Nuova luce sulle misteriose grotte di San Giovanni a Sambuca

Si torna a indagare sul complesso preistorico che custodisce centinaia di graffiti tra i più importanti del Mediterraneo. Un luogo unico che potrà inserirsi tra i percorsi di visita del borgo agrigentino

di Lilia Ricca

Il complesso preistorico delle grotte di San Giovanni a Sambuca di Sicilia, poste su un impianto collinare vicino al lago Arancio e alla Torre di Cellaro, si appresta a rivelare nuove e importanti scoperte grazie ad uno studio promosso dall’amministrazione comunale, condotto dall’archeologo Fabio Cavulli, dall’archeoastronomo Andrea Orlando e dal fotografo Emilio Messina, con la collaborazione della Soprintendenza di Agrigento. Un luogo singolare già scoperto dallo studioso menfitano, esperto di archeologia e preistoria Rocco Riportella, poi analizzato insieme a Sebastiano Tusa e Cecilia Buccellato, che comprende una considerevole quantità di incisioni rinvenute sulle pareti rocciose, l’una accanto all’altra, in verticale, oltre a figure triangolari – sono più di 400 le incisioni all’interno dei tre ripari – che non ha eguali nell’intera architettura preistorica.

Il complesso delle grotte di San Giovanni (foto Andrea Orlando)

Mentre le figure geometriche, riconducibili a delle vulve, insieme ad altre incisioni sono ascrivibili all’Epigravettiano (15.000 anni fa circa), tracce di pigmento rosso e nero compongono figure attribuibili all’inizio del periodo Neolitico (6000-3500 avanti Cristo) .I rilievi si avvarranno di tecnologie avanzate che permetteranno nuovi studi e potrebbero aiutare a riscrivere l’antropizzazione di questo territorio e della più ampia narrativa preistorica. I ripari di San Giovanni che arricchiscono la storia millenaria del territorio di Sambuca dopo essere stati valorizzati, si potranno inserire in un contesto culturale che comprende il lago Arancio e il palmento della Risinata, le tombe a camera di contrada Scoma, il fortino di Mazzallakkar (ve ne abbiamo parlato qui), la gola della Tardara, la grotta della Lisaredda, ricca di stalattiti e stalagmiti, e i resti dei mulini ad acqua attorno al bacino artificiale.

Una delle iscrizioni parietali (foto Andrea Orlando)

Lo studio di Riportella custodito nel libro “Il complesso di San Giovanni a Sambuca di Sicilia”, edito dalla sede di Sambuca dell’Archeoclub d’Italia, trae spunto dai numerosi ritrovamenti di manufatti silicei e dalle scoperte di arte figurativa e parietale preistorica fatti nell’estate del 1986, nell’agro di contrada San Giovanni. Sulla superficie della scarpata sottostante ai ripari sono stati rinvenuti alcuni ciottoli con vistose incisioni di animali di piccole e medie dimensioni. Scoperte fatte insieme all’ispettore onorario dell’assessorato regionale dei Beni Culturali, conoscitore e studioso del territorio, Vito Gandolfo, che vennero presentate all’11esimo congresso dell’Uispp (l’Unione internazionale per le scienze preistoriche) a Magonza, in Germania, nel 1987 dal presidente del Centro siciliano di studi preistorici e protostorici di Agrigento, Gerlando Bianchini.

Il gruppo di lavoro (foto Giuseppe Cacioppo)

Ulteriori riscontri, acquisizioni e approfondimenti hanno contribuito alla necessaria divulgazione sull’antico sviluppo dell’arte preistorica in Sicilia limitata fino a quel momento ai complessi delle grotte dell’Addaura a Palermo, di Cala dei Genovesi di Levanzo, dei Cavalli e dell’Uzzo a San Vito Lo Capo. Il riparo più interessante del complesso di San Giovanni è il secondo sulla parete del costone (riparo A/Riportella) di notevoli dimensioni – circa 5 metri di altezza e 12,50 metri di larghezza – con una parete di fondo leggermente arcuata e lucidata dal vello di animali, per un’altezza di circa un metro, dove sono presenti circa 400 incisioni lineari verticali e geometriche, diverse tra loro sia per lunghezza – le dimensioni variano tra i 48 e i 2 centimetri – che per la marcatura dell’incisione.

Incisioni nel Riparo A (foto Giuseppe Cacioppo)

L’elemento lineare è uno dei grafemi più ricorrenti nell’ambito delle manifestazioni parietali mediterranee tra il tardo Paleolitico e il Neolitico. I raggruppamenti di linee incise, in genere verticali, sono presenti in numerose grotte siciliane, e sono diffuse sia in Europa, che nel Mediterraneo e in Nord Africa. “Particolarmente interessanti sono i confronti con i cosiddetti ‘traits capsiens’, incisi su pietre o sulle pareti dei ripari nord-africani, datati al Neolitico, di tradizione capsiana. Quest’ultimo confronto assume particolare importanza se si mette in relazione alla possibile esistenza di contatti fra l’Africa settentrionale algero-tunisina e la Sicilia durante il Mesolitico”, scriveva nel 2012 Cecilia Albana Buccellato.

Incisione triangolare (Foto Giuseppe Cacioppo)

Il complesso di Sambuca è il più ricco finora ritrovato in Italia e forse nell’intero Mediterraneo. Date le sue caratteristiche non sembra aver avuto funzione abitativa, sembra piuttosto un luogo adibito a funzioni simboliche di tipo sacrale, luogo di incontro per la comunità del comprensorio, nel periodo tra l’Epigravettiano e il Mesolitico. “Gli elementi lineari, pur non mostrando un ordine, talvolta danno l’impressione di essere raggruppati in insiemi caratterizzati da analogie nell’incidenza del solco e mostrano chiaramente di essere un insieme fortemente unitario”, scriveva Sebastiano Tusa.

Sepoltura in contrada Scoma

L’altro riparo (B/Riportella) è invece di modesta profondità e ad altezza umana. La roccia è ricoperta da uno strato di concrezione calcarea “a buccia d’arancia”, sulla quale, in senso verticale, si osserva un alone rossastro con tratti bruni e rosso più vivo. Si tratta probabilmente di un’immagine in bicromia, bruno e rosso ocra, resa evanescente per l’esposizione agli agenti atmosferici: accanto a figure antropomorfe stilizzate in rosso, sono presenti “figure alberiformi a catenella”, il cui significato rimane ancora incerto.

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