Un museo racconta la storia del Grande Cretto di Burri

È stato allestito nell’ex Chiesa di Santa Caterina, tra i ruderi della vecchia Gibellina. Si potranno ammirare fotografie, documentazioni storiche, plastici e proiezioni sulla nascita dell’opera

di Redazione

Un viaggio nella storia del Cretto. L’enorme sudario bianco di calce che ricopre le macerie della vecchia Gibellina, distrutta dal terremoto del Belice del 1968, avrà un suo museo. Lo spazio espositivo, che narra la genesi e la costruzione della grande opera di Alberto Burri, si inaugura il 24 maggio nell’ex Chiesa di Santa Caterina, nei ruderi della vecchia Gibellina. Il progetto museale, voluto dall’amministrazione comunale guidata da Salvatore Sutera, ideato e curato dall’assessore alla Cultura Tanino Bonifacio, prevede la realizzazione di un ampio apparato museografico costituito da fotografie, documentazioni storiche, plastici e proiezioni che raccontano la nascita del Grande Cretto, opera che viene considerata uno dei più grandi esempi di land art al mondo.

Particolare del Cretto

Il visitatore avrà così un importante supporto documentaristico per comprendere meglio e vivere l’opera che ha una genesi creativa originale e che ha alti significati simbolici sul piano artistico ed antropologico. Il museo è suddiviso in diverse sezioni narrative, una prima indaga su Gibellina prima del terremoto, un’altra dalla tragedia alla rinascita, infine è presente anche “spazio video” con la proiezione di due opere dedicate al “Grande Cretto” , quella di Petra Noordkamp, presentata nel 2015 dal Guggenheim Museum di New York, in occasione della grande retrospettiva dedicata a Burri “The Trauma of Painting” e il cortometraggio “Alberto Burri, la vita nell’Arte” di Davide Gambino e Dario Guarneri, una produzione del Centro Sperimentale di Cinematografia, sede Sicilia, del 2011. Saranno esposti, inoltre, due acquerelli raffiguranti il “Grande Cretto”, realizzati nel 1992 da Gianbecchina e donati al Comune di Gibellina da Alessandro Becchina, presidente dell’Archivio Gianbecchina.

Sui ruderi del terremoto tra il 1985 e il 1989, Alberto Burri ha steso un’enorme colata di cemento, trasformando le rovine in opera d’arte. I blocchi di cemento sono attraversati da spaccature regolari, che riproducono parte del sistema viario di Gibellina vecchia. L’opera, dunque, è un memoriale del terremoto del 15 gennaio 1968. Nel suo minimalismo, il Cretto rende omaggio alla città che non c’è più e riattiva la memoria e il ricordo.

Hai letto questi articoli?
Articolo PrecedenteProssimo Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le vie dei Tesori News

Send this to a friend