Quell’antica imbarcazione che sta cadendo a pezzi

Corsa contro il tempo per salvare l’antico palischermo San Tommaso di Milazzo, che giace da anni abbandonato all’interno di una gabbia. La copertura è crollata da tre anni e ancora non è stata ripristinata

di Giulio Giallombardo

Quasi secolo fa andava in mare a pescare i tonni, oggi si sta sbriciolando “arenato” su un marciapiede. È una corsa contro il tempo e tutta in salita quella per salvare l’antico palischermo San Tommaso di Milazzo. Da anni, l’imbarcazione costruita nel 1937, si trova in strada, in piazza San Papino, a pochi metri dal mare che prima solcava. La gabbia realizzata dal Comune nel 2004 è ridotta ormai a una semplice scenografia, perché tre anni fa la copertura è parzialmente crollata su se stessa, lasciando il palischermo in balia della pioggia. Il legno della storica barca, che fu impiegata nell’antica tonnara di contrada Tono, è in più parti marcito, e – come se non bastasse – l’ingabbiatura metallica è ridotta un colabrodo arrugginito. Si è aperto anche uno squarcio che ha trasformato la gabbia in un ricovero per randagi e ricettacolo di rifiuti, dal momento che ormai chiunque può entrarvi senza difficoltà.

Cartello turistico del palischermo

Ormai da tempo, associazioni e cittadini milazzesi tallonano le istituzioni, sollecitando gli interventi di messa in sicurezza, anche perché l’ondulina in plastica con cui è stata realizzata la copertura della gabbia, si continua a spezzare finendo ovunque, anche sulle automobili di passaggio. Ma c’è uno stallo burocratico, causato anche dalla proprietà del bene. L’imbarcazione, infatti, era stata donata da un privato al Comune, che però non ha mai voluto formalizzare l’atto di donazione. Dunque, nonostante i ripetuti solleciti della Soprintendenza dei Beni culturali di Messina, il Comune – soffocato dal dissesto finanziario – non ha potuto fare altro che allargare le braccia.

“Il codice dei beni culturali dice espressamente che deve provvedere alla conservazione il proprietario o chi ne ha il possesso – spiega il soprintendente Orazio Micali a Le Vie dei Tesori News – è indubbiamente il Comune di Milazzo ne ha il possesso, poiché l’imbarcazione si trova in un’area di proprietà comunale. Abbiamo più volte scritto all’amministrazione, anche recentemente, chiedendo di provvedere alla tutela del palischermo, ma ci rendiamo conto delle difficoltà economiche che l’ente sta attraversando. Cercheremo di ottenere il migliore risultato possibile, pur lavorando in un contesto difficile”.

Volontari ripuliscono l’area (a sinistra Massimo Tricamo)

D’altro canto, la comunità si è attivata con azioni di tutela per arginare il degrado. I volontari della Società milazzese di storia patria, guidata da Massimo Tricamo, autorizzati dal Comune e dalla Soprintendenza, hanno provveduto per un periodo alla pulizia dell’area attorno all’imbarcazione, bene comunque tutelato ope legis. “Abbiamo provato anche a coinvolgere sponsor privati per ripristinare almeno la copertura, – afferma Tricamo – ma purtroppo finora nessuno è stato disponibile. Non parliamo di cifre enormi, servirebbero 10mila euro per installare una tettoia antigrandine e appena 5mila euro per rialzare la parte di scafo collassata, attraverso un’intelaiatura metallica e coprire la gabbia con almeno un pannello laterale, per evitare l’infiltrazione della salsedine proveniente dal mare. Purtroppo, siamo costretti a constatare che, nonostante i solleciti di questi anni, l’imbarcazione è sempre lì a marcire abbandonata al suo destino”.

Corsa contro il tempo per salvare l’antico palischermo San Tommaso di Milazzo, che giace da anni abbandonato all’interno di una gabbia. La copertura è crollata da tre anni e ancora non è stata ripristinata

di Giulio Giallombardo

Quasi secolo fa andava in mare a pescare i tonni, oggi si sta sbriciolando “arenato” su un marciapiede. È una corsa contro il tempo e tutta in salita quella per salvare l’antico palischermo San Tommaso di Milazzo. Da anni, l’imbarcazione costruita nel 1937, si trova in strada, in piazza San Papino, a pochi metri dal mare che prima solcava. La gabbia realizzata dal Comune nel 2004 è ridotta ormai a una semplice scenografia, perché tre anni fa la copertura è parzialmente crollata su se stessa, lasciando il palischermo in balia della pioggia. Il legno della storica barca, che fu impiegata nell’antica tonnara di contrada Tono, è in più parti marcito, e – come se non bastasse – l’ingabbiatura metallica è ridotta un colabrodo arrugginito. Si è aperto anche uno squarcio che ha trasformato la gabbia in un ricovero per randagi e ricettacolo di rifiuti, dal momento che ormai chiunque può entrarvi senza difficoltà.

Cartello turistico del palischermo

Ormai da tempo, associazioni e cittadini milazzesi tallonano le istituzioni, sollecitando gli interventi di messa in sicurezza, anche perché l’ondulina in plastica con cui è stata realizzata la copertura della gabbia, si continua a spezzare finendo ovunque, anche sulle automobili di passaggio. Ma c’è uno stallo burocratico, causato anche dalla proprietà del bene. L’imbarcazione, infatti, era stata donata da un privato al Comune, che però non ha mai voluto formalizzare l’atto di donazione. Dunque, nonostante i ripetuti solleciti della Soprintendenza dei Beni culturali di Messina, il Comune – soffocato dal dissesto finanziario – non ha potuto fare altro che allargare le braccia.

“Il codice dei beni culturali dice espressamente che deve provvedere alla conservazione il proprietario o chi ne ha il possesso – spiega il soprintendente Orazio Micali a Le Vie dei Tesori News – è indubbiamente il Comune di Milazzo ne ha il possesso, poiché l’imbarcazione si trova in un’area di proprietà comunale. Abbiamo più volte scritto all’amministrazione, anche recentemente, chiedendo di provvedere alla tutela del palischermo, ma ci rendiamo conto delle difficoltà economiche che l’ente sta attraversando. Cercheremo di ottenere il migliore risultato possibile, pur lavorando in un contesto difficile”.

Volontari ripuliscono l’area (a sinistra Massimo Tricamo)

D’altro canto, la comunità si è attivata con azioni di tutela per arginare il degrado. I volontari della Società milazzese di storia patria, guidata da Massimo Tricamo, autorizzati dal Comune e dalla Soprintendenza, hanno provveduto per un periodo alla pulizia dell’area attorno all’imbarcazione, bene comunque tutelato ope legis. “Abbiamo provato anche a coinvolgere sponsor privati per ripristinare almeno la copertura, – afferma Tricamo – ma purtroppo finora nessuno è stato disponibile. Non parliamo di cifre enormi, servirebbero 10mila euro per installare una tettoia antigrandine e appena 5mila euro per rialzare la parte di scafo collassata, attraverso un’intelaiatura metallica e coprire la gabbia con almeno un pannello laterale, per evitare l’infiltrazione della salsedine proveniente dal mare. Purtroppo, siamo costretti a constatare che, nonostante i solleciti di questi anni, l’imbarcazione è sempre lì a marcire abbandonata al suo destino”.

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