Palazzo Butera, viaggio nella “reggia” che diverrà museo

Costruito nel 1692, da semplice casina fu progressivamente trasformato in uno degli edifici monumentali più importanti della città

di Emanuele Drago*

Se c’è a Palermo un palazzo che meglio rappresenta la temperie della città settecentesca, questo è certamente Palazzo Butera. Edificato nel 1692 su un’area in cui si sorgevano una serie di edifici, da semplice casina fu progressivamente trasformato in una sorta di “reggia” cittadina, la cui facciata monumentale si stagliava – fatto assolutamente inedito per la città – sul fronte a mare. Commissionata dal duca Branciforti Girolamo Martini al grande architetto del Barocco palermitano, Giacomo Amato, nel corso degli anni subì varie trasformazioni, complice anche un un drammatico incendio.

Soffitto affrescato

Il momento di massimo splendore del palazzo fu raggiunto nell’ultimo trentennio del Settecento, con il figlio del principe di Butera, quell’Ercole Michele Branciforti e Pignatelli, principe di Pietraperzia, che fu protagonista della vita politica e culturale del tempo. Tra le tante iniziative culturali promosse dal buon Ercole, si ricorda la partenza nel 1784 di una mongolfiera dalle terrazze del Palazzo, esattamente un anno dopo il primo volo pubblico che i fratelli Montgolfier fecero compiere al loro aerostato ad Annonay. In quegli anni Ercole Branciforte, oltre ad ereditare il titolo di principe di Butera, accolse nel suo palazzo uomini di cultura e viaggiatori quali Dominique-Vivant Denon, Jean-Pierre Houel e Friedrich Münter. Grazie ad ulteriori imparentamenti, prima con i Lanza e poi con i Florio, il prestigio di questa antica casata di origine normanna si accrebbe ulteriormente, tant’è che non vi fu sovrano o illustre personalità in visita a Palermo che non facesse visita al palazzo e non si affacciasse dalla sontuosa terrazza che dava sul mare.

Gli anni passarono e dopo alterne vicende, esattamente nel 1982, gli ultimi proprietari ripresero in gestione il palazzo, che venne utilizzato come sede di fiere d’antiquariato, convegni, concerti e ricevimenti. E questo fino al 2016, ovvero fino al giorno in cui la piccola “reggia” di Palermo è entrata a far parte delle mire dell’imprenditore e collezionista lombardo Massimo Valsecchi, il quale, insieme alla moglie Francesca, l’ha acquistato per dodici milioni di euro (si disse con proventi ricavati dalla vendita di un solo Richter) col preciso scopo di trasformarlo in polo museale dentro cui verrà esposta la sua importante collezione d’arte.

Sala neogotica

Eppure, prima ancora di farsi abbagliare da questo progetto, Valsecchi sembra avrebbe voluto donare parte della sua collezione al Getty Museum di Los Angeles. Poi però vi fu l’incontro con Palermo e il palazzo Butera, e nacque così l’idea di realizzarvi un grande polo museale dove esporre la propria personale raccolta. La collezione avrà come obiettivo quello di mettere insieme, in una specie di esperimento inedito, i vertici della produzione artistica di diverse epoche storiche e di varie culture. Si tratterà di una collezione di grande livello – non a caso una prestigiosa rivista internazionale, prima che fosse destinata a Palermo, la definì come la grande collezione privata che Londra avrebbe dovuto conoscere – in cui, in mezzo a notevoli artisti come Annibale Carracci, Andy Warhol, Gerhard Richter e Gilbert & George, si aggiungeranno anche numerosi reperti di arte antica e maioliche.

Ora, in attesa di poterla finalmente apprezzare dal vivo, non resta che godere del magnifico palazzo. Si tratta di ben settemila metri quadrati affacciati sul Foro Italico e i cui luoghi sono così distinti: un piano dedicato alle mostre, un piano dedicato alla collezione e un piano dedicato alle residenze. Tra le stanze che lasciano senza fiato vi è indubbiamente la sala neogotica, primo chiaro esempio dell’integrazione che all’interno del palazzo è stata realizzata tra antico e contemporaneo. Per la stanza due artisti francesi contemporanei, Anne e Patrick Poirier, hanno disegnato un tappeto realizzato in Nepal e una serie di specchi colorati, eseguiti sul modello delle vetrate delle cattedrali francesi. Le iscrizioni, in greco e in latino, rimandavano alle varie stratificazione culturali che stanno alla base del Dna del capoluogo siciliano.

