Nuove scoperte sul bagno ebraico di San Filippo

Studi recenti confermano che la struttura ipogea sotto la chiesa nel rione della Giudecca, a Ortigia, è un vero e proprio miqveh

di Redazione

Nuova luce sui miqveh di Ortigia, gli antichi bagni rituali ebraici che si trovano nel sottosuolo della piccola isola, cuore di Siracusa. Studi recenti confermano che la struttura ipogea sotto la chiesa di San Filippo Apostolo, nel rione della Giudecca, è un vero e proprio miqveh. Se ne è discusso ieri nel corso di un incontro a Palazzo Vermexio, organizzato dall’Istituto superiore di scienze religiose San Metodio, a cui hanno partecipato i due archeologi protagonisti degli studi recenti, Yonatan Adler, docente di archeologia della Ariel University di Gerusalemme, e Nadia Zeldes della Ben Gurion university del Negev.

La chiesa di San Filippo Apostolo

Quello di San Filippo, dunque, era quasi con certezza una vasca sacra, che, nella tradizione ebraica, serviva a riacquistare quella che viene definita “purità rituale”, condizione esclusiva per poter varcare le porte del tempio. “L’iscrizione ebraica ritrovata e il tipo di struttura ci portano alla conclusione che il luogo che si trova sotto la chiesa di San Filippo apostolo è un miqveh”, ha spiegato Adler, studioso che ha dedicato gran parte dei suoi studi ai miqveh di tutta Europa. “In Israele ne conosciamo circa mille – ha aggiunto l’archeologo, che è arrivato per la prima volta a Siracusa a febbraio dell’anno scorso – e alcuni risalgono al Medioevo. La struttura che si trova sotto San Filippo apostolo sembra un miqweh medievale: la recente scoperta di un’iscrizione in lingua ebraica è una prova importante nella ricostruzione della storia del miqveh”.

Antica lastra ebraica scoperta a Siracusa

Adler ha fatto riferimento alle ricerche di Giuseppe Capodieci, che identifica tre miqveh a Siracusa. Uno sarebbe, appunto, quello posto sotto la chiesa di San Filippo, dove si pensa sorgesse la sinagoga, un altro è quello detto miqveh di Casa Bianca” dal nome della famiglia che abitava in passato il caseggiato di Ortigia posto in via Alagona e ora divenuto Hotel Residence “Alla Giudecca” di proprietà della marchesa Amalia Danieli, visitabile quotidianamente ad orari ben precisi. Il terzo invece si trova in vicolo dell’Oliva e anch’esso si trova sotto un’ulteriore abitazione privata. “Adesso abbiamo una prova archeologica chiara e in sito che fa un collegamento fra la struttura e la comunità ebraica”, ha chiarito Adler.

Secondo Nadia Zeldes, questo miqveh sono sarebbe stato terminato, poiché la struttura non è completa. “Per qualche ragione – spiega la studiosa – si sono fermati ed una delle spiegazioni può essere l’espulsione degli ebrei: furono cacciati dalla Spagna nel 1391 e buona parte di essi emigrarono in Sicilia e tra le città dove vi fu una colonia c’era certamente Siracusa. Nel 1492 gli ebrei furono costretti a lasciare l’isola, per cui è presumibilmente che in questo arco temporale possa essere stato edificato il miqveh che però forse non fu portato a termine”.

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