Milano inedita con Le Vie dei Tesori

Per il secondo e ultimo weekend del Festival la città si svela nel suo circuito di chiese dalle mille storie, nell’incredibile collezione di orologi e strumenti di palazzo Lurani Cernuschi e nei giardini di via Saffi

di Antonella Lombardi

C’è una Milano diversa in ognuno dei 10 luoghi che saranno aperti al pubblico in occasione del secondo e ultimo weekend del festival Le Vie dei Tesori, la manifestazione nata a Palermo 12 anni fa dall’entusiasmo e dall’esigenza di un gruppo di giornalisti e operatori culturali di volere raccontare un territorio inedito: e così anche a Milano (come a Mantova e in Valtellina) la bellezza segreta di angoli noti e meno noti del capoluogo lombardo sarà illustrata da volontari e studenti, con il comune obiettivo, da Nord a Sud, di unire nell’impegno civico quanti vogliono riappropriarsi dell’amore per il proprio patrimonio, tra chiese, palazzi privati e collezioni inedite, in una rete condivisa. 

È il caso, ad esempio, di palazzo Lurani Cernuschi, luogo visitabile su prenotazione dal sito del festival (o acquistando l’apposito coupon sul posto): quando si varca l’ingresso su via Cappuccio si è accolti da una serie di suggestioni, dalla facciata e dal cortile dell’edificio, parzialmente risparmiati dalla furia dei bombardamenti del ’43, ai primi ingranaggi esposti all’ingresso, fino alle memorie di chi racconta che proprio qui, a dare lezioni di piano a un antenato degli attuali proprietari, fosse Chopin in persona.

Ma basta scendere qualche gradino per sentire, sotto i propri piedi, il battito dei tantissimi meccanismi, orologi e strumenti musicali collezionati nel tempo da Martino Lurani: difficile scorgere l’ora esatta in qualcuno di questi affascinanti esemplari, ma il tempo sembra fermarsi quando lo stesso proprietario aziona alcuni degli strumenti più particolari e complessi a un gruppo di studenti del liceo San Carlo incuriositi (saranno loro a fare da Ciceroni a questa edizione milanese nei luoghi del Festival, un’ulteriore prova di quel tentativo di fare rete e trasmettere alle generazioni future un amore condiviso per il proprio patrimonio). Si va da un violino automatico (con l’archetto fatto di crini di cavallo intrecciato) esemplare del 1909, il più antico tra i 60 esistenti al mondo e che era nella sala d’attesa del cinema Odeon in via Santa Radegonda, dove intratteneva il pubblico tra un film muto e l’altro, all’incredibile orchestrion, con i tasti del pianoforte che si azionano “da soli” dando vita alla Polacca opera 53 di Chopin (nota come l’Eroica) eseguita da Ferruccio Busoni. E poi organetti (proprio quelli a manovella che una volta venivano azionati da una scimmietta) carillon e rulli cagionevoli che mostrano come era diverso l’intrattenimento domestico, prima che la radio e i juke box irrompessero nelle case e nei locali, cambiando la fruizione della musica.

Ma Milano è anche quella cupa della peste descritta da Manzoni che rivive nella chiesa di San Carlo al Fopponino, dove “foppa” in milanese vuol dire fossa e dove la contigua chiesa di san Francesco d’Assisi si salda a un testimone importante dell’architettura milanese, Gio Ponti, che la terminò nel 1964.

O, ancora, è la città dei giardini segreti, come quello di via Saffi, oasi romantica a pochi passi dal Cenacolo di Leonardo da Vinci, dove la storia del luogo si intreccia a quella di un altro nome storico dell’architettura milanese, Piero Portaluppi, la cui fondazione lo scorso fine settimana è stata uno dei siti più gettonati del festival. A Portaluppi si deve il disegno della portineria, delle boiserie e delle vetrate che si armonizzano con il motivo del pavimento e che preludono al giardino. In questo angolo incantato si è accolti da alberi secolari e da un glicine che si abbarbica al piano superiore, pianta presente in tutte le case di inizio ‘900 per volontà dell’impresa che realizzava i lavori: un gesto romantico e furbo al tempo stesso data la natura invadente del glicine che così garantiva all’impresa di tornare per successivi interventi nello stesso stabile.

