Nasce la Carta delle donne leader nel Mediterraneo

Sono ex ambasciatrici di paesi arabi, avvocati, docenti universitarie, dirigenti, giornaliste e personalità della cultura, insieme per le democrazie del futuro

di Maria Laura Crescimanno

Gettate le basi in questi giorni a Palermo, per creare una nuova rete di cooperazione sotto l’egida dell’Unione Europea, tra venti donne leader che in dodici paesi delle sponde nord e sud del Mediterraneo, occupano ruoli di spicco. L’idea di scrivere una carta comune, che possa essere la base di lavoro per lo scambio di esperienze, buone prassi e strategie per affrontare le priorità di ordine sociale e politico tra i principali paesi attorno al bacino, è stata dibattuta oggi, in un incontro a Palazzo delle Aquile. A fare gli onori di casa, il sindaco Leoluca Orlando, che ha confermato la disponibilità della città di Palermo e di villa Niscemi quale casa comune delle donne mediterranee per la rete Jasmine, dato che la città che per vocazione storica è sempre stata aperta alle culture differenti ed alle religioni.

Un momento dell’incontro a Palazzo delle Aquile

Orlando si è spinto più avanti, affermando che le più grandi sfide del futuro sono appunto l’Africa, l’emancipazione delle donne ed i problemi dei diritti individuali, a prescindere dalle razze e dalle religioni. La nuova rete, denominata Jasmine, è una fase avanzata del progetto Amina, finanziato dalla Commissione Europea con il coordinamento della Ong Mediter di Bruxelles che opera da molti anni nell’ambito mediterraneo con progetti di formazione.

La firma della carta

Tra i volti emergenti delle donne mediterranee, oltre ad ex ambasciatrici di paesi arabi, avvocati, docenti universitari e dirigenti, giornaliste e donne di cultura, anche alcuni nomi italiani, come la giornalista della Rai, Maria Cuffaro, e la direttrice del Reatro Biondo di Palermo, Pamela Villoresi. Come ha spiegato la giovane algerina Enaam Barrish, direttore della Jordan River Foundation, gli assi di emergenze su cui lavorare ruotano attorno al tema dei rifugiati. Soltanto in Giordania, sono oggi più di 1 milione e 500mila i rifugiati scappati dalla Siria, l’80 per cento dei quali vive fuori dai campi profughi grazie alle cure dei volontari e delle associazioni. Una situazione al limite che vede le donne vittime di violenza e sopraffazioni. Le stesse considerazioni sul dramma delle donne, che subiscono sulla propria pelle guerre, malattie e migrazioni forzate delle famiglie, è stato sottolineato dalle esponenti di Egitto, Algeria, Iraq e Palestina.

Alcune delle donne presenti

L’ex ambasciatrice della Libia, Farida Hallalhi, ha sottolineato che per quarant’anni ha vissuto costretta fuori dal suo paese, e che è orami arrivato il momento di mettere le donne ed i giovani in condizioni di lavorare per le democrazie del futuro, che stanno vivendo, come è sotto gli occhi dei media, momenti di drammatica escalation. Maria Cuffaro, padre palermitano e madre indiana, si è detta più palermitana che mai in questo momento, convinta che una nuova rete di donne possa riportare grazie all’ascolto ed alla conoscenza reciproca, una reale agenda delle priorità da affrontare, se si vuole sconfiggere la paura dilagante, strategia che sta ponendo i problemi delle grandi migrazioni in termini di sicurezza, senza affatto guardare alla possibile integrazione ed alle risorse umane di cui l’Europa ha assoluto bisogno.

La carta redatta a più voci oggi nel corso dell’evento che è proseguito nel pomeriggio con un workshop sui temi del continente Mediterraneo, sarà presentata alla città nel corso di un evento già previsto dal 4 al 8 di marzo, organizzato da Mediter sul tema dell’incontro tra le diverse culture dei tre continenti, Europa, Africa ed Asia. Di nuovo, lo sguardo rivolto all’impresa al femminile, evento che vedrà il supporto del Comune di Palermo e della Regione Siciliana.

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