato a metà strada tra Mondello e Sferracavallo, possano ospitare un centro d’educazione ambientale all’avanguardia, con tanto di sale acquariologiche. Un progetto da settecentomila euro con fondi provenienti sia dal ministero dell’Ambiente che dalla Regione siciliana. Dunque, nonostante un’attesa ultradecennale, tutto lascia presagire che questa sia la volta buona. A partire dall’imprescindibile messa in sicurezza del costone roccioso di monte Gallo che sovrasta la struttura, per cui c’è già una previsione finanziaria e si sta procedendo alla progettazione, come conferma il vicesindaco di Palermo, Sergio Marino. “Si tratta di un lavoro strategico importante per il territorio, una scelta sulla quale abbiamo investito – ha spiegato – perché la riteniamo di grande spessore, sia per la riserva terrestre, che per l’area marina”.

Punto di partenza sarà il vecchio progetto del 2005, che sarà ampliato per rendere l’operazione di recupero ancora più definitiva. Si procederà in due fasi: la prima servirà al recupero strutturale dell’immobile, che versa in totale stato di abbandono; con la seconda, invece, si allestirà il tanto atteso centro di educazione ambientale, un osservatorio sulla biodiversità marina.

“Il centro di accoglienza e di educazione ambientale permanente, – spiegano i tecnici che si sono occupati del progetto preliminare – dovrebbe avere le caratteristiche di un piccolo centro acquariologico e ospitare, nelle sue sale, riproduzioni dal vivo dei diversi ambienti marini e sottomarini della riserva. L’originalità – sottolineano i tecnici – sta in una perfetta sintesi tra la suggestione di un antico edificio, tipica degli acquari storici, e la spettacolarità delle nuove tecnologie degli acquari tipo quello di Genova, il tutto in un contesto sostenibile, che vede il riutilizzo di una struttura in disuso collocata in posizione strategica”.

Non a caso, il primo progetto del 2005 era stato rivisto e implementato dagli esperti dell’acquario del capoluogo ligure, rendendolo ancora più all’avanguardia. Il “nuovo” faro di Capo Gallo – come immaginato nel progetto preliminare – avrà un centro d’accoglienza che sarà realizzato nel piccolo edificio davanti al cancello d’ingresso, con uffici e infopoint. Nel corpo centrale, a sinistra del faro, due sale riprodurranno ambienti marini. Nella prima, chiamata “la grotta”, lo spazio sarà interamente rivestito di roccia e avrà due vasche: una al soffitto, con finestra trasparente in materiale acrilico e cupole per “vedere” il mare dall’interno, e un’altra vasca tradizionale. Nella seconda sala, invece, sarà riprodotta la costa mediterranea.

A destra del faro sorgerà una vasca tattile, all’interno della quale sarà possibile accarezzare i pesci, oltre che osservarli. Accanto ci sarà una sala congressi, con biblioteca e museo, poi un’aula con postazioni interattive, computer e acquario virtuale, e ancora, un laboratorio per lo studio del fitoplancton, una vasca delle meduse e, per finire, la cosiddetta “stanza delle meraviglie”, ovvero un ambiente multimediale con un operatore che guiderà i visitatori ad esperienze interattive sulla vita degli organismi marini e terrestri. All’esterno un altro percorso di grandi vasche aperte dedicate all’ambiente pelagico, un vero e proprio tunnel, che ospiterà specie come leccie, ricciole e pesci balestra, mentre nella zona rocciosa si potranno ammirare pesci costieri come cernie, murene, scorfani e dentici. Completerà il tutto, infine, un punto di ristoro con un bar e tavolini all’aperto. Insomma, il faro di Capo Gallo potrebbe diventare un gioiello ecologico nel cuore del Mediterraneo. La rotta sembra tracciata, questa volta basterà navigare dritto per non naufragare di nuovo.

Dopo decenni di attesa, è stato firmato l’accordo tra l’amministrazione e l’Agenzia del demanio che ha dato in concessione il bene al Comune. Ecco che cosa prevede il progetto da settecentomila euro per farne un centro di educazione ambientale

di Giulio Giallombardo

Un buio lungo più di vent’anni che potrebbe presto lasciare il posto a una nuova luce. Qualcosa comincia a muoversi per il recupero del faro di Capo Gallo, che il Comune di Palermo vuole trasformare in un centro di educazione ambientale. L’obiettivo è farne una cerniera tra l’area marina protetta e la riserva naturale orientata, un ponte tra mare e terra che possa finalmente lasciarsi l’oscurità alle spalle, dopo anni di abbandono. Tappa decisiva, la firma pochi giorni fa di un accordo tra l’amministrazione e l’Agenzia del Demanio, che ha dato finalmente in concessione il bene al Comune per diciannove anni, nell’ambito del progetto Valore Paese-Fari.

