Quando il fiume Jato era navigabile, antichi attracchi nascosti nella valle

Le bitte scoperte per caso tra le campagne di San Giuseppe Jato, servivano alle barche che trasportavano riso e cereali. In programma nuove indagini

di Giulio Giallombardo

Un via vai di imbarcazioni cariche di riso, cereali e canna da zucchero, che risalivano il fiume Jato. Arrivavano agli approdi a mare dove le navi venivano rifornite, pronte a salpare per la distribuzione. Una fitta rete commerciale di cui oggi sopravvivono solo le tracce che la storia ha lasciato. Come quelle bitte ricavate da blocchi di arenaria, nascoste tra le campagne di San Giuseppe Jato, e scoperte casualmente qualche anno fa da Giuseppe Scuderi, giovane archeologo, laureato in conservazione dei beni culturali a indirizzo archeologico, che adesso sta completando la magistrale.

La bitta scoperta nella Valle dello Jato

Del ritrovamento si è interessato il Gruppo archeologico Valle dello Jato, sezione locale dei Gruppi archeologici d’Italia, che, nell’estate del 2018, aveva allertato Sebastiano Tusa, allora già assessore regionale ai Beni culturali. Gli studi si sono interrotti dopo la scomparsa dello studioso, ma adesso – fa sapere Alberto Scuderi, vice direttore nazionale e direttore regionale dei Gruppi archeologici d’Italia – l’intenzione è di programmare nuove indagini, anche con il supporto della Soprintendenza del Mare.

La cappella rupestre vicino alle bitte

“Il fiume Jato era navigabile per un lungo tratto,  – spiega Scuderi – le barche risalivano il fiume per caricare sia cereali che altri beni e li portavano al porticciolo di San Cataldo, vicino a Partinico dove caricavano le navi per la distribuzione”. Le bitte individuate con certezza sarebbero almeno due, la prima ancora intatta, sul letto del fiume, l’altra parzialmente capovolta, scivolata fuori dal sito. Inoltre, a circa dieci metri dalla prima bitta, sono stati scoperti anche dei fori ad anello per piccole imbarcazioni. “Secondo quanto aveva scritto Sebastiano Tusa nella sua relazione preliminare – prosegue Scuderi – poteva trattarsi di bitte risalenti alla fine del terzo e agli inizi del quarto secolo avanti Cristo, ma pare che il fiume sia rimasto navigabile fino in epoca medievale e anche oltre”.

Affreschi all’interno della cappella

Secondo i primi studi, pare che nell’area del ritrovamento delle bitte si trovasse un bacino artificiale, chiuso proprio per creare un approdo in cui caricare le imbarcazioni con gli alimenti da trasportare verso Partinico. Ma nella zona, a poca distanza dalle bitte, è stata scoperta anche una piccola cappella scavata nella roccia con affreschi ancora ben visibili, risalente, con buona probabilità, al 14esimo secolo. “Le pareti sono tutte decorate, compreso il tetto – racconta ancora Scuderi – in alcuni ci sono dei santi che stiamo cercando di individuare, le figure sono quasi tutte con il volto cancellato, mentre in un angolo c’è una figura più recente che rappresenta San Francesco che riceve le stimmate con Santa Rita accanto. Ma non possiamo dire altro, tutta l’area è da studiare meglio e ci auguriamo presto di poter dire di più”.

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