Quei luoghi speciali da scoprire col Festival

Dalle fabbriche aziendali con i segreti dell’anice o del caffè perfetto ai depositi dei musei, passando per le sorgenti del Gabriele fino ai bagni rituali ebraici. Ecco i siti su prenotazione con Le Vie dei Tesori da visitare comodamente senza code

di Antonella Lombardi

Segreta, sotterranea, industriosa, o affascinante come la Belle époque: è una Palermo dalle mille anime quella che si svela nei luoghi da conoscere su prenotazione con il festival Le Vie dei Tesori. Siti piccoli o fabbriche aziendali, depositi di musei o sorgenti gorgoglianti: sono i “tesori da scoprire” a piccoli gruppi, in una visita comoda e intima, scegliendo con cura il giorno e l’orario per un itinerario a stretto contatto con il “ventre” di Palermo.

Perché è nel capoluogo che si svela quel “tempio dell’acqua” sfruttato dagli arabi che sono, ad esempio, le sorgenti del Gabriele, un luogo dall’atmosfera suggestiva che ancora oggi rifornisce l’acquedotto palermitano. Qui si viene accolti dalla frescura e dal gorgoglio dell’acqua che rimanda all’antico nome arabo, “Al Garbal” (da cui derivò Gabriele), cioè “grotta irrigante”. Sorgenti note già nel X secolo e che nel corso del tempo hanno alimentato anche il funzionamento dei mulini. Seguendo la “forma dell’acqua” in città c’è un altro sito che riporta a una Palermo da riscoprire, quella dell’antico rione degli ebrei, cacciati via dall’Isola nel 1492, come da tutto il Regno di Spagna, mentre residue tracce architettoniche ed echi nella toponomastica di alcuni vicoli del centro storico testimoniano una presenza brulicante, fatta di commerci, artigianato e ritualità.

Come il Miqveh, bagno rituale rintracciato nell’atrio di Palazzo Marchesi, a un passo dalla centrale via Maqueda, dove le donne compivano un solenne atto di purificazione immergendosi dopo le gravidanze e il ciclo mestruale. Un luogo inizialmente interpretato dagli studiosi come sito di sepoltura, e infine identificato con successive ricerche nel bagno rituale dell’antico quartiere ebraico, con una sinagoga gremita dove si celebrava il sabato. Un luogo ritrovato, da scoprire con Le Vie dei Tesori.

Ma sono altre le “chicche” che meritano una tappa ad hoc all’interno del festival: perché Palermo è stata anche una delle capitali del liberty italiano, prova ne è palazzo Utveggio – da non confondere con il castello – nel cuore del centro, in via XX Settembre, dove nel 1903 il celebre architetto Ernesto Basile, su mandato dell’imprenditore Michele Utveggio, progetta un edificio da suddividere in appartamenti da affittare, nel quartiere che si andava realizzando al posto dell’Esposizione nazionale del 1891-92. Nasce così un palazzo dalla facciata ricca di elementi decorativi tipici di quella nuova arte, uno dei primi esempi di edilizia residenziale condominiale di qualità, concepito per l’attiva borghesia del tempo. E che ora, dopo oltre un secolo, rinasce grazie alla cooperativa Paideia come centro d’arte polifunzionale.

La storia della città si riflette anche in una “tazzulella ‘e cafè” o nella popolare e dissetante “acqua e zammù”: due bevande con una storia profonda alle spalle, custodita in due distinti musei aziendali: il museo del caffè Morettino, a San Lorenzo ai Colli, con più di mille strumenti per la lavorazione del caffè provenienti da tutte le parti del mondo e risalenti a epoche diverse, con alcuni“pezzi” curiosi, come il macinino turco del Seicento o la caffettiera-locomotiva del Toselli. E il museo di Anice Tutone: la ricetta del distillato “anice unico” è un segreto custodito in cassaforte da sette generazioni della famiglia Tutone, ma l’uso di mescolare acqua e anice è uno dei tanti tributi che dobbiamo alla dominazione araba. Ora, all’interno del Palazzo Ajutamicristo, nel Museo dinamico Tutone tante curiosità sulla tradizione del gusto potranno essere soddisfatte.

