Pestilenze, carcere, misteri: le mille vite della Colombaia

E’ uno dei simboli di Trapani, a lungo dimenticato. Ma adesso si aprono spiragli per una nuova esistenza, forse in mano ai privati. E intanto dal 14 settembre sarà visitabile, su prenotazione, grazie a Le Vie dei Tesori

di Federica Certa

Non è un vero e proprio castello, ma l’atmosfera che lo ammanta è quella delle favole. Non è un fortino, ma potrebbe fare da sfondo alle avventure più rocambolesche di pirati e bucanieri. E’ un luogo affascinante ed enigmatico sospeso in un limbo fra storia e leggenda, una visione possente e immediatamente riconoscibile che svetta dall’acqua e dalla terraferma e puntella lo sguardo che corre dalla città verso il mare e le sue isole. 

Più che un monumento, un simbolo, la Colombaia di Trapani, detta anche Torre Peliade o Castello di mare, uno degli esempi più significativi di architettura militare in Sicilia. 

Arroccata su un’isoletta all’estremità occidentale del porto, fortezza tanto antica da dover subire il giogo carezzevole ma prepotente del mito, ha quattro piani sovrapposti, con il primo adibito a cisterna e l’ingresso originario al secondo piano. Il suo assetto ricorda quello delle costruzioni federiciane, la torre di Federico II di Enna e Castel del Monte ad Andria, ma poche sono le fonti che ne attestano la presenza e l’evoluzione architettonica, tutte incerte e incomplete.  

Il primo nucleo della costruzione viene attribuito dallo storico Diodoro Siculo al generale cartaginese Amilcare Barca, che nel 260 a.C. sconfisse i romani nella prima guerra punica. 

Dopo essere stata trasformata in avamposto dagli arabi, la struttura fu utilizzata per scopi militari. Nel XIII secolo ospitò reali svevi e aragonesi, fra cui Costanza d’Altavilla, che alla vigilia delle nozze con Federico III, fu bandita dalla città per editto di Guido Ventimiglia e confinata nella torre. Successivamente venne utilizzata come luogo di quarantena per i malati di peste e colera, che venivano dal mare o dalla terra. Tra gli infermi, anche Luigi IX, re di Francia, di passaggio a Trapani di ritorno dalla terra delle Crociate.

Quindi venne trasformata in prigione dai Borboni e ospitò fra gli altri Michele Fardella, barone di Mokarta, sindaco di Trapani nel 1861. Fu utilizzata come carcere, fino al 1965.

Da allora la Colombaia venne di fatto abbandonata al suo destino e nell’89 privata del faro, allora ancora funzionante. Solo nel 2010, grazie ad un intervento della Regione Sicilia finanziato con 600 mila euro, che ne scongiurò il crollo, la struttura fu messa in sicurezza. E  soprattutto inserita nel “Polo regionale di Trapani per i siti culturali” guidato da Luigi Biondo. 

“Da poche settimane, però, potrebbero essersi aperte nuove prospettive – spiega Pietro Barranco, segretario dell’associazione Archeogates, che presidia la struttura –. La Colombaia è stata inserita, infatti, nell’elenco dei vecchi fari che possono essere acquistati da investitori privati, italiani o stranieri, e riqualificati nel rispetto di precisi vincoli d’uso”. 

La torre dovrebbe essere adibita a museo e andrebbero preservate le parti che circondano la costruzione principale, a cominciare dai capannoni degli anni Quaranta. Sarebbe forse la volta buona, per l’”iconica” Colombaia turrita, affacciata sul Tirreno, dopo le tante voci e le molte ventilate, possibili riconversioni di cui si è parlato negli anni, dagli ambiziosi progetti di riadattamento a casinò, con fondi australiani, americani o russi, al progetto del Comune di ricavarne un museo dell’identità trapanese. 

Intanto, nei week-end tra il 14 e il 30 settembre, la Colombaia sarà nel circuito dei luoghi delle Vie dei Tesori e il pubblico potrà visitarla nei percorsi guidati organizzati dagli operatori di Archeogates.

