Primi scavi archeologici a Sutera, il balcone dei Sicani

Avviata una campagna di ricerca su monte San Paolino, un luogo pieno di leggende, che si raggiunge dopo aver salito una scalinata tra la roccia composta da 157 gradini

di Redazione

È il balcone dei monti Sicani, da cui con uno sguardo si abbraccia la Sicilia intera. Una terrazza naturale su cui adesso è stata avviata la prima campagna di ricerca archeologica che promette di regalare molte sorprese. Si scava a Sutera, sul monte San Paolino, dove si trova il santuario, simbolo del piccolo borgo nisseno. È un luogo pieno di leggende, che si raggiunge dopo aver salito una scalinata tra la roccia composta da 157 gradini.

Scavi su monte San Paolino

Adesso gli archeologi sono al lavoro grazie all’azione congiunta della Soprintendenza ai Beni culturali di Caltanissetta, sotto la supervisione della soprintendente Daniela Vullo, con il patrocinio del Comune di Sutera. La campagna è condotta dai Gruppi Archeologici d’Italia con Alberto Scuderi, vicedirettore nazionale e direttore per la Sicilia e la consulenza del medievalista Ferdinando Maurici, attuale soprintendente del Mare della Regione Siciliana.

Rilievi di scavo

L’area indagata – fanno sapere dalla Regione – ha rivelato informazioni preziose sulla presenza di strutture inerenti un fortilizio di epoca medievale ben conosciuto attraverso le fonti storiche. Lo scavo si è concentrato in particolare su due aree, una in corrispondenza della torre campanaria del Santuario e l’altra a sud della parte sommitale del monte San Paolino. Lo scavo costituisce solo la prima parte di un intervento più ampio di conoscenza, valorizzazione e tutela del patrimonio culturale di Sutera con il pieno coinvolgimento della comunità locale e dell’associazionismo.

Il campanile di San Paolino

Nel corso delle attività, è emersa l’ipotesi – aggiungono ancora dalla Regione – che la Sutera altomedievale (bizantina, araba, forse anche normanna) potesse essere ubicata almeno in buona parte proprio lungo le ripide pendici del monte San Paolino, il cui unico versante accessibile ancora oggi appare difeso da due segmenti murari su cui di aprono altrettante porte. L’abbondanza di tegolame medievale su tutto il versante, l’affioramento di alcune mura e la presenza, oltre le cinta murarie di cui si è detto, dei quartieri Rabato e Rabatello, potrebbero rendere ulteriormente plausibile l’ipotesi. Rabato e Rabatello sono infatti toponimi provenienti dalla parola araba “rabad” che indica un sobborgo extra muraneo. L’esistenza di un rabad-Rabato potrebbe essere indizio della compresenza di una parte difesa e murata dell’abitato che si ipotizza appunto essere esistita lungo l’unico versante accessibile del monte San Paolino.

“Siamo molto soddisfatti di questo primo momento di ricerca – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – che ci offre nuove chiavi di lettura circa l’area di scavo ma anche la stessa origine della città di Sutera. È per me, peraltro, particolarmente importante vedere come l’attività congiunta tra diversi rami dell’amministrazione e la collaborazione tra istituzioni e privati, sia la chiave necessaria per un’azione proficua e feconda”.

Sutera e la sua rocca

All’attività di scavo ha partecipato attivamente l’Associazione God Sutera con il presidente Pino Chiparo e Nino Pardi. In particolare hanno operato: Alberto Scuderi, Viviana Caparelli, Mario Bonaviri, Giuseppe Scuderi, Simona Coco, Gaspare Maniscalco, Francesco Guardino, Barbara Trovato, Simona Grippi, Chris Yates, Jacob Bessen, Alberto Castelli e Maria Sicilia. I risultati di questa prima campagna di scavo saranno resi noti nel corso di una conferenza che illustrerà le considerevoli scoperte avvenute durante questa prima fase della ricerca.

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