Quel ponte medievale demolito tra alluvioni e cantieri infiniti

Infuria la polemica dopo l’abbattimento dell’architettura trecentesca durante i lavori per il raddoppio della Statale Palermo-Agrigento. L’intervento richiesto dall’Anas è stato autorizzato dalla Soprintendenza per scongiurare il rischio di esondazioni

di Giulio Giallombardo

Blocchi del ponte Garziolo dopo la demolizione

Stava lì da sette secoli a ricordare le antiche strade che attraversavano la Sicilia. Il Garziolo era uno dei tanti ponti medievali che ancora resistono al trascorrere del tempo. Ma adesso è stato spazzato via dalle ruspe di una delle eterne incompiute dell’Isola. Infuria la polemica attorno al ponte Garziolo, architettura trecentesca demolita durante i lavori dell’Anas per il raddoppio della Statale 121 Palermo-Agrigento, nelle campagne tra Mezzojuso e Ciminna. Un intervento dettato da “cause di forza maggiore” per arginare il rischio di alluvioni, molto frequenti in quella zona, come è stato spiegato dall’assessorato regionale ai Beni culturali.

Interno del ponte demolito

Tutto è nato dalla denuncia fatta pochi giorni fa dall’associazione BcSicilia, da sempre impegnata nella tutela e valorizzazione dei beni culturali. Sono stati Gaetano Lino e Salvatore Ferrara, componenti dell’associazione, a scoprire che il ponte era stato demolito. Al suo posto adesso sono state installate gabbionate in pietra per la sistemazione dell’alveo del torrente Azzirolo, che scorre in quel tratto.

Il Garziolo – spiegano da BcSicilia – aveva un’unica arcata in pietra da taglio e una forma originaria a “schiena d’asino”, successivamente modificata tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, per adattarlo alla realizzazione della prima parte della cosiddetta “via Messina per le montagne”. Il ponte – citato e descritto in uno storico volume del Settecento – era poco distante da un altro della stessa epoca, chiamato della Spina o Leonessa, che permette di attraversare un affluente dell’Azziriolo.

Ponte Garziolo prima della demolizione

I volontari di BcSicilia già nel 2014 avevano lanciato l’allarme per il rischio di danneggiamento dei due ponti presenti nell’area del cantiere. Per questo avevano scritto all’Anas e ad altri enti preposti per scongiurare il pericolo. “L’Anas – scrivono dall’associazione – aveva allora rassicurato circa l’assenza progettuale di opere che avrebbero potuto comportare il danneggiamento delle due storiche architetture”.

Ma evidentemente, durante la prosecuzione dei lavori, qualcosa è cambiata. Dopo le tragiche alluvioni del 2018 e del 2019, si è preferito correre ai ripari per scongiurare conseguenze ben più gravi. Ma BcSicilia tira dritto, annunciando di aver presentato una denuncia alla Procura della Repubblica per accertare i fatti e eventuali rilievi penali. “La distruzione di un antico ponte – afferma Alfonso Lo Cascio, presidente regionale dell’associazione – dimostra totale insensibilità verso la propria eredità culturale, e non vogliamo che la triste vicenda passi sotto silenzio. Riteniamo opportuno che le istituzioni pubbliche procedano celermente al censimento dei circa cinquecento ponti che la Sicilia possiede al fine dell’effettiva tutela di uno straordinario patrimonio che merita di essere conosciuto, salvato e valorizzato”.

Lavori nell’alveo del torrente dopo la demolizione

Dopo la denuncia dell’associazione non è mancata la replica dell’Anas, che ha puntualizzato di aver agito con l’autorizzazione della Soprintendenza e dell’Autorità di Bacino. “L’intervento – spiegano dall’Anas – prevedeva la demolizione del ponticello che peraltro, data la sua ridotta luce, in occasione degli eventi alluvionali del novembre 2018 aveva impedito il deflusso delle portate idrauliche, determinando l’esondazione del torrente e l’allagamento della carreggiata stradale”.

La conferma dell’autorizzazione arriva direttamente dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo, che ha dato parere favorevole nel luglio 2021, dopo la richiesta della variante presentata dall’Anas, alla luce delle alluvioni. “Abbiamo dovuto fare una scelta per un problema di pubblica sicurezza – spiega la soprintendente Selima Giorgia Giuliano – . I problemi sulla Palermo-Agrigento sono sotto gli occhi di tutti, c’è un cantiere che va avanti da 20 anni con 131 varianti approvate e una di queste prevedeva anche l’abbattimento del ponte”.

Il ponte prima della demolizione

Sulla vicenda è intervenuta anche l’assessore regionale ai Beni culturali, Elvira Amata, sottolineando come la variante si sia resa necessaria “per cause di forza maggiore”. Una decisione – conclude – “condivisa e approvata in sede di Conferenza dei Servizi alla presenza di tutti i soggetti coinvolti, compresi la Città Metropolitana di Palermo e i sindaci dei territori interessati dalle opere, i quali hanno convenuto sulla necessità dell’intervento per garantire la messa in sicurezza della strada di collegamento strategica e a grande percorrenza”.

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