Fallen Fruit, “Theatre of the Sun”

Ma il palazzo ha lasciato dei significativi ricordi anche quando, in pieno cantiere aperto, ha ospitato, durante la Biennale di Arte contemporanea, Manifesta 12, delle suggestive istallazioni. Tra le diverse sarà difficile dimenticare la bellissima installazione all’interno del progetto “Il Giardino Planetario. Coltivare la Coesistenza” e realizzata dall’artista Fallen Fruit: una suggestiva carta da parati in cui dei grovigli psichedelici di rami e foglie si muovevano su una tinta sfumata invadendo ogni parete. Davvero un angolo suggestivo.

Usciti nel grande terrazzo da cui passarono i più importanti sovrani d’Europa, si ci può sporgere oltre l’inferriata, in quella che è ricordata come l’antica passeggiata delle Cattive. Infine, un’altra scoperta è possibile fare visitando i magazzini del piano terra; qui infatti, fin dagli anni Cinquanta, prima che venisse trasferita nel vano dello scalone del Palazzo dei Normanni, si trovava la carrozza d’oro. Un reperto di storia materiale che venne utilizzato dal registra francese Jean Renoir nell’omonimo film, appunto la “Carrozza d’oro”, in cui tra l’altro recitò la straordinaria Anna Magnani. A dimostrazione, per chi ancora nutrisse qualche dubbio, che le storie di Palermo non sono solo fortemente stratificate, ma anche fortemente correlate.

*Docente e scrittore

Costruito nel 1692, da semplice casina fu progressivamente trasformato in uno degli edifici monumentali più importanti della città

di Emanuele Drago*

Se c’è a Palermo un palazzo che meglio rappresenta la temperie della città settecentesca, questo è certamente Palazzo Butera. Edificato nel 1692 su un’area in cui si sorgevano una serie di edifici, da semplice casina fu progressivamente trasformato in una sorta di “reggia” cittadina, la cui facciata monumentale si stagliava – fatto assolutamente inedito per la città – sul fronte a mare. Commissionata dal duca Branciforti Girolamo Martini al grande architetto del Barocco palermitano, Giacomo Amato, nel corso degli anni subì varie trasformazioni, complice anche un un drammatico incendio.

Soffitto affrescato

Il momento di massimo splendore del palazzo fu raggiunto nell’ultimo trentennio del Settecento, con il figlio del principe di Butera, quell’Ercole Michele Branciforti e Pignatelli, principe di Pietraperzia, che fu protagonista della vita politica e culturale del tempo. Tra le tante iniziative culturali promosse dal buon Ercole, si ricorda la partenza nel 1784 di una mongolfiera dalle terrazze del Palazzo, esattamente un anno dopo il primo volo pubblico che i fratelli Montgolfier fecero compiere al loro aerostato ad Annonay. In quegli anni Ercole Branciforte, oltre ad ereditare il titolo di principe di Butera, accolse nel suo palazzo uomini di cultura e viaggiatori quali Dominique-Vivant Denon, Jean-Pierre Houel e Friedrich Münter. Grazie ad ulteriori imparentamenti, prima con i Lanza e poi con i Florio, il prestigio di questa antica casata di origine normanna si accrebbe ulteriormente, tant’è che non vi fu sovrano o illustre personalità in visita a Palermo che non facesse visita al palazzo e non si affacciasse dalla sontuosa terrazza che dava sul mare.

Gli anni passarono e dopo alterne vicende, esattamente nel 1982, gli ultimi proprietari ripresero in gestione il palazzo, che venne utilizzato come sede di fiere d’antiquariato, convegni, concerti e ricevimenti. E questo fino al 2016, ovvero fino al giorno in cui la piccola “reggia” di Palermo è entrata a far parte delle mire dell’imprenditore e collezionista lombardo Massimo Valsecchi, il quale, insieme alla moglie Francesca, l’ha acquistato per dodici milioni di euro (si disse con proventi ricavati dalla vendita di un solo Richter) col preciso scopo di trasformarlo in polo museale dentro cui verrà esposta la sua importante collezione d’arte.

