Nasce il porto del futuro: un ponte tra il mare e la città

Affidati i lavori per le demolizioni che faranno spazio a nuovi edifici e terminal: così sarà ridisegnato il volto dello scalo marittimo di Palermo

di Giulio Giallombardo

La città “tutta porto” alla ricerca del suo mare. Per troppo tempo negato, spesso violato e sempre ammirato come un’oasi nel deserto. Palermo vuole rinsaldare il legame con l’immenso blu che le sta davanti, rituffarsi nell’acqua che la bagna e recuperare la memoria perduta. In questi giorni è stato posto un altro piccolo tassello del porto del futuro, uno dei tanti passi fatti negli ultimi anni verso ciò che diventerà una città nella città. L’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale ha da poco affidato i lavori per la demolizione di sette edifici che ostacolano la vista del mare ad esclusione delle palazzine che ospitano la Capitaneria di Porto e l’Agenzia delle Dogane, in corrispondenza del Varco Sammuzzo.

Il porto di Palermo

Si tratta di immobili – si legge nel bando – “totalmente privi di valore storico e architettonico, costruiti nell’ultimo quarantennio in modo disordinato senza seguire alcuna specifica tipologia costruttiva e con destinazione d’uso diversa da quella (impropria) alla quale sono oggi adibiti”. Con questo nuovo appalto, saranno demoliti l’ex sala pompe, il magazzino frigo, il locale ormeggiatori, gli uffici di Grandi navi veloci, il deposito bagagli, l’ex “bar del porto” e il basamento del capannone “Atlantica”, per una superficie complessiva stimata di 2.673 metri quadrati.

I silos del molo Piave durante la demolizione

Dopo la demolizione due anni fa dei grandi silos del molo Piave, che per mezzo secolo hanno custodito il grano che arrivava in città con le navi, prosegue la trasformazione del porto. Un progetto ambizioso portato avanti dall’Autorità di Sistema portuale, che nel 2018 ha bandito un concorso internazionale di idee per cambiare il volto dello scalo marittimo palermitano, aggiudicato al raggruppamento guidato dalla società Valle 3.0 di Roma, del quale fanno parte Ets spa Engineering and Technical Service, De Biasio Progetti e Hipro. Il bando aveva previsto, inoltre, la progettazione di due nuovi terminal, uno crocieristico e l’altro Ro-Ro, riservato ai traghetti (a cui si aggiungerà anche un terminal per gli aliscafi), e di un edificio che funzioni da interfaccia tra la città e il porto.

Pasqualino Monti

“È un grande progetto di riqualificazione che porta con sé la necessità di ricollocare in maniera più adeguata tutte le funzioni che in modo disordinato si svolgevano all’interno del porto – ha spiegato a Le Vie dei Tesori News, Pasqualino Monti, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale – . Demoliremo diversi edifici le cui funzioni sono state oggi ricollocate altrove. Altri, invece, saranno demoliti in futuro quando sul molo Piave sarà costruito il nuovo terminal in fase di progettazione definitiva, che sarà consegnata a giorni”. Le prossime demolizioni libereranno, dunque, gli spazi per la grande interfaccia che si affaccerà lungo la via Crispi, vera e propria porta di accesso e luogo di mediazione tra il sistema portuale e il tessuto urbano. Un progetto complessivo da 78 milioni di euro che interesserà una superficie di 44mila metri quadrati.

Render del dispositivo interfaccia città-porto (foto Valle 3.0)

“L’interazione tra città e porto – secondo il progetto della Valle 3.0 – è rappresentata da un sistema di spazi pubblici e giardini che disegnano la soglia a livello stradale rendendolo permeabile e fruibile, generando delle visuali attraverso gli assi di intersezione del tessuto urbano e dando vita a un nuovo paesaggio urbano”. Una struttura con terrazze e sopraelevazioni da cui, in un solo colpo d’occhio, si abbraccerà il mare e la città. “I percorsi in quota dell’interfaccia in piena continuità con il livello urbano – spiegano ancora i progettisti – piegano poi verso gli edifici della Stazione marittima e dei due nuovi terminal attraverso tre passerelle che connettono il dispositivo interfaccia con le strutture portuali viste come nuove ‘permanenze’ della città di Palermo”.

Render della riqualificazione del Molo trapezoidale

La città rinsalderà il legame con il suo porto anche sul Molo trapezoidale, che diventerà la “marina bay” di Palermo. Un quadrilatero di verde con bar, ristoranti e attività commerciali Dopo il porticciolo di Sant’Erasmo, un altro pezzo di mare restituito alla città, frutto di un progetto per cui è quasi pronto il bando di gara e che presto sarà presentato nei dettagli.

Il nuovo porto dall’alto (foto Valle 3.0)

E in attesa che tornino le navi da crociera, che, prima della pandemia, avevano fatto sbarcare a Palermo frotte di turisti, sono già tornati operativi tutti i 51 cantieri attivi nello scalo marittimo. “Quello delle crociere è un prodotto vincente sul quale abbiamo investito molto – sottolinea Monti – e sono convinto che pian piano riprenderanno. Noi, per conto nostro, cercheremo di dare ogni supporto possibile all’industria crocieristica. Non dimentichiamo che a Palermo presto, quando sarà ultimato il bacino, si costruiranno navi da crociera, non si faranno soltanto le manutenzioni come avviene adesso, avremo così tutta la filiera all’interno”.

Lavori in corso alla Stazione marittima

Cantieri spediti, dopo il lockdown, anche per la Stazione marittima, dove sono in corso i lavori di riqualificazione che la trasformeranno in una moderna struttura con uffici, biglietterie, bar e negozi. “Stiamo cercando di correre ripartendo con i mesi di ritardo causati dalla pandemia, ma siamo ormai alla fine – ha assicurato Monti – abbiamo dovuto cambiare tutti i piani di sicurezza, se prima potevamo impiegare venti operai, adesso col distanziamento ne lavorano soltanto sette. Ma questi ritardi non ci spaventano, andiamo come sempre avanti, impegnati, al di là degli annunci, a realizzare concretamente i nostri progetti”.

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2 Comments

  1. Credo e spero che tutto ciò coinvolga anche tutto il sistema Portuale della Sicilia Occidentale

  2. orribili quelle tettoie squadrate marroni tutte uguali, sembrano tasti del compter. la vista sul mare da via emerico amari non ci sarà più, neanche dal politeama. sarà coperta da quelle strutture. avrei semmai liberato i moli da tutto quello che c’è adesso, e riavvicinato il mare alla città senza creare un’ulteriore città per turisti fra la città e il mare. bisogna infatti capire che dietro a tutto questo disegno c’è l’idea di trasformare palermo in un via vai di crocieristi. il turismo mordi e fuggi per medio-ricchi è l’unico possibile futuro di questa città?

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