Nel castello di Giuliana tra leggende, fantasmi e tesori nascosti

Prima tappa del format Borghi dei Tesori On Air alla scoperta di storie, monumenti e tradizioni del piccolo paese del Palermitano

di Giulio Giallombardo

Visto dall’alto rappresenta un’aquila con le ali spiegate e il becco rivolto verso il borgo. Con la sua torre svettante sulla Valle del Sosio, è il custode silenzioso di Giuliana, un dedalo di vicoli adagiato a 700 metri nell’ultimo lembo a sud della provincia di Palermo. Ogni singola pietra del castello federiciano ha una storia da raccontare: tra le sue mura visse e morì nel 1405 Eleonora d’Aragona, una delle nobildonne più potenti dell’Isola. E come ogni castello che si rispetti, anche quello di Giuliana ha le sue leggende. Protagonista è il fantasma di Eleonora, figlia dell’infante Giovanni e nipote di Federico III d’Aragona, che soggiornò a Giuliana.

La torre del castello

Secondo la tradizione, lo spettro sta a guardia di un tesoro nascosto sotto il castello, e che verrà svelato soltanto a chi, in una notte di luna piena, compie per sette volte consecutive, con una candela accesa in mano, il tragitto tra la Cuba – una costruzione araba che si trova a nord-ovest di Giuliana – e il castello, senza che la fiamma si spenga. Una leggenda raccontata durante la prima tappa di Borghi dei Tesori On Air, un progetto nato sotto l’egida delle Vie dei Tesori, in collaborazione con i Comuni e le associazioni (ve ne abbiamo parlato qui).

Panorama dal castello

Proprio dal castello di Giuliana è iniziata la diretta del nuovo format, trasmessa su Instagram e condotta dalle Malìa Vibes, Marta e Giulia, le due giovani appassionate di Palermo diventate ambasciatrici della Sicilia con Le Vie de Tesori. Nel corso della diretta, organizzata in collaborazione con l’amministrazione comunale, Stefania Arcuri, guida ambientale escursionistica, ha mostrato le bellezze del castello federiciano, tra sale e terrazze da cui si gode una vista che spazia sulla valle del fiume Sosio. Basta affacciarsi dalla torre per rendersi conto di come il castello fosse un baluardo difensivo strategico per il territorio, facendo asse con le altre fortezze disseminate lungo la direttrice Corleone-Sciacca, con Zabut a ovest (l’odierna Sambuca), Caltabellotta a sud, Calatamauro a nord e il castello bizantino di Prizzi a est.

 

La sua forma irregolare lo rende unico tra i castelli siciliani, anche se è ancora incerta l’origine. La maggior parte degli storici dell’arte – si legge in una nota – ritengono che il castello di Giuliana sia esempio di quell’architettura militare autentica di Federico II di Svevia, anche se rappresenta al tempo stesso un’eccezione tra i castelli svevi dell’Isola. Ma la storiografia attribuisce la fondazione della fortezza giulianese ad un altro Federico II, cioè l’Aragonese, per alcuni Federico III. in nessuno dei due casi si ha una documentazione sicura, a parte alcuni regi diplomi dai quali si desume che Federico II d’Aragona, soggiornò nel 1332 a Giuliana, ovviamente nel castello che a quell’epoca doveva già certamente esistere.

Giuliana

Ma le bellezze del borgo non si fermano alla sua fortezza. La diretta è andata avanti con Maria Concetta Di Natale, accompagnatore turistico, tra i vicoli acciottolati di Giuliana che portano a un susseguirsi di chiese e dove abbiamo incontrato artigiani che si tramandano tradizioni antichissime. C’è chi lavora la ceramica, chi ricama su antichi telai, chi realizza cesti impagliati, chi fa la pasta a mano con i ferri da calza, chi impasta focacce e pani tradizionali.

Il forno Arcuri

L’ultima tappa del tour ha toccato, proprio, un forno che esiste da un secolo. Chiuso dal 1996, apre soltanto in occasioni speciali, come durante il presepe vivente che si svolge tra i vicoli del borgo. Il proprietario è Franco Arcuri che ne ha fatto il suo rifugio, riempiendolo di foto di famiglia e attrezzi da lavoro, raccondandoci che da neonato veniva adagiato a riposare dai nonni sui sacchi di farina. Ci sono ancora le tavole di legno dove si lasciava il pane a lievitare, la vecchia impastatrice e il forno che non si spegneva mai. Sempre vivo, come le tradizioni che ancora resistono.

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