Si arriverà via mare a bordo di navette messe a disposizione dalla Lega Navale di Trapani, e dal punto di attracco comincerà la scalata verso la sommità della torre. L’itinerario fuori e dentro il fortino comprenderà il sentiero dei bastioni e i due chiostri interni, con le balaustre seicentesche, la chiesa della Madonna del latte, le antiche celle che accoglievano i galeotti, i locali delle docce e delle cucine ecc ecc. Per partecipare bisognerà prenotarsi sul sito www.leviedeitesori.it. Ma tutto ciò sarà possibile solo fra qualche giorno. Restate collegati

E’ uno dei simboli di Trapani, a lungo dimenticato. Ma adesso si aprono spiragli per una nuova esistenza, forse in mano ai privati. E intanto dal 14 settembre sarà visitabile, su prenotazione, grazie a Le Vie dei Tesori

di Federica Certa

Non è un vero e proprio castello, ma l’atmosfera che lo ammanta è quella delle favole. Non è un fortino, ma potrebbe fare da sfondo alle avventure più rocambolesche di pirati e bucanieri. E’ un luogo affascinante ed enigmatico sospeso in un limbo fra storia e leggenda, una visione possente e immediatamente riconoscibile che svetta dall’acqua e dalla terraferma e puntella lo sguardo che corre dalla città verso il mare e le sue isole.

Più che un monumento, un simbolo, la Colombaia di Trapani, detta anche Torre Peliade o Castello di mare, uno degli esempi più significativi di architettura militare in Sicilia.

Arroccata su un’isoletta all’estremità occidentale del porto, fortezza tanto antica da dover subire il giogo carezzevole ma prepotente del mito, ha quattro piani sovrapposti, con il primo adibito a cisterna e l’ingresso originario al secondo piano. Il suo assetto ricorda quello delle costruzioni federiciane, la torre di Federico II di Enna e Castel del Monte ad Andria, ma poche sono le fonti che ne attestano la presenza e l’evoluzione architettonica, tutte incerte e incomplete.

Il primo nucleo della costruzione viene attribuito dallo storico Diodoro Siculo al generale cartaginese Amilcare Barca, che nel 260 a.C. sconfisse i romani nella prima guerra punica.

Dopo essere stata trasformata in avamposto dagli arabi, la struttura fu utilizzata per scopi militari. Nel XIII secolo ospitò reali svevi e aragonesi, fra cui Costanza d’Altavilla, che alla vigilia delle nozze con Federico III, fu bandita dalla città per editto di Guido Ventimiglia e confinata nella torre. Successivamente venne utilizzata come luogo di quarantena per i malati di peste e colera, che venivano dal mare o dalla terra. Tra gli infermi, anche Luigi IX, re di Francia, di passaggio a Trapani di ritorno dalla terra delle Crociate.

Quindi venne trasformata in prigione dai Borboni e ospitò fra gli altri Michele Fardella, barone di Mokarta, sindaco di Trapani nel 1861. Fu utilizzata come carcere, fino al 1965.

Da allora la Colombaia venne di fatto abbandonata al suo destino e nell’89 privata del faro, allora ancora funzionante. Solo nel 2010, grazie ad un intervento della Regione Sicilia finanziato con 600 mila euro, che ne scongiurò il crollo, la struttura fu messa in sicurezza. E  soprattutto inserita nel “Polo regionale di Trapani per i siti culturali” guidato da Luigi Biondo.

“Da poche settimane, però, potrebbero essersi aperte nuove prospettive – spiega Pietro Barranco, segretario dell’associazione Archeogates, che presidia la struttura –. La Colombaia è stata inserita, infatti, nell’elenco dei vecchi fari che possono essere acquistati da investitori privati, italiani o stranieri, e riqualificati nel rispetto di precisi vincoli d’uso”.

La torre dovrebbe essere adibita a museo e andrebbero preservate le parti che circondano la costruzione principale, a cominciare dai capannoni degli anni Quaranta. Sarebbe forse la volta buona, per l’”iconica” Colombaia turrita, affacciata sul Tirreno, dopo le tante voci e le molte ventilate, possibili riconversioni di cui si è parlato negli anni, dagli ambiziosi progetti di riadattamento a casinò, con fondi australiani, americani o russi, al progetto del Comune di ricavarne un museo dell’identità trapanese.

Intanto, nei week-end tra il 14 e il 30 settembre, la Colombaia sarà nel circuito dei luoghi delle Vie dei Tesori e il pubblico potrà visitarla nei percorsi guidati organizzati dagli operatori di Archeogates.

Si arriverà via mare a bordo di navette messe a disposizione dalla Lega Navale di Trapani, e dal punto di attracco comincerà la scalata verso la sommità della torre. L’itinerario fuori e dentro il fortino comprenderà il sentiero dei bastioni e i due chiostri interni, con le balaustre seicentesche, la chiesa della Madonna del latte, le antiche celle che accoglievano i galeotti, i locali delle docce e delle cucine ecc ecc. Per partecipare bisognerà prenotarsi sul sito www.leviedeitesori.it. Ma tutto ciò sarà possibile solo fra qualche giorno. Restate collegati

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