Guardandoli oggi, non è facile immaginare che un giorno non troppo lontano gli ambienti fatiscenti che circondano il faro, collocato a metà strada tra Mondello e Sferracavallo, possano ospitare un centro d’educazione ambientale all’avanguardia, con tanto di sale acquariologiche. Un progetto da settecentomila euro con fondi provenienti sia dal ministero dell’Ambiente che dalla Regione siciliana. Dunque, nonostante un’attesa ultradecennale, tutto lascia presagire che questa sia la volta buona. A partire dall’imprescindibile messa in sicurezza del costone roccioso di monte Gallo che sovrasta la struttura, per cui c’è già una previsione finanziaria e si sta procedendo alla progettazione, come conferma il vicesindaco di Palermo, Sergio Marino. “Si tratta di un lavoro strategico importante per il territorio, una scelta sulla quale abbiamo investito – ha spiegato – perché la riteniamo di grande spessore, sia per la riserva terrestre, che per l’area marina”.

Punto di partenza sarà il vecchio progetto del 2005, che sarà ampliato per rendere l’operazione di recupero ancora più definitiva. Si procederà in due fasi: la prima servirà al recupero strutturale dell’immobile, che versa in totale stato di abbandono; con la seconda, invece, si allestirà il tanto atteso centro di educazione ambientale, un osservatorio sulla biodiversità marina.

“Il centro di accoglienza e di educazione ambientale permanente, – spiegano i tecnici che si sono occupati del progetto preliminare – dovrebbe avere le caratteristiche di un piccolo centro acquariologico e ospitare, nelle sue sale, riproduzioni dal vivo dei diversi ambienti marini e sottomarini della riserva. L’originalità – sottolineano i tecnici – sta in una perfetta sintesi tra la suggestione di un antico edificio, tipica degli acquari storici, e la spettacolarità delle nuove tecnologie degli acquari tipo quello di Genova, il tutto in un contesto sostenibile, che vede il riutilizzo di una struttura in disuso collocata in posizione strategica”.

Non a caso, il primo progetto del 2005 era stato rivisto e implementato dagli esperti dell’acquario del capoluogo ligure, rendendolo ancora più all’avanguardia. Il “nuovo” faro di Capo Gallo – come immaginato nel progetto preliminare – avrà un centro d’accoglienza che sarà realizzato nel piccolo edificio davanti al cancello d’ingresso, con uffici e infopoint. Nel corpo centrale, a sinistra del faro, due sale riprodurranno ambienti marini. Nella prima, chiamata “la grotta”, lo spazio sarà interamente rivestito di roccia e avrà due vasche: una al soffitto, con finestra trasparente in materiale acrilico e cupole per “vedere” il mare dall’interno, e un’altra vasca tradizionale. Nella seconda sala, invece, sarà riprodotta la costa mediterranea.

A destra del faro sorgerà una vasca tattile, all’interno della quale sarà possibile accarezzare i pesci, oltre che osservarli. Accanto ci sarà una sala congressi, con biblioteca e museo, poi un’aula con postazioni interattive, computer e acquario virtuale, e ancora, un laboratorio per lo studio del fitoplancton, una vasca delle meduse e, per finire, la cosiddetta “stanza delle meraviglie”, ovvero un ambiente multimediale con un operatore che guiderà i visitatori ad esperienze interattive sulla vita degli organismi marini e terrestri. All’esterno un altro percorso di grandi vasche aperte dedicate all’ambiente pelagico, un vero e proprio tunnel, che ospiterà specie come leccie, ricciole e pesci balestra, mentre nella zona rocciosa si potranno ammirare pesci costieri come cernie, murene, scorfani e dentici. Completerà il tutto, infine, un punto di ristoro con un bar e tavolini all’aperto. Insomma, il faro di Capo Gallo potrebbe diventare un gioiello ecologico nel cuore del Mediterraneo. La rotta sembra tracciata, questa volta basterà navigare dritto per non naufragare di nuovo.

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