E per quanti non sono arrivati in tempo a prenotare il battesimo del volo c’è un intero itinerario da scoprire nello scalo di Boccadifalco, che ha fatto la storia dell’aviazione civile e militare in Sicilia: dalla torre di controllo dove si osserva dall’alto la pista asfaltata lunga 1224 metri e dove è allestita una preziosa mostra documentaria che racconta la nascita dell’aeroporto, di cui vi abbiamo parlato qui, al parco di Villa Natoli, con i suoi splendidi e tentacolari alberi, fino alle testimonianze della Seconda Guerra mondiale, con i due bunker che possono essere visitati, uno dei quali – utilizzato anche come deposito munizioni – reca su una parete la scritta di un soldato americano.

E poi c’è la Palermo “sottosopra” come quella custodita nei depositi della Gam, all’antico complesso monumentale di Sant’Anna alla Misericordia, nel cuore del centro storico, dove dal 2006 c’è la Galleria d’arte moderna intitolata al giurista e politico Empedocle Restivo. Le opere inedite sono custodite qui, nei depositi, escluse per motivi di spazio, ma da scoprire tra i due piani che accolgono i capolavori di artisti come Lojacono, Rizzo, Trentacoste o Civiletti. O, ancora la curiosa storia del “sacrestano tombarolo” alle catacombe di san Michele Arcangelo, che profanò alcune bare per depredarle dei beni preziosi, ma rimasto a mani vuote si mise a dipingere un’immagine della Madonna per attirare i fedeli: leggenda vuole che il dipinto iniziò a lacrimare trasformando il luogo in una meta “preziosa” per i pellegrini.

Ci sono altri due luoghi suggestivi, infine, da riscoprire su prenotazione con Le Vie dei tesori, come il Grand hotel di piazza Borsa, dove si trovano le tracce del convento secentesco dei padri Mercedari, tra le quali il bellissimo chiostro barocco, o palazzo Branciforte, con il restauro conservativo di Gae Aulenti che ha preservato i ricordi della storia emotiva di Palermo: qui, infatti, al “Monte della Pietà per la Pignorazione” i ballatoi in legno ancora numerati hanno raccolto per due secoli il carico di dolore e speranza degli indigenti della città che, in cambio di poche lire, portavano i propri vestiti, un paio di scarpe faticosamente conquistato, le proprie lenzuola e materassi. Oggi la Fondazione Banco di Sicilia ne ha fatto un centro culturale polivalente, ma è uno dei tanti luoghi da scoprire, lungo una visita intima e senza code con il Festival.

Dalle fabbriche aziendali con i segreti dell’anice o del caffè perfetto ai depositi dei musei, passando per le sorgenti del Gabriele fino ai bagni rituali ebraici. Ecco i siti su prenotazione con Le Vie dei Tesori da visitare comodamente senza code

di Antonella Lombardi

Segreta, sotterranea, industriosa, o affascinante come la Belle époque: è una Palermo dalle mille anime quella che si svela nei luoghi da conoscere su prenotazione con il festival Le Vie dei Tesori. Siti piccoli o fabbriche aziendali, depositi di musei o sorgenti gorgoglianti: sono i “tesori da scoprire” a piccoli gruppi, in una visita comoda e intima, scegliendo con cura il giorno e l’orario per un itinerario a stretto contatto con il “ventre” di Palermo.

Perché è nel capoluogo che si svela quel “tempio dell’acqua” sfruttato dagli arabi che sono, ad esempio, le sorgenti del Gabriele, un luogo dall’atmosfera suggestiva che ancora oggi rifornisce l’acquedotto palermitano. Qui si viene accolti dalla frescura e dal gorgoglio dell’acqua che rimanda all’antico nome arabo, “Al Garbal” (da cui derivò Gabriele), cioè “grotta irrigante”. Sorgenti note già nel X secolo e che nel corso del tempo hanno alimentato anche il funzionamento dei mulini. Seguendo la “forma dell’acqua” in città c’è un altro sito che riporta a una Palermo da riscoprire, quella dell’antico rione degli ebrei, cacciati via dall’Isola nel 1492, come da tutto il Regno di Spagna, mentre residue tracce architettoniche ed echi nella toponomastica di alcuni vicoli del centro storico testimoniano una presenza brulicante, fatta di commerci, artigianato e ritualità.

Come il Miqveh, bagno rituale rintracciato nell’atrio di Palazzo Marchesi, a un passo dalla centrale via Maqueda, dove le donne compivano un solenne atto di purificazione immergendosi dopo le gravidanze e il ciclo mestruale. Un luogo inizialmente interpretato dagli studiosi come sito di sepoltura, e infine identificato con successive ricerche nel bagno rituale dell’antico quartiere ebraico, con una sinagoga gremita dove si celebrava il sabato. Un luogo ritrovato, da scoprire con Le Vie dei Tesori.

