Papireto addio, il triste epilogo di un fiume che muore

Sempre circondato da storie e leggende, il corso d’acqua sotterraneo che attraversa il centro storico di Palermo è ridotto ormai a canale fognario

di Giulio Giallombardo

Elogio funebre di un fiume. C’era una volta il Papireto, oggi è uno stretto canale in cui si riversano gli scarichi del centro storico di Palermo. Una fine ingloriosa per quello che un tempo è stato uno dei più importanti corsi d’acqua della città, da sempre circondato da storie e leggende. In realtà, il mitico Papireto, che alcuni pensavano fosse una derivazione sotterranea del Nilo, pieno di papiri e coccodrilli, sotto il profilo idrografico è stato sempre il “fratello minore” del Kemonia, il vero grande fiume della città. A raccontare passato, presente e un quanto mai improbabile futuro del Papireto è Pietro Todaro, geologo, che conosce come pochi il labirintico sottosuolo palermitano.

La foce del Papireto alla Cala nel 1999 (foto Pietro Todaro)

“Non possiamo più parlare di fiume, a parte la canalizzazione, ormai da parecchio tempo subisce gli scarichi fognari della città storica – spiega Todaro a Le Vie dei Tesori News –. Celebrato dagli eruditi cultori e storiografi di Palermo, da letterati, artisti e disegnatori, impresso nell’immaginario collettivo popolare, ma soprattutto nel cuore dei palermitani, il Papireto ci ha lasciati per sempre”. Un epitaffio scritto sull’acqua torbida, in piccola parte ancora alimentata da quel poco che resta della sorgenti di Danisinni, “anche se ormai sono quasi del tutto prosciugate, con una portata di pochi litri al secondo”, sottolinea il geologo.

Il tratto sopravvissuto del Salazar (foto Pietro Todaro)

“Non c’è nessuna possibilità scientifica e tecnica di una riqualificazione e recupero idrogeologico-idraulico del Papireto – aggiunge – . Le due sorgenti medievali che alimentavano il suo bacino, il Wadì Rutah e l’Ayn Abu Said, che uniti formavano il Papireto, sono pressoché inaridite per ragioni climatiche e antropiche e la loro esistenza ed evoluzione negativa sembra irreversibile”. Un bacino idrologico quello del Papireto che, mito a parte, è stato sempre modesto, senza mai avere la portata effettiva tipica dei fiumi, a differenza del vicino Kemonia. “Anche storicamente il Papireto è descritto come un canale senza anse – puntualizza Todaro – non è tortuoso come spetta a un corso d’acqua naturale, come il Kemonia, ad esempio. Poi già alla fine del Cinquecento praticamente scompare con Andrea Salazar, pretore del Senato palermitano, a cui si deve l’unica vera grande bonifica idrogeologica fatta in città nella storia”.

Il Papireto nel tratto della Conceria (foto Pietro Todaro)

Un fiume che da qualche anno non ha più neanche la sua foce naturale alla Cala. “Con la bonifica della rete fognaria – spiega ancora il geologo – sia il Papireto che il Kemonia, come tutti i canali che sfociavano al Foro Italico, sono stati intercettati. Le acque scorrono in pressione in un collettore verso l’impianto di sollevamento di Porta Felice e da lì al depuratore di Acqua dei Corsari, per finire al largo della costa tirrenica private del loro antico dna culturale”. Così, ciò che rimane del Papireto, ormai rigagnolo senz’anima, si lascia alle spalle Palermo, perdendosi per sempre nel mare.

Il corso del fiume Papireto
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