Pochi voli e tariffe alte, aeroporti siciliani nel caos

Gli scali di Birgi e Comiso verso la riapertura, Palermo e Catania stanno lentamente aumentando il ritmo, ma resta il nodo sui prezzi dei biglietti

di Guido Fiorito

La ripresa economica della Sicilia, dopo la chiusura da coronavirus, passa dai suoi aeroporti. Per il turismo e non solo, perché i siciliani scoprono adesso che muoversi e arrivare è diventato ancor più difficile di prima. E non solo per le misure di prevenzione sanitarie. Poche rotte, tariffe sempre più alte. Il caso di Trapani vale per tutti. Birgi è ancora chiuso e riaprirà, come Comiso, il 21 giugno. Alitalia ha chiuso le rotte su Milano e Roma, programmate per l’1 luglio, sulle quali aveva già preso prenotazioni, scatenando un putiferio. “Emergenza navigazione aerea” l’ha chiamata Nello Musumeci, presidente della Regione.

L’aeroporto di Trapani

“Non è possibile continuare a subire i capricci dell’Alitalia – ha detto Musumeci – che si mantiene in vita con il denaro dei cittadini, tre miliardi di euro, e poi discute se un volo in Sicilia è più o meno redditizio. I siciliani non vanno a Roma e a Milano per fare shopping ma per problemi di famiglia”. Musumeci chiede il biglietto a costo unico “perché non è pensabile che chi si trova in emergenza e prenoti 24 ore prima di partire trovi biglietti a 700 euro”. Una posizione che è condivisa da Leoluca Orlando in qualità di presidente dell’Anci Sicilia, ovvero di tutti i sindaci: “La compagna di bandiera vuole far pagare ai siciliani i suoi sprechi”.

Lo scalo di Birgi

Mentre a Birgi i cittadini protestano e l’Airgest, che gestisce lo scalo, afferma che Alitalia voleva 300mila euro al mese per mantenere le rotte, al pressing della politica siciliana segue qualche parziale apertura. Dopo l’incontro di Musumeci con Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud e Paola De Micheli, titolare delle Infrastrutture, Alitalia sta valutando il ripristino di un volo al giorno su Roma. E alla compagnia tricolore che dichiara un calo di prenotazioni, il presidente di Airgest, Salvatore Ombra, replica che i voli sarebbero pieni se fossero messi di mattina presto con ritorno la sera e non di pomeriggio. Finora a Birgi alla riapertura è programmato solo un volo Ryanair su Bologna. All’inizio di luglio scatteranno gradualmente altre rotte: Ryanair su Pisa, Bergamo, Baden Baden, Corendon su Maastricht e Amsterdam, Albastar su Milano Malpensa e Cuneo, Dat su Pantelleria, Blu Air su Torino.

L’aeroporto di Palermo

L’aeroporto di Palermo, unico rimasto aperto con un volo su Roma durante la pandemia, sta gradualmente recuperando il ritmo. Dal 5 giugno c’è un nuovo volo Air Dolomiti per Firenze, Easy Jet vola già su Malpensa, riprendono adesso a viaggiare Volotea e Ryanair, da luglio tornano i collegamenti internazionali e volerà Vueling. A regime ci saranno 19 rotte nazionali, 12 con la Francia, 10 con la Germania, 7 tra Gran Bretagna e Irlanda, 6 in Europa dell’Est, 4 in Spagna e altrettante nel Benelux, 3 in Svizzera e Austria e altrettante in Scandinavia, 1 per Tunisi e 1 a Malta. Gesap, che gestisce lo scalo, conta di far volare per la stagione estiva circa 400mila passeggeri al mese.

L’aeroporto di Catania (foto Carlo Dani, da Wikipedia)

Situazione simile a Catania, dove Easy Jet vola già su Milano, Ryanair ricomincia da Roma, Malpensa, Bologna e Treviso (21 giugno), Volotea riapre per Bari, Ancona e Napoli. A luglio tante rotte internazionali, una su Bucarest (Wizz Air) parte in questi giorni. Alitalia ha rinforzato i voli da Palermo e Catania su Roma e Milano. Al vertice romano con i ministri del Sud e delle Infrastrutture è stato deciso un confronto con le compagnie low cost su collegamenti con la Sicilia e un tavolo permanente sulle infrastrutture strategiche siciliane.

Viaggiatori in aeroporto (foto Pixabay)

Resta in ogni caso il nodo irrisolto delle tariffe. Prima della pandemia il governo aveva stanziato in legge di bilancio 25 milioni per tariffe sociali per la Sicilia: ovvero una riduzione del 30 per cento delle tariffe riservata a studenti universitari fuori sede, lavoratori dipendenti con sede lavorativa fuori Sicilia e passeggeri per ragioni sanitarie purché con reddito annuo lordo non superiore a 20mila euro e i disabili gravi. Una utenza molto ristretta. Una soluzione ben lontana da quella utilizzata in Sardegna per “continuità territoriale” (con autorizzazione dell’Ue) tra i suoi tre scali con Roma e Milano: Alitalia, a gennaio aveva vinto la gara della Regione Sardegna, offrendo tariffe per residenti inferiori a 50 euro (estese a studenti di qualsiasi altra regione fuori sede, under 21 e over 70) e per non residenti fino a 100 euro (esclusi i mesi estivi). A queste tariffe vanno aggiunti costi aeroportuali e oneri. Per esempio, un Cagliari-Roma del 21 giugno costa adesso ad un residente 40 euro più 18 di tasse. La continuità territoriale, in Sicilia, riguarda le isole di Pantelleria e Lampedusa e si sono fatti passi concreti per estenderla al più presto ad alcune rotte per gli aeroporti di Comiso e Trapani.

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