Qanat, un avventuroso viaggio nel tempo

Col cappello da speleologo alla scoperta di un pezzo di città sotterranea di mille anni fa

di Redazione

Quando ci si cala (solidamente imbracati) per quegli otto metri di profondità è come se si effettuasse un viaggio nel tempo. E in effetti ci si ritrova in un manufatto realizzato mille anni addietro dagli arabi. Si è nei qanat, acquedotti sotterranei che captavano le sorgenti dalle zone della Conca d’Oro e trasportavano ovunque l’acqua attraverso gallerie con una pendenza minima. Capolavori dell’ingegneria idraulica che consentivano a una città come Palermo, che in quell’epoca era una delle più popolose d’Europa, di avere acqua fresca e potabile nella sua gran parte.
Quello che si può visitare è il qanat Gesuitico Alto, promosso da Gerardo Alliata, cavaliere di Malta. Vi si cammina per 110 metri fino al pozzo di alimentazione, quindi si scende ancora di livello, per altri due metri, e si percorrono altri 120 metri in un scenario delicato e quasi incantato, fra stretti passaggi, gradini e “fontanelle”.
I “viaggiatori nel tempo” si ritrovano così a procedere mentre un flusso d’acqua scorre costantemente ai loro piedi, raggiungendo al massimo 40 centimetri di altezza. Acqua fresca da cui ci si “difende” grazie a un paio di solide calosce, mentre un caschetto da speleologo, con tanto di regolare lampadina anteriore, protegge la testa. Nella gran parte del percorso il condotto ha un’altezza di almeno 2 metri, ma in piccoli tratti si abbassa sino a un metro e settanta centimetri o si innalza sino ai 3 metri. Se volete farvi un’idea, guardate questo video: https://youtu.be/zoTOboMF7xM
In quella Palermo che sapeva di gelsomini e limoni, alcuni qanat scorrevano in prossimità o addirittura al di sotto delle case dei più facoltosi. E così quelle dimore, proprio per la presenza di acqua corrente, potevano godere di un abbassamento della temperatura che offriva sollievo nelle calde giornate estive, soprattutto in quelle in cui la città era battuta dallo scirocco.
Il qanat visitabile è di proprietà dell’Amap, la società che si occupa di distribuzione dell’acqua a Palermo, ed è affidata da una ventina d’anni agli speleologi del Cai che lo curano e tutelano, conducendo anche il fascinoso “viaggio nel tempo”.

Col cappello da speleologo alla scoperta di un pezzo di città sotterranea di mille anni fa

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Quando ci si cala (solidamente imbracati) per quegli otto metri di profondità è come se si effettuasse un viaggio nel tempo. E in effetti ci si ritrova in un manufatto realizzato mille anni addietro dagli arabi. Si è nei qanat, acquedotti sotterranei che captavano le sorgenti dalle zone della Conca d’Oro e trasportavano ovunque l’acqua attraverso gallerie con una pendenza minima. Capolavori dell’ingegneria idraulica che consentivano a una città come Palermo, che in quell’epoca era una delle più popolose d’Europa, di avere acqua fresca e potabile nella sua gran parte.
Quello che si può visitare è il qanat Gesuitico Alto, promosso da Gerardo Alliata, cavaliere di Malta. Vi si cammina per 110 metri fino al pozzo di alimentazione, quindi si scende ancora di livello, per altri due metri, e si percorrono altri 120 metri in un scenario delicato e quasi incantato, fra stretti passaggi, gradini e “fontanelle”.
I “viaggiatori nel tempo” si ritrovano così a procedere mentre un flusso d’acqua scorre costantemente ai loro piedi, raggiungendo al massimo 40 centimetri di altezza. Acqua fresca da cui ci si “difende” grazie a un paio di solide calosce, mentre un caschetto da speleologo, con tanto di regolare lampadina anteriore, protegge la testa. Nella gran parte del percorso il condotto ha un’altezza di almeno 2 metri, ma in piccoli tratti si abbassa sino a un metro e settanta centimetri o si innalza sino ai 3 metri. Se volete farvi un’idea, guardate questo video: https://youtu.be/zoTOboMF7xM
In quella Palermo che sapeva di gelsomini e limoni, alcuni qanat scorrevano in prossimità o addirittura al di sotto delle case dei più facoltosi. E così quelle dimore, proprio per la presenza di acqua corrente, potevano godere di un abbassamento della temperatura che offriva sollievo nelle calde giornate estive, soprattutto in quelle in cui la città era battuta dallo scirocco.
Il qanat visitabile è di proprietà dell’Amap, la società che si occupa di distribuzione dell’acqua a Palermo, ed è affidata da una ventina d’anni agli speleologi del Cai che lo curano e tutelano, conducendo anche il fascinoso “viaggio nel tempo”.

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