E poi le tante chiese che in questo circuito milanese racconteranno decine di storie ai milanesi che le scopriranno con Le Vie dei Tesori: dal barocco che non ci aspetta di Sant’Alessandro in Zebedia, alla chiesa di San Raffaele di fianco al Duomo, più volte risorta; dal tempio civico di san Sebastiano con il suo straordinario impianto circolare a quella di san Carlo in Lazzaretto, costruita su volontà dell’arcivescovo Carlo Borromeo, fino al gioiello quattrocentesco di san Pietro in Gessate, proprio di fronte il palazzo di Giustizia, con la cappella Grifi. 

La manifestazione Le Vie dei Tesori ha il patrocinio del Comune di Milano e viene organizzata in partnership con la Fidam e l’associazione Amici del museo Poldi Pezzoli. Un progetto di promozione culturale che si sostiene con il contribuito dei coupon: per partecipare alle visite, infatti, è possibile acquistare svariate tipologie di ingressi: il coupon da 18 euro è valido per 10 visite a scelta, un coupon da 10 è valido per 4 visite, e quello da 3 euro è valido per un solo ingresso. Tutti i coupon non sono nominativi e quelli multipli possono essere utilizzati da più persone fino a esaurimento del loro valore.

Tutti valgono per i luoghi che a Milano, Mantova, e Valtellina hanno aderito al circuito di visite del festival. I luoghi su prenotazione costano 4 euro: il coupon va acquistato on line sul sito de Le Vie dei Tesori, selezionando giorno e orario di visita. Può anche essere comprato sul posto, ma in caso di maggiore affluenza al luogo avranno la precedenza le prenotazioni on line, mentre i visitatori sul luogo potranno accodarsi fino al raggiungimento del numero consentito per l’ingresso. Per ogni informazione è possibile contattare l’organizzazione al numero 0918420104 oppure 3665830536, tutti i giorni dalle 10 alle 18, o visitare il sito del festival, con la guida ai luoghi.

Per il secondo e ultimo weekend del Festival la città si svela nel suo circuito di chiese dalle mille storie, nell’incredibile collezione di orologi e strumenti di palazzo Lurani Cernuschi e nei giardini di via Saffi

di Antonella Lombardi

C’è una Milano diversa in ognuno dei 10 luoghi che saranno aperti al pubblico in occasione del secondo e ultimo weekend del festival Le Vie dei Tesori, la manifestazione nata a Palermo 12 anni fa dall’entusiasmo e dall’esigenza di un gruppo di giornalisti e operatori culturali di volere raccontare un territorio inedito: e così anche a Milano (come a Mantova e in Valtellina) la bellezza segreta di angoli noti e meno noti del capoluogo lombardo sarà illustrata da volontari e studenti, con il comune obiettivo, da Nord a Sud, di unire nell’impegno civico quanti vogliono riappropriarsi dell’amore per il proprio patrimonio, tra chiese, palazzi privati e collezioni inedite, in una rete condivisa. 

È il caso, ad esempio, di palazzo Lurani Cernuschi, luogo visitabile su prenotazione dal sito del festival (o acquistando l’apposito coupon sul posto): quando si varca l’ingresso su via Cappuccio si è accolti da una serie di suggestioni, dalla facciata e dal cortile dell’edificio, parzialmente risparmiati dalla furia dei bombardamenti del ’43, ai primi ingranaggi esposti all’ingresso, fino alle memorie di chi racconta che proprio qui, a dare lezioni di piano a un antenato degli attuali proprietari, fosse Chopin in persona.

