Palermo rende omaggio all’arte di Giusto Sucato

Si inaugura a Palazzo Sant’Elia una grande mostra antologica con un centinaio di opere realizzate tra il 1980 e il 2016

di Redazione

La parabola artistica di Giusto Sucato, tra invenzione e memoria. Oltre trent’anni di lavoro racchiusi in una grande mostra che si inaugura il 23 dicembre a Palermo, nelle sale di Palazzo Sant’Elia. Un centinaio di opere del pittore e scultore di Misilmeri, realizzate tra il 1980 e il 2016, saranno esposte in un’antologica curata da Nicolò D’Alessandro e voluta da Pablo Sucato, figlio dell’artista scomparso tre anni fa, che ha custodito in questi anni le opere del padre.

Giusto Sucato (foto Giovanni Franco)

Animato da una personalissima ricerca artistica sempre ancorata al territorio, Giusto Sucato fu maestro nel ridare vita agli oggetti d’uso quotidiano, riassemblati e rianimati in forme nuove. “Ha rivisto porte, pavimenti rivestiti con ceramiche decorate e rattoppi di cemento, pareti con decorazioni damascate, tetti, lamiere, legni e chiodi trasformati in altro – scrive D’Alessandro nella nota critica sul catalogo della mostra – . Ha ricercato e rintracciato porte abbandonate di vecchie case di Misilmeri, di Godrano e dei paesi vicini, ha recuperato vecchie sedie, sfruttandone le caratteristiche stesse. Ha formulato, così, attraverso materiali di scarto e recuperi impensabili, tra invenzione e memoria, un’arte di denuncia e nello stesso tempo una sorta di poetico approccio alla realtà, risignificandola”.

Protagonista insieme a Francesco Carbone di quel laboratorio culturale che negli anni ’80 del secolo scorso fu Godranopoli, Sucato è stato un artista prolifico e vivace, sempre alla ricerca di nuovi linguaggi. Così lo ricorda il giornalista e amico Giovanni Franco, in una sua testimonianza riportata nel catalogo: “A casa sua, piena zeppa di opere anche di altri suoi ‘colleghi’, seduti intorno ad un tavolo per assaporare un piatto di spaghetti con la salsa di pomodoro, illustrava nuovi progetti in cantiere e rammentava episodi passati: quando, ad esempio incontrava Renato Guttuso in quello che era il chiassoso mercato della Vucciria dove, per un periodo, Sucato, gestì un locale per la vendita di vino, sfuso chiamato u Pirtusiddu”. “Erano tanti gli episodi da rammentare insieme – prosegue Franco – . Guai ad interromperlo. Ogni suo gesto o giornata passata insieme a lui all’insegna dell’ironia e della raffinata intelligenza rimangono impresse nella mia memoria”.

Giusto Sucato al lavoro (foto Giovanni Franco)

L’antologica, organizzata dalla Fondazione Sant’Elia e visitabile fino al 28 febbraio, attraversa tutto il percorso artistico di Sucato: dai disegni alle pitture, fino alle tante sculture, installazioni in legno, ferro, totem, sedie, libri e altre composizioni realizzate la maggior parte con materiali imprevedibili. “Questa mostra è un atto doveroso di omaggio ad un artista pregevole, è un conforto a quanti, familiari ed amici, – dice il sindaco Leoluca Orlando –  lo hanno conosciuto e apprezzato, è anche la conferma del contributo di cambiamento che proietta l’artista nel futuro, più avanti della stessa realtà che lo circonda”.

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