Palermo prega la Santuzza: “Liberaci dal virus”

Non si fermano i pellegrinaggi al santuario di Monte Pellegrino, molti i fedeli che invocano un nuovo miracolo come quattro secoli fa, durante la storica epidemia di peste

di Giulio Giallombardo

Un cammino composto e silenzioso, rigorosamente a distanza di sicurezza. Quattrocento anni dopo, si torna a pregare la Santuzza perché faccia un nuovo miracolo, fermando un’altra epidemia. Un tempo era la peste, oggi un virus di cui si sa poco e che sta facendo paura al mondo. Mentre l’Italia si ferma, a Palermo c’è chi preferisce salire – anche a piedi – in cima a Monte Pellegrino, facendo una preghiera a Santa Rosalia. Non sono in tanti, ovviamente, ma i fedeli in visita al santuario non mancano anche in questi giorni in cui uscire fuori da casa è una diventata una minaccia.

Uno dei messaggi sul libro del santuario

“Santa Rosalia liberaci da questo virus come hai già fatto tanto tempo fa” e ancora “Signore, intercedi con la nostra venerata Santa Rosalia affinché venga sconfitto questo male, che sta colpendo gravemente la popolazione mondiale. Aiutaci a risollevarci. Rimani vicino a tutte le famiglie”. Queste sono solo alcune delle invocazioni scritte sul libro all’ingresso del santuario, frequentato in questi giorni non solo dai palermitani, ma anche da alcuni stranieri: non mancano, infatti, messaggi in inglese e anche in lingua tamil.

L’avviso al santuario

“Ho chiesto di rispettare le distanze di sicurezza anche durante il percorso che alcuni fedeli fanno a piedi per raggiungere il santuario – dice a Le Vie dei Tesori News, Gaetano Ceravolo, reggente del santuario di Santa Rosalia – . Muovendomi in auto, in effetti, ho visto alcune persone salire, camminando a una certa distanza l’uno dall’altro”. Cambiano le abitudini, dunque, anche per la tradizionale “acchianata”, mentre le messe pubbliche – come previsto dalla diocesi – sono sospese. Il santuario e la grotta, però, restano aperti per consentire ai fedeli di fare una pregheria o lasciare un messaggio per la Santuzza, mentre ogni giorno viene celebrata una messa nella piccola cappella privata.

La teca con la statua di Santa Rosalia

“Ho avuto modo di parlare in questi giorni con alcuni fedeli – racconda don Ceravolo, che ha deciso di spostare due reliquie della Santa nella teca della grotta – . Molti sono sfiduciati e disorientati, un po’ come tutti noi, altri più fiduciosi e ottimisti. In tanti sono preoccupati per i familiari che vivono al Nord, nelle zone più colpite dall’epidemia, altri raccontano di parenti che sono tornati in Sicilia, con il recente controesodo, adesso pentiti per averlo fatto. Tutti vengono da me chiedendo una benedizione”.

Uno dei messaggi sul libro del santuario

La stessa che i palermitani, flagellati dalla peste, chiesero alla Santuzza per liberare la città dalla “morte nera”, arrivata su un vascello proveniente da Tunisi nel maggio del 1624. Il 15 luglio dello stesso anno su Monte Pellegrino furono ritrovate le ossa poi attribuite alla Santuzza, mentre il 9 giugno dell’anno dopo, durante la processione delle reliquie – secondo la tradizione – gli ammalati iniziarono a guarire e il male fu debellato. Un “miracolo” adesso atteso non solo dai palermitani, ma dal mondo intero.

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