Le alluvioni storiche che hanno colpito Palermo

Il nubifragio che ha sommerso il capoluogo siciliano è stato uno dei più violenti di sempre, ma il primo cataclisma risale addirittura al tempo degli arabi

di Mario Pintagro

Settantaquattro millimetri di pioggia in poco più di un’ora, con un vento a 20 chilometri orari. È questa la quantità registrata dalla capanna meteorologica posta a settantacinque metri d’altezza, in cima alla Torre pisana, nel Palazzo Reale. Nell’Osservatorio astronomico – unico caso in Europa – si registrano i dati pluviometrici da più di duecento anni e i numeri di ieri ci dicono che si è trattato di una pioggia eccezionale. In luglio, mese ritenuto dai più “secco”, può capitare una robusta pioggia, com’è successo lo scorso anno durante i fuochi per Santa Rosalia, ma la precipitazione di mercoledì 15 luglio è da record.

Alluvione del 1931

Un dato che diventa ancora più cospicuo se ci si riferisce ad altre zone della città dove si è superata quota cento, che corrisponde a un sesto della piovosità annua. Non era mai piovuto così tanto dal 1797. Scorrendo i dati pluviometrici però ci si rende conto che Palermo ha una certa familiarità con alluvioni ed esondazioni. Il primo cataclisma è documentato già nel periodo arabo. Era il 19 ottobre del 934 dopo Cristo, domenica, quando un temporale riversò in città una grande quantità di pioggia. I torrenti e i fiumi si ingrossarono rapidamente, ci furono dei morti e furono distrutte molte case. Il particolare è riferito nella “cronaca di Cambridge” da un testimone oculare e tradotto nell’Ottocento dall’arabista Michele Amari.

Il fiume del Maltempo, allora chiamato a Wadi-as-satawi, onorò la sua fama e straripò, entrando in città per la porta Bab-ibn Qurhub, proprio dov’è oggi la chiesa della Pinta. Nel 1557 il Kemonia, dal greco Kemonoi (torrente), chiamato anche Sabucia per la presenza di numerose piante di olivastro lungo il suo corso, fece una vera e propria strage. Probabilmente si tratta della più grave alluvione moderna mai avvenuta in Italia, superiore persino al Vajont. Il 27 settembre una pioggia incessante si abbattè su Palermo, accumulandosi nella fossa della Garofala, dov’è oggi villa D’Orlèans. A quella data il fiume del maltempo era stato già incanalato, ma un doganiere aveva deciso di ostruire il canale per bloccare i contrabbandieri che volevano evitare di pagare i dazi. L’acqua si accumulò nella valle poi pressò contro le mura e le ruppe, penetrando con forza nell’Albergheria.

Mappa dell’alluvione del 1931

Milioni di metri cubi di acqua si riversarono in città con una furia pazzesca causando la morte di migliaia di persone. Il particolare emerge da un documento trovato recentemente dallo storico Ninni Giuffrida. È la relazione di Pietro Agostino, maestro razionale del Regno, inviata al vicerè Juan de la Cerda duca di Medinaceli. L’alto funzionario descrive il desolante aspetto della città ferita a morte e le acque penetrate in città “cum vehemenzia extrahordinaria”. A quella data era stato costruito un muro-diga all’altezza dell’attuale ponte Corleone, ma ciò si era rivelato inutile. Un’altra alluvione si verificò il 27 novembre del 1666 e provocò 12 morti. Il Kemonia si divise in tre parti. In città si diffuse il culto di frate Bernardo da Corleone a protezione dalle alluvioni. Un anno dopo si scavarono le “fossate del Maltempo”, ai lati delle mura meridionali, per ovviare alle esondazioni. Nel 1681 nuova alluvione con esondazione di Kemonia e Oreto.

Alluvione del 1931

Ma altri allagamenti si verificarono nel 1692, 1764, 1769, 1771 1772,1778, 1818. Nel 1850 addiritttura le furie delle acque abbatterono parte del bastione di Porta Montalto. Con l’espansione della città verso nord a creare preoccupazione furono anche altri canali. Le acque provenienti da Bellolampo nel 1851 raggiunsero il Piano dell’Ucciardone a 1,60 metri di altezza. Il 21 ottobre del 1867 fu il Papireto a creare problemi, cadde la stessa acqua dei giorni nostri e si allagò il piano di Sant’Onofrio.

Nel 1907, tra marzo e aprile piovve così tanto che l’acqua raggiunse tre metri di altezza a piazza Papireto. Poi fu la volta dell’Oreto. Sono documentate esondazioni nei seguenti anni: 1912, 1913, 1915. In un caso, all’altezza di ponte Corleone si creò un lago che rimase molto tempo attivo prima che si prosciugasse. Nel 1925, il 25 ottobre, caddero 152 millimetri di pioggia che invasero i quartieri di nuova espansione a nord. La Stazione centrale fu allagata, il canale Passo di Rigano straripò allagando il Giardino Inglese, i binari del tram furono divelti dalla furia delle acque e si rese necessario l’intervento dell’Esercito.

Alluvione del 1973 (foto Scafidi)

E poi arrivò la fatale alluvione del 1931, quando il 21 febbraio in 36 ore piovve l’acqua di un intero anno, 520 millimetri. Tutti i fiumi esondarono, creando numerosi danni alle abitazioni e alle coltivazioni. Ci furono nove morti. Altri nubifragi nel 1954, nel 1957, 1958, 1960, 1962, 1963, 1964, 1965, 1966, 1967, 1968, 1969, 1970. Nel 1973 un violento nubifragio con venti a 110 chilometri orari distrusse il porto. Altri nubifragi con allagamenti nel 1974, 1976, 1979,1980, 1985, 1987, 1988. Si ferma qua la cronologia del libro “Le alluvioni palermitane”, redatto dal Dipartimento di Geologia e Geodesia dell’Università di Palermo. Ma la memoria del cronista è utile per ricordare che gli allagamenti dei sottovia della circonvallazione sono cosa frequente da venticinque anni a questa parte.

Ma perché Palermo è periodicamente soggetta ad alluvioni ed esondazioni? I geologi della nostra università non hanno dubbi “Le cause reali – sostengono nello stesso illuminante testo – vanno ricercate nella disattenta regimentazione dei corsi d’acqua e successivamente nell’informe aggregarsi di edifici e nella costruzione di grandi assi viari in assenza di un qualche piano razionale di assetto territoriale che tenesse in conto le caratteristiche climatiche e geoambientali”. Un atto d’accusa contro l’urbanistica folle degli ultimi decenni.

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