Palermo nel dopo Covid: visioni di una città possibile

Quattro progetti per reinventare spazi urbani, dal centro alla periferia, tra corridoi ecologici, teatri all’aperto e zone flessibili per la cultura

di Redazione

Ripensare Palermo all’insegna della socialità, immaginando nuovi spazi per il futuro post-pandemico. La spiaggia di Vergine Maria trasformata in teatro all’aperto; piazzale Ungheria che diventa giardino, con un’arena e postazioni per la lettura o la meditazione; nuovi corridoi urbani con oltre 61 chilometri per la mobilità dolce e spazi flessibili per la cultura, tra la cittadella universitaria e corso Calatafimi. Socialità e sicurezza tenute insieme da quattro idee progettuali “cucite” su specifiche aree di Palermo, ma esportabili in contesti urbani con caratteristiche simili: sono le proposte vincitrici del concorso RiModulor, lanciato nell’agosto scorso dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Palermo per invitare i giovani professionisti a proporre soluzioni con cui ripensare i luoghi pubblici all’aperto nella nuova realtà post-Covid.

Render del teatro di Vergine Maria

Tra i settori di studio indicati dal bando, la mobilità come fattore trainante degli interscambi nella rete cittadina e la cultura come chiave sia per il riuso di edifici e luoghi storici, sia per la vita sociale nelle piazze e nelle vie. I partecipanti, ingegneri di età non superiore ai 40 anni e in regola con l’iscrizione, hanno prodotto una rappresentazione grafica dell’area di studio nello stato attuale, la definizione planimetrica della nuova idea progettuale e una valutazione di fattibilità dell’opera. Per i vincitori previsti premi da duemila euro in forma di bonus. Tutti gli elaborati, premiati e non, saranno poi esposti in una mostra.

Il progetto del teatro all’aperto

Così, nel progetto “Un teatro per Vergine Maria” di Marco Bellomo, prodotto in team con le colleghe Martina Famoso e Luisa Lombardo, si immagina uno spazio all’aperto nella parte più interna della spiaggia accanto all’antica tonnara Bordonaro. L’elaborato prevede una modellazione del suolo (ma senza consumo di suolo) per creare sulla parte più interna dell’arenile un teatro a cielo aperto destinato a spettacoli e attività didattiche. Il nuovo manufatto è pensato in pietra bianca di Custonaci, materiale caratterizzato da un’eccezionale resistenza agli urti e da un fondo in color avorio chiaro.

L’area antistante il teatro è polifunzionale e dedicata alle attività diurne o notturne come per esempio la palestra o gli sport. In questa zona pavimenti energetici garantiscono, per induzione elettromagnetica, la conversione del movimento dovuto all’attività fisica, e quindi dell’energia cinetica, in energia elettrica, in modo da supportare, fra l’altro, illuminazione, postazioni di ricarica, area attrezzata per il picnic, area bambini e connessione wifi. La parte soprastante il teatro, a circa 3 metri di quota, comprende un nuovo allestimento a verde nel quale fa da protagonista la macchia mediterranea: agavi, palme, pini marittimi, fichi d’india, oleandri, carrubi ed eucalipti.

La sezione del progetto di piazzale Ungheria

Gabriele Romano, invece, nel suo progetto “Piazzale Ungheria: vivere e (ri)conoscere gli spazi pubblici”, ha immaginato parte della piazza come un giardino con funzione di filtro rispetto ai flussi pedonali principali. Elemento caratterizzante è un’arena con impianto audio per manifestazioni culturali o attività libere, queste ultime da segnalare in anticipo telematicamente tramite app. Attraverso l’impianto di amplificazione dell’arena sarà possibile trasmettere in diretta concerti e opere in scena al teatro Politeama e al Teatro Massimo, e così consentirne in forma diversa l’ascolto a quanti non potranno assistervi di presenza in caso di limitazioni anti-Covid. La nuova piazza si articola in un sistema di sedute intorno a specchi d’acqua configurato in modo da favorire l’aggregazione in una dimensione raccolta e nel rispetto del distanziamento interpersonale.

Tavola del progetto Biciplan

“Biciplan”, elaborato dall’ingegnere Andrea D’Amore, con i colleghi Eleonora Abbate, Guido Bonfardeci e Alida Schifano, “ha l’obiettivo – spiegano i progettisti nella relazione illustrativa – di favorire una mobilità attiva e sicura con aumento degli spostamenti a zero emissioni”. Partendo dall’esigenza di collegare i principali nodi urbani – tra stazioni ferroviarie, terminal del tram e autobus, scuole e università – il progetto disegna 61,5 chilometri di nuovi corridoi urbani ecologici che si aggiungono e si ricollegano alle piste ciclabili esistenti in via Dante, via del Fante e sull’asse lungomare.

Mappa del progetto Biciplan

Tra le grandi strade su cui vengono collocati i percorsi figurano via Roma, via Sciuti, corso Calatafimi e via Cavour. La proposta progettuale predilige corridoi monodirezionali che seguano gli attuali flussi di marcia delle automobili, per una maggiore sicurezza degli utenti deboli e per ridurre i margini per comportamenti non consoni come per esempio la sosta selvaggia dei veicoli. In base al computo metrico estimativo, il costo totale dell’intervento sarebbe di 13,8 milioni di euro, pari a di 226,55 euro per metro lineare.

Progetto Giardini di vita

Infine, “Giardini di vita” è l’idea progettuale di Sara La Paglia, che scommette sulla realizzazione di spazi flessibili, che diventino all’occorrenza teatri, sale conferenze, luoghi espositivi o ludici mediante allestimenti rapidi e reversibili. L’area presa in considerazione è quella Università-Indipendenza-Pisani-Calatafimi, sede di operazioni di riqualificazione già attuate, e include aree libere, parchi e aree verdi, edifici in disuso, beni di interesse storico e culturale, aree ad uso didattico e sportivo. Sviluppato, fra l’altro, il progetto di un arredo urbano modulare, economico, sostenibile e flessibile che, installato secondo configurazioni prestabilite per assicurare il distanziamento fisico in linea con le norme anti-Covid, consente lo svolgimento delle attività culturali e sociali negli spazi pubblici all’aperto in condizioni di sicurezza.

“Dalla visione, dalla sensibilità e dalla competenza dei nostri professionisti più giovani arriva un contributo concreto – sottolinea Vincenzo Di Dio, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Palermo – per una riflessione pubblica collettiva che lo stato di cose provocato dalla pandemia di Coronavirus oramai ci impone, costringendoci ad adattare il modo di incontrarsi in tutti gli ambiti della vita quotidiana, lavorativi e non. Questo cambiamento di prospettiva è un grande tema che riteniamo non possa essere lasciato alle scelte estemporanee dei singoli ma che debba, al contrario, essere guidato da criteri e modelli ampiamente condivisi”.

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