Quel tesoro del Seicento che nessuno vuole

È di nuovo all’asta Palazzo Sammartino, nel centro storico di Palermo. Il prezzo è sempre più basso, nel tentativo di trovare finalmente un proprietario che possa ristrutturarlo, ma le speranze sembrano affievolirsi

di Giulio Giallombardo

La migliore offerta, che non arriva mai. È sempre più basso il prezzo a base d’asta con cui il Comune di Palermo vuole vendere Palazzo Sammartino. Dopo il precedente tentativo andato a vuoto lo scorso giugno, una nuova gara con procedura aperta sarà celebrata il 14 settembre, nella speranza di trovare finalmente un proprietario per lo storico edificio secentesco di via Lungarini, alle spalle di piazza Marina.

L’edificio non è proprio in salute. Praticamente abbandonato da anni, è ridotto quasi un rudere. Una nota che stride con il buono stato dei palazzi storici che lo circondano, a partire dall’adiacente Palazzo Rostagno, sede dell’Avvocatura comunale o di Palazzo Mirto. La facciata è praticamente sparita, resiste soltanto il grande balcone settecentesco sopra il portone d’ingresso, retto da tre mensole inclinate. Il resto praticamente non esiste più, solo ringhiere sospese nel vuoto e finestre che lasciano intravedere le stanze sventrate all’interno. Tremila metri quadrati di edificio che sta collassando su se stesso.

Da diversi anni, il Comune, che non ha fondi per la ristrutturazione del bene, cerca di venderlo, ma finora non ha trovato ancora nessuno disposto a comprarlo. Il prezzo di partenza è sceso ancora: da un milione e 600mila euro dell’asta di giugno, si è arrivati adesso ad un milione e 440mila euro. Considerato che fino a pochi anni fa il prezzo partiva da due milioni, adesso il valore dell’immobile si è ridotto di circa un terzo. Di questo passo, se anche stavolta l’asta andrà deserta, il prezzo verosimilmente scenderà ancora, e a quel punto, forse, il Comune potrebbe pensare di svenderlo del tutto.

Al contrario, se Palazzo Sammartino dovesse avere un nuovo proprietario, questi – si legge nell’avviso pubblicato dal Comune – dovrà assicurare che “la futura destinazione d’uso sia compatibile con il carattere storico ed artistico dell’immobile”, così da “non arrecare danno alla sua conservazione”. In ogni caso, nel contratto di compravendita dovrà espressamente essere indicato il divieto per l’acquirente di alienare a terzi l’immobile entro i cinque anni dalla stipula.

Non sappiamo ancora se presto terminerà l’agonia di Palazzo Sammartino, da salotto culturale della nobiltà palermitana, a vuoto relitto di cui sbarazzarsi, depredato e vandalizzato negli anni. Non sappiamo neanche se avrà la stessa sorte di un altro tesoro monumentale della città, Villa Alliata di Pietratagliata (di cui vi abbiamo parlato qui), recentemente venduta dopo anni di aste andate a vuoto. La cosa certa è che se un nuovo proprietario ci sarà, dovrà mettere mano al portafogli, perché per restaurarlo ci vorranno non meno di 5 milioni di euro. Un impegno importante per un palazzo (che è stato) importante.

È di nuovo all’asta Palazzo Sammartino, nel centro storico di Palermo. Il prezzo è sempre più basso, nel tentativo di trovare finalmente un proprietario che possa ristrutturarlo, ma le speranze sembrano affievolirsi

di Giulio Giallombardo

La migliore offerta, che non arriva mai. È sempre più basso il prezzo a base d’asta con cui il Comune di Palermo vuole vendere Palazzo Sammartino. Dopo il precedente tentativo andato a vuoto lo scorso giugno, una nuova gara con procedura aperta sarà celebrata il 14 settembre, nella speranza di trovare finalmente un proprietario per lo storico edificio secentesco di via Lungarini, alle spalle di piazza Marina.

L’edificio non è proprio in salute. Praticamente abbandonato da anni, è ridotto quasi un rudere. Una nota che stride con il buono stato dei palazzi storici che lo circondano, a partire dall’adiacente Palazzo Rostagno, sede dell’Avvocatura comunale o di Palazzo Mirto. La facciata è praticamente sparita, resiste soltanto il grande balcone settecentesco sopra il portone d’ingresso, retto da tre mensole inclinate. Il resto praticamente non esiste più, solo ringhiere sospese nel vuoto e finestre che lasciano intravedere le stanze sventrate all’interno. Tremila metri quadrati di edificio che sta collassando su se stesso.

Da diversi anni, il Comune, che non ha fondi per la ristrutturazione del bene, cerca di venderlo, ma finora non ha trovato ancora nessuno disposto a comprarlo. Il prezzo di partenza è sceso ancora: da un milione e 600mila euro dell’asta di giugno, si è arrivati adesso ad un milione e 440mila euro. Considerato che fino a pochi anni fa il prezzo partiva da due milioni, adesso il valore dell’immobile si è ridotto di circa un terzo. Di questo passo, se anche stavolta l’asta andrà deserta, il prezzo verosimilmente scenderà ancora, e a quel punto, forse, il Comune potrebbe pensare di svenderlo del tutto.

Al contrario, se Palazzo Sammartino dovesse avere un nuovo proprietario, questi – si legge nell’avviso pubblicato dal Comune – dovrà assicurare che “la futura destinazione d’uso sia compatibile con il carattere storico ed artistico dell’immobile”, così da “non arrecare danno alla sua conservazione”. In ogni caso, nel contratto di compravendita dovrà espressamente essere indicato il divieto per l’acquirente di alienare a terzi l’immobile entro i cinque anni dalla stipula.

Non sappiamo ancora se presto terminerà l’agonia di Palazzo Sammartino, da salotto culturale della nobiltà palermitana, a vuoto relitto di cui sbarazzarsi, depredato e vandalizzato negli anni. Non sappiamo neanche se avrà la stessa sorte di un altro tesoro monumentale della città, Villa Alliata di Pietratagliata (di cui vi abbiamo parlato qui), recentemente venduta dopo anni di aste andate a vuoto. La cosa certa è che se un nuovo proprietario ci sarà, dovrà mettere mano al portafogli, perché per restaurarlo ci vorranno non meno di 5 milioni di euro. Un impegno importante per un palazzo (che è stato) importante.

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