Quei petali di rosa per donna Franca

È un pavimento più unico che raro quello acquistato da Ignazio Florio all’Esposizione universale del 1900 per farne dono alla moglie.

di Alessia Franco

Rimarranno sempre lì, pronti ad accogliere l’immaginazione e le suggestioni di chi può solo immaginare la vita che si conduceva a palazzo Florio. Loro, i petali di rosa che ornano il pavimento della stanza da letto di Donna Franca, sono ancora là, intonsi e freschi, a dispetto di più di un secolo di vita.

Un pavimento quasi più unico che raro, acquistato da Ignazio Florio all’esposizione universale del 1900 per farne dono alla moglie, e di cui si favoleggia esistano soltanto due esemplari oltre a quello palermitano: uno a Napoli e uno a Trieste. La particolarità delle piastrelle che compongono il pavimento sta proprio nel trompe l’oeil, un genere pittorico che induce in chi guarda l’illusione di trovarsi davanti a un oggetto tridimensionale. I petali sembrano poggiati sulle mattonelle (semplicissime, appena orlate di blu e con decorazioni molto sobrie), ora a piccoli gruppi ora invece come fossero stati sparsi a piene mani.


La stanza da letto di Franca Florio non si trova, come forse si sarebbe indotti a pensare, nel villino Florio dell’Olivuzza, ma nella sede del circolo Unione, in via Serradifalco: in zona, ma a una certa distanza. A spiegare il perché è proprio Benedetto Caffarelli, il presidente del circolo fondato nel 1750 con il nome “La conversazione della nobiltà”.

“Sono convinto, e molti come me – dice Caffarelli – che i Florio utilizzassero il cosiddetto villino dell’Olivuzza come una dépendance, per ricevere i numerosi ospiti con cui erano spesso in contatto. Non si spiegherebbe altrimenti la presenza, proprio nel palazzo che ci ospita, della camera da letto con il celebre pavimento. La loro residenza era piuttosto qua – continua Caffarelli – questo edificio doveva fare parte di una tenuta immensa, che includeva anche la villa di viale Regina Margherita che doveva toccare parte di corso Alberto Amedeo, di via Dante, di piazza Principe di Camporeale”.

In effetti molto, in questi ambienti che sembrano cristallizzati nel tempo, sembra riportare alla presenza di quella dinastia che iniziò le sue fortune arrivando a Palermo da Bagnara Calabra. Nella stanza dei petali di rose campeggia un prezioso camino in marmo, con sculture e decori in legno, che tante volte avrà visto riscaldarsi la “Stella d’Italia”: così il Kaiser Guglielmo II chiamava Franca Florio, che in questo antico palazzo aveva i suoi salottini e le sue stanze private. Stanze che custodiscono ancora preziosi pavimenti di legno intarsiato, ricchissimi soffitti decorati in blu e oro, porte il legno e vetro in perfetto stile liberty.

Quella che ora è la sede dell’esclusivo circolo Unione venne acquistata nel 1847 da Vincenzo Florio, che la donò a Ignazio e Franca. Negli anni Venti, in pieno declino economico, la famiglia lo affittò (a patto che l’edificio venisse sottoposto a una puntuale manutenzione) e poi lo vendette a Girolamo Settimo, principe di Fitalia, che nel ’29 lo donò alla Curia. Palazzo Florio diventa allora la sede della congregazione delle figlie di San Giuseppe, che nel 2014 lo danno in affitto al circolo Unione di cui, nel 1908 fu presidente proprio Vincenzo Florio, fratello di Ignazio e inventore della Targa: sembra così che il cerchio si chiuda, e ancora una volta si ha la sensazione che i Florio, e l’immaginario collettivo di cui erano portatori da Palermo non se ne siano mai andati.

Così come i petali della stanza da letto di Donna Franca: sempre freschi e pronti a essere sospinti dal primo alito di vento. Eppure ancora là, tenacemente.