Ma basta scendere qualche gradino per sentire, sotto i propri piedi, il battito dei tantissimi meccanismi, orologi e strumenti musicali collezionati nel tempo da Martino Lurani: difficile scorgere l’ora esatta in qualcuno di questi affascinanti esemplari, ma il tempo sembra fermarsi quando lo stesso proprietario aziona alcuni degli strumenti più particolari e complessi a un gruppo di studenti del liceo San Carlo incuriositi (saranno loro a fare da Ciceroni a questa edizione milanese nei luoghi del Festival, un’ulteriore prova di quel tentativo di fare rete e trasmettere alle generazioni future un amore condiviso per il proprio patrimonio). Si va da un violino automatico (con l’archetto fatto di crini di cavallo intrecciato) esemplare del 1909, il più antico tra i 60 esistenti al mondo e che era nella sala d’attesa del cinema Odeon in via Santa Radegonda, dove intratteneva il pubblico tra un film muto e l’altro, all’incredibile orchestrion, con i tasti del pianoforte che si azionano “da soli” dando vita alla Polacca opera 53 di Chopin (nota come l’Eroica) eseguita da Ferruccio Busoni. E poi organetti (proprio quelli a manovella che una volta venivano azionati da una scimmietta) carillon e rulli cagionevoli che mostrano come era diverso l’intrattenimento domestico, prima che la radio e i juke box irrompessero nelle case e nei locali, cambiando la fruizione della musica.

Ma Milano è anche quella cupa della peste descritta da Manzoni che rivive nella chiesa di San Carlo al Fopponino, dove “foppa” in milanese vuol dire fossa e dove la contigua chiesa di san Francesco d’Assisi si salda a un testimone importante dell’architettura milanese, Gio Ponti, che la terminò nel 1964.

O, ancora, è la città dei giardini segreti, come quello di via Saffi, oasi romantica a pochi passi dal Cenacolo di Leonardo da Vinci, dove la storia del luogo si intreccia a quella di un altro nome storico dell’architettura milanese, Piero Portaluppi, la cui fondazione lo scorso fine settimana è stata uno dei siti più gettonati del festival. A Portaluppi si deve il disegno della portineria, delle boiserie e delle vetrate che si armonizzano con il motivo del pavimento e che preludono al giardino. In questo angolo incantato si è accolti da alberi secolari e da un glicine che si abbarbica al piano superiore, pianta presente in tutte le case di inizio ‘900 per volontà dell’impresa che realizzava i lavori: un gesto romantico e furbo al tempo stesso data la natura invadente del glicine che così garantiva all’impresa di tornare per successivi interventi nello stesso stabile.

E poi le tante chiese che in questo circuito milanese racconteranno decine di storie ai milanesi che le scopriranno con Le Vie dei Tesori: dal barocco che non ci aspetta di Sant’Alessandro in Zebedia, alla chiesa di San Raffaele di fianco al Duomo, più volte risorta; dal tempio civico di san Sebastiano con il suo straordinario impianto circolare a quella di san Carlo in Lazzaretto, costruita su volontà dell’arcivescovo Carlo Borromeo, fino al gioiello quattrocentesco di san Pietro in Gessate, proprio di fronte il palazzo di Giustizia, con la cappella Grifi. 

La manifestazione Le Vie dei Tesori ha il patrocinio del Comune di Milano e viene organizzata in partnership con la Fidam e l’associazione Amici del museo Poldi Pezzoli. Un progetto di promozione culturale che si sostiene con il contribuito dei coupon: per partecipare alle visite, infatti, è possibile acquistare svariate tipologie di ingressi: il coupon da 18 euro è valido per 10 visite a scelta, un coupon da 10 è valido per 4 visite, e quello da 3 euro è valido per un solo ingresso. Tutti i coupon non sono nominativi e quelli multipli possono essere utilizzati da più persone fino a esaurimento del loro valore.

Tutti valgono per i luoghi che a Milano, Mantova, e Valtellina hanno aderito al circuito di visite del festival. I luoghi su prenotazione costano 4 euro: il coupon va acquistato on line sul sito de Le Vie dei Tesori, selezionando giorno e orario di visita. Può anche essere comprato sul posto, ma in caso di maggiore affluenza al luogo avranno la precedenza le prenotazioni on line, mentre i visitatori sul luogo potranno accodarsi fino al raggiungimento del numero consentito per l’ingresso. Per ogni informazione è possibile contattare l’organizzazione al numero 0918420104 oppure 3665830536, tutti i giorni dalle 10 alle 18, o visitare il sito del festival, con la guida ai luoghi.

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