Sala neogotica

Eppure, prima ancora di farsi abbagliare da questo progetto, Valsecchi sembra avrebbe voluto donare parte della sua collezione al Getty Museum di Los Angeles. Poi però vi fu l’incontro con Palermo e il palazzo Butera, e nacque così l’idea di realizzarvi un grande polo museale dove esporre la propria personale raccolta. La collezione avrà come obiettivo quello di mettere insieme, in una specie di esperimento inedito, i vertici della produzione artistica di diverse epoche storiche e di varie culture. Si tratterà di una collezione di grande livello – non a caso una prestigiosa rivista internazionale, prima che fosse destinata a Palermo, la definì come la grande collezione privata che Londra avrebbe dovuto conoscere – in cui, in mezzo a notevoli artisti come Annibale Carracci, Andy Warhol, Gerhard Richter e Gilbert & George, si aggiungeranno anche numerosi reperti di arte antica e maioliche.

Ora, in attesa di poterla finalmente apprezzare dal vivo, non resta che godere del magnifico palazzo. Si tratta di ben settemila metri quadrati affacciati sul Foro Italico e i cui luoghi sono così distinti: un piano dedicato alle mostre, un piano dedicato alla collezione e un piano dedicato alle residenze. Tra le stanze che lasciano senza fiato vi è indubbiamente la sala neogotica, primo chiaro esempio dell’integrazione che all’interno del palazzo è stata realizzata tra antico e contemporaneo. Per la stanza due artisti francesi contemporanei, Anne e Patrick Poirier, hanno disegnato un tappeto realizzato in Nepal e una serie di specchi colorati, eseguiti sul modello delle vetrate delle cattedrali francesi. Le iscrizioni, in greco e in latino, rimandavano alle varie stratificazione culturali che stanno alla base del Dna del capoluogo siciliano.

Fallen Fruit, Theatre of the Sun

Ma il palazzo ha lasciato dei significativi ricordi anche quando, in pieno cantiere aperto, ha ospitato, durante la Biennale di Arte contemporanea, Manifesta 12, delle suggestive istallazioni. Tra le diverse sarà difficile dimenticare la bellissima installazione all’interno del progetto “Il Giardino Planetario. Coltivare la Coesistenza” e realizzata dall’artista Fallen Fruit: una suggestiva carta da parati in cui dei grovigli psichedelici di rami e foglie si muovevano su una tinta sfumata invadendo ogni parete. Davvero un angolo suggestivo.

Usciti nel grande terrazzo da cui passarono i più importanti sovrani d’Europa, si ci può sporgere oltre l’inferriata, in quella che è ricordata come l’antica passeggiata delle Cattive. Infine, un’altra scoperta è possibile fare visitando i magazzini del piano terra; qui infatti, fin dagli anni Cinquanta, prima che venisse trasferita nel vano dello scalone del Palazzo dei Normanni, si trovava la carrozza d’oro. Un reperto di storia materiale che venne utilizzato dal registra francese Jean Renoir nell’omonimo film, appunto la “Carrozza d’oro”, in cui tra l’altro recitò la straordinaria Anna Magnani. A dimostrazione, per chi ancora nutrisse qualche dubbio, che le storie di Palermo non sono solo fortemente stratificate, ma anche fortemente correlate.

*Docente e scrittore

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2 Comments

  1. Ho un ricordo ancora molto presente , del palazzo Butera era l’ anno 1946 , trovandomi a Palermo con la famiglia , percorrendo corso V. Emanuele superata piazza Marina in prossimità di Porta a Mare , il mio sguardo è attratto da una parete crollata per il bombardamento del palazzo, che poi seppi del Butera, Da questa apertura ho notato come un interno di piccolo teatro con palcoscenico e palchetti, chiarissima era la raffigurazione di un proscenio , ancora con il sipario impolverato dalla caduta dei calcinacci. Decorazioni e affreschi ancora si notavano nelle rimanenti parti del soffitto. Particolari tutti che sono rimasti impressi nei ricordi. Tramite lettura di libri su storici su Palermo del periodo settecentesco ho appreso che, uno dei principi di Butera era appassionato di commedie e spesso invitava gli amici a delle recitazioni nel proprio palazzo alla marina.

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