Ma sono altre le “chicche” che meritano una tappa ad hoc all’interno del festival: perché Palermo è stata anche una delle capitali del liberty italiano, prova ne è palazzo Utveggio – da non confondere con il castello – nel cuore del centro, in via XX Settembre, dove nel 1903 il celebre architetto Ernesto Basile, su mandato dell’imprenditore Michele Utveggio, progetta un edificio da suddividere in appartamenti da affittare, nel quartiere che si andava realizzando al posto dell’Esposizione nazionale del 1891-92. Nasce così un palazzo dalla facciata ricca di elementi decorativi tipici di quella nuova arte, uno dei primi esempi di edilizia residenziale condominiale di qualità, concepito per l’attiva borghesia del tempo. E che ora, dopo oltre un secolo, rinasce grazie alla cooperativa Paideia come centro d’arte polifunzionale.

La storia della città si riflette anche in una “tazzulella ‘e cafè” o nella popolare e dissetante “acqua e zammù”: due bevande con una storia profonda alle spalle, custodita in due distinti musei aziendali: il museo del caffè Morettino, a San Lorenzo ai Colli, con più di mille strumenti per la lavorazione del caffè provenienti da tutte le parti del mondo e risalenti a epoche diverse, con alcuni“pezzi” curiosi, come il macinino turco del Seicento o la caffettiera-locomotiva del Toselli. E il museo di Anice Tutone: la ricetta del distillato “anice unico” è un segreto custodito in cassaforte da sette generazioni della famiglia Tutone, ma l’uso di mescolare acqua e anice è uno dei tanti tributi che dobbiamo alla dominazione araba. Ora, all’interno del Palazzo Ajutamicristo, nel Museo dinamico Tutone tante curiosità sulla tradizione del gusto potranno essere soddisfatte.

E per quanti non sono arrivati in tempo a prenotare il battesimo del volo c’è un intero itinerario da scoprire nello scalo di Boccadifalco, che ha fatto la storia dell’aviazione civile e militare in Sicilia: dalla torre di controllo dove si osserva dall’alto la pista asfaltata lunga 1224 metri e dove è allestita una preziosa mostra documentaria che racconta la nascita dell’aeroporto, di cui vi abbiamo parlato qui, al parco di Villa Natoli, con i suoi splendidi e tentacolari alberi, fino alle testimonianze della Seconda Guerra mondiale, con i due bunker che possono essere visitati, uno dei quali – utilizzato anche come deposito munizioni – reca su una parete la scritta di un soldato americano.

E poi c’è la Palermo “sottosopra” come quella custodita nei depositi della Gam, all’antico complesso monumentale di Sant’Anna alla Misericordia, nel cuore del centro storico, dove dal 2006 c’è la Galleria d’arte moderna intitolata al giurista e politico Empedocle Restivo. Le opere inedite sono custodite qui, nei depositi, escluse per motivi di spazio, ma da scoprire tra i due piani che accolgono i capolavori di artisti come Lojacono, Rizzo, Trentacoste o Civiletti. O, ancora la curiosa storia del “sacrestano tombarolo” alle catacombe di san Michele Arcangelo, che profanò alcune bare per depredarle dei beni preziosi, ma rimasto a mani vuote si mise a dipingere un’immagine della Madonna per attirare i fedeli: leggenda vuole che il dipinto iniziò a lacrimare trasformando il luogo in una meta “preziosa” per i pellegrini.

Ci sono altri due luoghi suggestivi, infine, da riscoprire su prenotazione con Le Vie dei tesori, come il Grand hotel di piazza Borsa, dove si trovano le tracce del convento secentesco dei padri Mercedari, tra le quali il bellissimo chiostro barocco, o palazzo Branciforte, con il restauro conservativo di Gae Aulenti che ha preservato i ricordi della storia emotiva di Palermo: qui, infatti, al “Monte della Pietà per la Pignorazione” i ballatoi in legno ancora numerati hanno raccolto per due secoli il carico di dolore e speranza degli indigenti della città che, in cambio di poche lire, portavano i propri vestiti, un paio di scarpe faticosamente conquistato, le proprie lenzuola e materassi. Oggi la Fondazione Banco di Sicilia ne ha fatto un centro culturale polivalente, ma è uno dei tanti luoghi da scoprire, lungo una visita intima e senza code con il Festival.

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