Porta Uzeda, l’araba fenice della nuova Catania

Costruita dopo il disastroso terremoto del 1693, simboleggia la rinascita della città e rientra nel piano di rilancio urbanistico voluto dal vicerè spagnolo Juan Francisco Pacheco

di Livio Grasso

L’antica Porta Uzeda si staglia lungo il versante sud della via Etnea di Catania e collega il Palazzo del Seminario dei Chierici, oggi sede del museo Diocesano, alla vicina Cattedrale di Sant’Agata. Realizzata nel 1696 per volere di Giuseppe Lanza, conosciuto anche come duca di Camastra, rappresenta uno dei simboli architettonici più importanti del Catanese. Secondo le fonti documentali, il duca, nominato vicario generale da Juan Francisco Pacheco di Uzeda, fu tra i protagonisti più attivi della ricostruzione di Catania subito dopo il disastroso terremoto avvenuto il 9 gennaio del 1693.

Porta Uzeda

Le testimonianze storiche ricordano quell’evento come il peggiore degli ultimi mille anni, provocando la distruzione di ben 54 città e 300 villaggi. Il piano di rilancio urbanistico si ricollega alla leggenda secondo cui Giuseppe Lanza, prima di dedicarsi alla ristrutturazione dell’area cittadina, avesse attraversato in groppa al suo cavallo l’intera città sommersa dalle macerie ragionando sul nuovo impianto urbano che voleva realizzare. Si occuparono della pianificazione edilizia anche Angelo Italia, architetto gesuita, e Carlos Grunenbergh, che ha contribuito al recupero di diversi edifici.

Il busto marmoreo di Sant’Agata

L’obiettivo – come spiega l’archeologa Silvia Scollo – era anche quello di creare una rete viaria con strade larghe e spaziose che si intersecavano con altre della stessa dimensione. “Infatti – chiarisce la studiosa – alcune vie del centro storico rispecchiano questo schema strutturale, che si articola in quattro assi viari principali: la via Uzeda, odierna via Etnea, la via Lanza, nota come via San Giuliano, gli assi di San Francesco e San Giuliano, che percorrono l’attuale corso Vittorio Emanuele”.

Camminamento di Porta Uzeda

La Porta Uzeda fa parte di questo tessuto viario e si apre verso il mare all’interno dell’antica cinta muraria costruita da Carlo V di Spagna. Si dice, inoltre, che da una prospettiva aerea l’andamento delle quattro direttrici abbia la forma di due braccia e due gambe leggermente divaricate. “Questa maglia stradale – spiega ancora Scollo – fa riferimento proprio alla nascita della primogenita del vicerè Francisco Uzeda e alla sua volontà di immortalare la ricostruzione della città in onore della propria figlia. Il monumento, dunque, allude simbolicamente all’araba fenice che risorge dalle proprie ceneri, assumendo il significato del nuovo volto di Catania”.

Stemma del duca

Risalgono al Settecento, invece, i piani sopraelevati rispetto all’arco, realizzati su progetto di Salvatore Ventimiglia, vescovo di Catania dal 1757 al 1773. In alto si nota anche un grande fastigio con una nicchia che ospita il busto marmoreo di Sant’Agata, dedicato al trionfo della nuova bellezza sulle antiche devastazioni.

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