Parco nazionale degli Iblei, anni di attesa tra speranze e ostacoli

L’istituzione dell’area protetta resta ancora sulla carta, impantanata tra pareri contrastanti sulla perimetrazione che potrebbe ledere gli interessi di lavoratori e imprese del territorio

di Marco Russo

Passano gli anni ma l’atteso Parco nazionale degli Iblei ancora non esiste. Un iter complesso, con tanti attori chiamati in causa e un vivace dibattito in corso sulla perimetrazione, che – secondo alcuni – potrebbe ledere gli interessi dei lavoratori agricoli e dell’attività estrattiva della pietra.

Pantalica, la Grotta dei Pipistrelli (foto Giulio Giallombardo)

Era il 2019 quando la Regione Siciliana annunciava il via libera all’istituzione del Parco, a conclusione dei lavori di un tavolo tecnico interprovinciale, formato dall’assessorato regionale all’Ambiente, dalla Città metropolitana di Catania e dai Liberi consorzi dei Comuni di Ragusa e di Siracusa. Un momento di confronto che – riferivano dalla Regione – aveva portato “alla condivisione di un documento cartografico unitario”, tenendo conto “delle specificità territoriali e delle relative perimetrazioni”.

Uno scorcio di Ragusa Ibla

Ma ancora il Parco resta soltanto sulla carta, impantanato tra concertazioni e pareri contrastanti, quando ormai si dovrebbe trasmettere al Ministero la documentazione definitiva. A chiedere recentemente un’accelerazione è stata l’amministrazione comunale di Ragusa, con l’assessore al Verde pubblico Giovanni Iacono, che, confermando la perimetrazione per il territorio di competenza comunale inviata al Libero Consorzio nel 2015, ha ribadito che, nello stesso anno, “con l’ampliamento della delimitazione del Parco, il Comune di Ragusa inserì le zone naturalisticamente più importanti e pregiate dell’intera zona, come Cava Misericordia, Cava Paradiso, cava Volpe, l’alto corso dell’Irminio, il lago di Santa Rosalia, la valle delle Monache, Costa dell’Angelo, zone tutte di tutela 3 del piano paesaggistico, SIC e di codice natura 2000, tutte incredibilmente escluse dalla delimitazione del Parco effettuata nel 2010”.

Licodia Eubea

“Il Parco Nazionale – ha proseguito Iacono – rientra in un progetto di sviluppo sostenibile che contraddistinguerà Ragusa, città dell’agricoltura di qualità e dei parchi naturali e con i polmoni verdi delle cave che l’attraversano, con il marchio di eccellenza essendo parte integrante del Parco Nazionale degli Iblei e capitale della biodiversità, con enormi vantaggi per il turismo e per tutti i comparti produttivi. Ritengo totalmente infondate – ha sottolineato l’assessore – le notizie relative ad intoppi burocratici per le imprese, causate dal parco per la semplice ragione che le cave naturalistiche sono già zone protette (le industrie si fanno nelle zone industriali) e quindi ciò che si potrà effettuare all’interno del Parco sarà stabilito dall’Ente Parco (sindaci) e dal relativo regolamento”.

La riunione congiunta all’Ars (foto Facebook)

La richiesta di una nuova perimetrazione, rivedendo la prassi concertativa con il territorio, è emersa durante una riunione congiunta della Terza e Quarta commissione, rispettivamente Attività produttive e Ambiente, che si è svolta nei giorni scorsi all’Ars, a cui sono intervenuti diversi sindaci, rappresentanti delle associazioni e delle organizzazioni di categoria. A darne notizia è stato Orazio Ragusa, presidente della Terza commissione, che ha ribadito come durante l’incontro sia emerso “il timore per la mummificazione delle attività produttive che ricadrebbero nella perimetrazione del Parco e il rischio che uno dei siti più importanti a livello nazionale potrebbe rappresentare tutto il contrario di un valore aggiunto per quanti hanno investito sul territorio”.

“È stato portato come esempio, tra gli altri – continua Ragusa – l’attività estrattiva della pietra. Se finisse dentro la perimetrazione, non potrebbe più andare avanti. È una sfida importante quella che ci stiamo intestando, ne siamo ben consapevoli, e nessuno condanna a priori il Parco degli Iblei. Ma sono necessari ulteriori approfondimenti”.

Pantalica, sorgente del fiume Anapo (foto Andrew Malone, licenza CC BY 2.0)

Alla luce della riunione congiunta, l’amministrazione comunale di Ragusa ha chiarito la sua posizione, ribadendo l’importanza dell’istituzione del Parco ritenuto “un riconoscimento di valore per il territorio ed una grande occasione di crescita, di sviluppo sostenibile ed economico, nel rispetto delle esigenze del comparto agricolo”. L’ente ha anche sottolineato in una nota che: “Eventuali estensioni del Parco rispetto alla delimitazione del 2015, su proposta del Ministero dell’Ambiente, necessitano di approfondimenti e di ulteriore confronto con i portatori di interesse. L’iter Istituzionale non prevede tempi illimitati ma una breve durata, per concludersi entro settembre-ottobre 2022”.

Sulla vicenda è intervenuta anche Legambiente Sicilia, che ha stigmatizzato l’approccio che sta portando a dilatare enormemente i tempi di approvazione del Parco. “Dopo quasi 15 anni dalla legge che ne indica la possibile istituzione, – dichiara Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia – riteniamo che bisogna essere chiari ed onesti fino in fondo e dire chiaramente, invece di continuare con queste manfrine e perdite di tempo, e cioè se si è a favore o contrari all’istituzione del Parco degli Iblei. Noi ribadiamo con forza che non c’è più tempo e che il Parco degli Iblei deve nascere subito, ora, per dare una speranza di futuro, una prospettiva seria di crescita delle comunità e di lavoro a questi nostri meravigliosi territori”.

(Nella prima foto i laghetti di Cavagrande del Cassibile – foto Wolf Gang, licenza CC BY-SA 2.0)

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