È un pavimento più unico che raro quello acquistato da Ignazio Florio all’Esposizione universale del 1900 per farne dono alla moglie

di Alessia Franco

Rimarranno sempre lì, pronti ad accogliere l’immaginazione e le suggestioni di chi può solo immaginare la vita che si conduceva a palazzo Florio. Loro, i petali di rosa che ornano il pavimento della stanza da letto di Donna Franca, sono ancora là, intonsi e freschi, a dispetto di più di un secolo di vita.

Un pavimento quasi più unico che raro, acquistato da Ignazio Florio all’esposizione universale del 1900 per farne dono alla moglie, e di cui si favoleggia esistano soltanto due esemplari oltre a quello palermitano: uno a Napoli e uno a Trieste. La particolarità delle piastrelle che compongono il pavimento sta proprio nel trompe l’oeil, un genere pittorico che induce in chi guarda l’illusione di trovarsi davanti a un oggetto tridimensionale. I petali sembrano poggiati sulle mattonelle (semplicissime, appena orlate di blu e con decorazioni molto sobrie), ora a piccoli gruppi ora invece come fossero stati sparsi a piene mani.


La stanza da letto di Franca Florio non si trova, come forse si sarebbe indotti a pensare, nel villino Florio dell’Olivuzza, ma nella sede del circolo Unione, in via Serradifalco: in zona, ma a una certa distanza. A spiegare il perché è proprio Benedetto Caffarelli, il presidente del circolo fondato nel 1750 con il nome “La conversazione della nobiltà”.

“Sono convinto, e molti come me – dice Caffarelli – che i Florio utilizzassero il cosiddetto villino dell’Olivuzza come una dépendance, per ricevere i numerosi ospiti con cui erano spesso in contatto. Non si spiegherebbe altrimenti la presenza, proprio nel palazzo che ci ospita, della camera da letto con il celebre pavimento. La loro residenza era piuttosto qua – continua Caffarelli – questo edificio doveva fare parte di una tenuta immensa, che includeva anche la villa di viale Regina Margherita che doveva toccare parte di corso Alberto Amedeo, di via Dante, di piazza Principe di Camporeale”.

In effetti molto, in questi ambienti che sembrano cristallizzati nel tempo, sembra riportare alla presenza di quella dinastia che iniziò le sue fortune arrivando a Palermo da Bagnara Calabra. Nella stanza dei petali di rose campeggia un prezioso camino in marmo, con sculture e decori in legno, che tante volte avrà visto riscaldarsi la “Stella d’Italia”: così il Kaiser Guglielmo II chiamava Franca Florio, che in questo antico palazzo aveva i suoi salottini e le sue stanze private. Stanze che custodiscono ancora preziosi pavimenti di legno intarsiato, ricchissimi soffitti decorati in blu e oro, porte il legno e vetro in perfetto stile liberty.

Quella che ora è la sede dell’esclusivo circolo Unione venne acquistata nel 1847 da Vincenzo Florio, che la donò a Ignazio e Franca. Negli anni Venti, in pieno declino economico, la famiglia lo affittò (a patto che l’edificio venisse sottoposto a una puntuale manutenzione) e poi lo vendette a Girolamo Settimo, principe di Fitalia, che nel ’29 lo donò alla Curia. Palazzo Florio diventa allora la sede della congregazione delle figlie di San Giuseppe, che nel 2014 lo danno in affitto al circolo Unione di cui, nel 1908 fu presidente proprio Vincenzo Florio, fratello di Ignazio e inventore della Targa: sembra così che il cerchio si chiuda, e ancora una volta si ha la sensazione che i Florio, e l’immaginario collettivo di cui erano portatori da Palermo non se ne siano mai andati.

Così come i petali della stanza da letto di Donna Franca: sempre freschi e pronti a essere sospinti dal primo alito di vento. Eppure ancora là, tenacemente.

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