Quattro Canti, all’asta Palazzo Di Napoli: è scontro sulla balconata

L’edificio è in vendita insieme alla quinta scenica che si affaccia su piazza Villena, di proprietà comunale. Il prezzo parte da poco più di 4 milioni e mezzo di euro

di Giulio Giallombardo

Il cuore di Palermo va all’asta. A essere venduta al migliore offerente una delle quinte di quel Teatro del Sole che da secoli porta in scena la storia della città. Palazzo Di Napoli, di cui è parte integrante uno dei Quattro Canti di piazza Villena, è in vendita a un prezzo di base che parte da poco più di 4 milioni e mezzo di euro. Chi vorrà acquistarlo potrà farlo all’asta fissata per domani, mercoledì 28 ottobre in via Arimondi, con un’offerta minima di 3,3 milioni di euro e un rilancio che parte da 22.500 euro.

La balconata con Filippo III

La vendita all’asta è conseguenza dell’iter giudiziario che negli ultimi anni ha ruotato attorno al palazzo, che in più occasioni è stato sul punto di diventare albergo di lusso o museo della città, progetti poi rimasti sulla carta per investimenti sfumati e lungaggini burocratiche. Ma quella di Palazzo Di Napoli non è un’asta come tutte le altre. Perché tra le quindici unità immobiliari in vendita, intestate all’Immobiliare Quattro Canti srl, c’è anche una porzione che, per un vecchio errore al catasto, include anche la balconata monumentale su uno dei Canti, parte integrante della facciata che rappresenta l’allegoria dell’autunno, Sant’Oliva e Filippo III.

Questo particolare non trascurabile è saltato agli occhi del Comune, proprietario di tutte e quattro le facciate, che, con un’istanza firmata dalla dirigente del settore Risorse Immobiliari, Daniela Rimedio, ha chiesto formalmente al giudice di stralciare dalla vendita l’unità in questione che include la balconata, di proprietà comunale. Sulla vicenda è intervenuta anche la Soprintendenza ai Beni culturali, che ha ribadito con un parere firmato dalla soprintendente Lina Bellanca, la proprietà comunale delle “quinte sceniche”, sottoposte al regime di tutela ope legis e dunque “inalienabili in quanto beni indisponibili del Comune di Palermo”.

Palazzo Di Napoli con uno dei Quattro Canti

Ma la sesta sezione civile Esecuzioni immobiliari del Tribunale di Palermo ha ritenuto prioritaria la documentazione catastale, confermando la vendita all’asta e prendendo atto delle osservazioni di Comune e Soprintendenza. Il giudice dell’esecuzione, Fabrizio Minutoli, per “massimizzare la trasparenza e l’informazione da assicurare ai possibili interessati all’acquisto” – si legge nella risposta agli enti – ha disposto che gli eventuali acquirenti siano informati delle osservazioni inviate da Comune e Soprintendenza, rilevando che “la vendita coattiva ha ad oggetto il medesimo diritto documentalmente risultante – sulla base delle risultanze dei registri immobiliari – nella titolarità della società esecutata, Immobiliare Quattro Canti srl”.

Il Comune, allora, nei giorni scorsi, ha messo in campo l’Avvocatura, chiedendo la sospensione del processo esecutivo, limitatamente alla porzione comunale. Nell’istanza, inoltre, si invita il giudice, in via istruttoria a disporre una consulenza tecnica d’ufficio per individuare e delimitare la porzione in questione e al contempo dichiarare nulla l’esecuzione immobiliare sempre limitatamente alla proprietà comunale.

Il Canto del mandamento Castellammare

Dunque, salvo sorprese, domani Palazzo Di Napoli, con annesso Canto del mandamento di Castellamare, andrà all’asta. Il proprietario, il mecenate Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, socio dell’Immobiliare Quattro Canti srl – che nel frattempo si è indebitata per lavori di messa in sicurezza del palazzo che rischiava di crollare – non ha mai nascosto il sogno di farne il museo della città, insieme al limitrofo Palazzo Costantino. Progetto poi sfumato come quello di trasformarlo in hotel di lusso, trattativa saltata per una concessione edilizia arrivata troppo tardi, come riferito dalla proprietà. Adesso, un nuovo capitolo per la travagliata storia del palazzo, con il Comune che – sul filo del paradosso – promette battaglia per non perdere uno dei suoi simboli. Sulla vicenda, è intervenuto ieri anche il sindaco, Leoluca Orlando, precisando che “quale che sia la situazione formale legata alla vendita all’asta, un dato è certo. Chiunque sia il proprietario non può, come non ha potuto il Comune in questi anni, farne alcun uso e non può farvi interventi diversi da quelli di conservazione coordinati con la Soprintendenza”.

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