Palermo ricorda Sofonisba, la dama pittrice che stregò Van Dyck

In occasione dell’anniversario della morte, nella chiesa di San Giorgio dei Genovesi, dove è sepolta, un incontro per celebrare un’artista libera che ha precorso i tempi

di Guido Fiorito

Spagna e Italia unite per ricordare Sofonisba Anguissola. In suo onore, nel giorno della morte, avvenuta il 16 novembre 1625, Palermo l’ha celebrata riaprendo per l’occasione San Giorgio dei Genovesi, la chiesa che ospita nel transetto destro la tomba. Una grande artista e una biografia in tutto straordinaria. Nel talento che unisce una tecnica sopraffina alla capacità di introspezione psicologica dei suoi ritratti.

L’iscrizione sulla tomba di Sofonisba

Nella volontà di rompere le consuetudini del tempo che volevano la donna una appendice del marito. Straordinaria nel nome, Sofonisba che le deriva da una nobildonna cartaginese che preferì avvelenarsi piuttosto che vivere come schiava dei romani. Straordinaria nel fatto che, nonostante due matrimoni, continuò a firmare con orgoglio con il suo cognome. A raccontare il mito di Sofonisba, la dama pittrice, nella celebrazione voluta da Fondazione Federico II e Istituto Cervantes, Leticia Ruiz Gomez, direttore delle collezioni reali di Spagna.

 

Autoritratto di Sofonisba Anguissola, Collezione Palazzo Colonna, Roma

Una vita lunga 94 anni, da Cremona dove nasce, alla corte di Spagna come dama di corte della giovane regina Isabella di Valois fino alla Sicilia. Lascia Madrid nel 1573, dopo la morte di Isabella, per sposare il nobile siciliano Fabrizio Moncada che morirà pochi anni dopo in un assalto pirata sulle coste di Capri. Si risposa con il genovese Orazio Lomellini che ha interessi commerciali a Palermo, dove vivrà fino alla morte. “Aveva rifiutato – ha detto Ruiz Lopez – numerosi pretendenti e quando si risposò, contravvenendo agli usi, non chiese il permesso né al fratello Asdrubale né al re di Spagna alla quale corte aveva vissuto e che le dava un vitalizio. A Palermo Sofonisba un anno prima di morire incontra, alla corte del viceré Emanuele Filiberto di Savoia, il giovane Antoon Van Dyck che l’ammirava. Era quasi cieca. Gli racconta la sua vita e gli dà consigli su come illuminare un viso sulla tela”. Di quell’incontro rimane un ritratto del grande artista fiammingo nel suo quaderno di disegni.

La partita a scacchi

Una donna libera, grazie anche all’apertura mentale del padre Amilcare, appassionato d’arte, che mandò Sofonisba e la sorella Elena a bottega dal pittore Campi a Cremona. Sofonisba ritrasse tre delle sue sorelle attorno a una partita di scacchi, un quadro che Vasari vede in una visita a casa Anguissola a Cremona e di cui scrive che le figure “paiono vive e che non manchi altro che la parola”.

Ritratto di Sofonisba dal quaderno italiano di Anton Van Dyck

“Nessuna donna ha dipinto tanti autoritratti allo specchio – ha detto Ruiz Gomez – quanto Sofonisba almeno fino al Novecento con Frida Kahlo.  Allora una donna che dipingeva poteva esercitare solamente chiudendosi in convento oppure come sorella o moglie di un pittore. In entrambi i casi avrebbe lavorato in totale anonimato. Sofonisba riesce a far della sua abilità di pittrice qualcosa di noto che diventa anche la sua dote matrimoniale. Mostra che può essere all’altezza degli uomini anticipando le donne del Novecento. È una grande ritrattista, ha dipinto pochi quadri di d’oggetto religioso”.

La Madonna dell’Itria

Uno è la Madonna dell’Itria, ospitata nella chiesa dell’ex monastero della Santissima Annunziata a Paternò. Nel 1995 Alfredo Nicotra sostiene che si tratti di un quadro di Sofonisba e l’attribuzione, accolta dapprima con scetticismo, viene confermata dal ritrovamento sette anni dopo all’Archivio di Stato di Catania, di un atto di donazione della Anguissola prima di lasciare da vedova Paternò, dove aveva vissuto con il marito Moncada. Si tratta di una delle tavole più grandi dipinte dall’artista. Il restauro del dipinto è stato concluso a Cremona  nello scorso febbraio. Poi è stato esposto a Milano nella mostra “Le signore dell’arte” alla Galleria di Palazzo Reale a Milano insieme ad un autoritratto.“Tornerà in Sicilia l’anno prossimo – ha detto Patrizia Monterosso, direttore della Fondazione Federico II -. Stiamo lavorando per mostrarlo a Palermo in luglio a San Giorgio dei Genovesi, rinnovando l’emozione di celebrare questa grande artista nel luogo che ospita le sue spoglie mortali”. Una emozione palpabile quando, tra gli applausi, è stato deposto un mazzo di rose sulla tomba.

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