Il ponte nascosto dove il tempo si è fermato

Nel cuore della Sicilia, ai confini del Parco delle Madonie, c’è un antico ponte che ha resistito al passare dei secoli. Si trova a ridosso delle colline di Blufi e della sua storia si sa poco o nulla. Ora potrebbe entrare a far parte di un itinerario lungo il fiume Imera ed i suoi mulini

di Giulio Giallombardo

Sembra spuntare fuori da una pittura romantica, sospeso su un corso d’acqua e avvolto dal verde. Nel cuore della Sicilia, ai confini del Parco delle Madonie, c’è un antico ponte che ha resistito al passare dei secoli. Si trova a ridosso delle colline di Blufi, del quale segna il confine nord, a crocevia con i comuni di Petralia Sottana e Soprana. Nella zona è noto come “ponte romano”, anche se le origini sono incerte e molto più probabilmente risalgono all’età medievale.

Raggiungerlo non è particolarmente agevole e soltanto di recente la segnaletica turistica è stata maggiormente valorizzata. La strada è parzialmente percorribile con l’auto, l’ultimo tratto soltanto a piedi o a bordo di una quattro per quattro. Ma all’arrivo, la scena ripaga la discesa a tratti un po’ impervia. Il ponte a tre arcate, che forse è più corretto definire “romanico”, si presenta circondato da una fitta vegetazione ripariale, seppure in parte sepolto da detriti fluviali. Sotto la sua arcata principale, scorre ancora l’Imera meridionale, dando al paesaggio un aspetto ancor più pittoresco.

Lo storico Francesco Maria Emanuele, marchese di Villabianca, nel suo “Ponti sui fiumi di Sicilia”, lo cataloga col numero 35 e così lo descrive: “Ponte di Belufi, seu di Petralia Sottana, nel territorio di detta,… Tiene di sotto un dè rami del grande fiume Salso, volgarmente di Madonia, e che va a morire presso le mura della città di Licata”. In tempi più recenti, nel 2005, dopo una richiesta da parte del comune di Blufi, la Soprintendenza dei Beni Culturali di Palermo finanzia ed esegue un intervento urgente di messa in sicurezza della struttura muraria, ricostruendo il concio mancante nella spalla sinistra, con mattoni pieni e pietrame, ripristinando le murature, ricucendo lesioni e tratti della pavimentazione in basole.

Per quanto riguarda, poi, la futura valorizzazione del bene, è allo studio un possibile itinerario integrato alle porte del Parco delle Madonie, lungo il fiume Imera ed i suoi mulini. “L’intervento della Soprintendenza sul ponte – spiega a Le Vie dei Tesori News, l’architetto Vincenzo Vaccarella, responsabile dell’Area tecnica del Comune di Blufi – seppure non risolutore,  ha consentito di salvaguardare un bene che versava in uno stato di totale abbandono. Risulta chiaro ed evidente oggi, l’importanza e la necessità di assicurare una tutela ed una conservazione più attiva possibile, di tale complesso, che per l’unità, per l’integrazione nel paesaggio, per l’architettura, riveste un valore eccezionale dal punto di vista paesaggistico-storico-architettonico, ed una importanza non indifferente per la comunità non solo madonita”.

Va in questa direzione, la proposta di ampliamento del Parco delle Madonie, ancora al vaglio dell’assessorato regionale Territorio e Ambiente, avanzata dai comuni di Bompietro, Blufi, Alimena, Gangi, Lascari. Nei nuovi confini del Parco, rientrerebbe gran parte del territorio del Comune di Blufi, compresa l’area del ponte romanico, cosa che – conclude l’architetto – “potrebbe sicuramente determinare un’azione più ampia e qualificata di valorizzazione anche economica”.

Nel cuore della Sicilia, ai confini del Parco delle Madonie, c’è un antico ponte che ha resistito al passare dei secoli. Si trova a ridosso delle colline di Blufi e della sua storia si sa poco o nulla. Ora potrebbe entrare a far parte di un itinerario lungo il fiume Imera ed i suoi mulini

di Giulio Giallombardo

Sembra spuntare fuori da una pittura romantica, sospeso su un corso d’acqua e avvolto dal verde. Nel cuore della Sicilia, ai confini del Parco delle Madonie, c’è un antico ponte che ha resistito al passare dei secoli. Si trova a ridosso delle colline di Blufi, del quale segna il confine nord, a crocevia con i comuni di Petralia Sottana e Soprana. Nella zona è noto come “ponte romano”, anche se le origini sono incerte e molto più probabilmente risalgono all’età medievale.

Raggiungerlo non è particolarmente agevole e soltanto di recente la segnaletica turistica è stata maggiormente valorizzata. La strada è parzialmente percorribile con l’auto, l’ultimo tratto soltanto a piedi o a bordo di una quattro per quattro. Ma all’arrivo, la scena ripaga la discesa a tratti un po’ impervia. Il ponte a tre arcate, che forse è più corretto definire “romanico”, si presenta circondato da una fitta vegetazione ripariale, seppure in parte sepolto da detriti fluviali. Sotto la sua arcata principale, scorre ancora l’Imera meridionale, dando al paesaggio un aspetto ancor più pittoresco.

Lo storico Francesco Maria Emanuele, marchese di Villabianca, nel suo “Ponti sui fiumi di Sicilia”, lo cataloga col numero 35 e così lo descrive: “Ponte di Belufi, seu di Petralia Sottana, nel territorio di detta,… Tiene di sotto un dè rami del grande fiume Salso, volgarmente di Madonia, e che va a morire presso le mura della città di Licata”. In tempi più recenti, nel 2005, dopo una richiesta da parte del comune di Blufi, la Soprintendenza dei Beni Culturali di Palermo finanzia ed esegue un intervento urgente di messa in sicurezza della struttura muraria, ricostruendo il concio mancante nella spalla sinistra, con mattoni pieni e pietrame, ripristinando le murature, ricucendo lesioni e tratti della pavimentazione in basole.

Per quanto riguarda, poi, la futura valorizzazione del bene, è allo studio un possibile itinerario integrato alle porte del Parco delle Madonie, lungo il fiume Imera ed i suoi mulini. “L’intervento della Soprintendenza sul ponte – spiega a Le Vie dei Tesori News, l’architetto Vincenzo Vaccarella, responsabile dell’Area tecnica del Comune di Blufi – seppure non risolutore,  ha consentito di salvaguardare un bene che versava in uno stato di totale abbandono. Risulta chiaro ed evidente oggi, l’importanza e la necessità di assicurare una tutela ed una conservazione più attiva possibile, di tale complesso, che per l’unità, per l’integrazione nel paesaggio, per l’architettura, riveste un valore eccezionale dal punto di vista paesaggistico-storico-architettonico, ed una importanza non indifferente per la comunità non solo madonita”.

Va in questa direzione, la proposta di ampliamento del Parco delle Madonie, ancora al vaglio dell’assessorato regionale Territorio e Ambiente, avanzata dai comuni di Bompietro, Blufi, Alimena, Gangi, Lascari. Nei nuovi confini del Parco, rientrerebbe gran parte del territorio del Comune di Blufi, compresa l’area del ponte romanico, cosa che – conclude l’architetto – “potrebbe sicuramente determinare un’azione più ampia e qualificata di valorizzazione anche economica”.

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