Mazara del Vallo raccontata in un libro tra immagini e parole

Scorci, riti e tradizioni della città trapanese in un volume di Giovanni Franco e Nicola Cristaldi. Dai vicoli della Casbah al mercato del pesce, dalle spiagge ritrovate alle chiese

di Redazione

Mazara del Vallo (foto Giovanni Franco)

“Qui si oscilla tra il desiderio di restare e il bisogno di andare; tra resistenza ed emigrazione, tra stanzialità e erranza. Per il mazarese c’è sempre di mezzo il mare, con le cui reti, raccoglie bottini di pesca o di bronzi greci. La Mazara che viene raccontata in questo regesto di immagini e parole, è la città del sogno e della realtà, splendente sul mare, tra Fata Morgana, Marrobbio, luce mediterranea e salsedine che corrode le mani dei pescatori”. E proprio questo, come scrive Milena Romeo nella sua prefazione, il filo conduttore del libro “Mazara del Vallo, Oltre la rete” di Giovanni Franco e Nicola Cristaldi, in distribuzione in questi giorni (Edizioni Libridine, 85 pagine, 12,50 euro). La copertina è stata disegnata da Franco Donarelli. Il volume contiene anche un’analisi di Gianluca Serra.

“Sono fatti di pietra, di gesso e di cemento i sogni di questa città, Mazara del Vallo, dal mare e protetta dai millenni della storia. Qui il tempo trasuda dalle mani di chi ha costruito ogni edificio, visibili solo da chi sa osservare il dondolio degli attimi che si incrociano tra gli squarci di un cielo che si ripete, inesorabilmente, tra i gabbiani, mentre infilzano lo scirocco costruttore degli uomini di mare. Qui tutto è sogno e realtà ed è difficile, se non impossibile, stabilirne i confini”, scrive Cristaldi.

“Mazara del Vallo. Oltre la rete”, la copertina del libro

“C’è tutta Mazara dentro l’obiettivo di Franco, con i suoi suggestivi scatti, quasi tutti inediti, realizzati in 15 anni, con la sua luce speciale e il suo vero volto: le viuzze della Casbah, le balaustre con nuove ceramiche, le spiagge ripulite e riqualificate, gli odori del gamberi sui banconi dei mercati, di cous cous che evapora dalle case del centro storico o da antiche trattorie, le splendide facciate delle chiese (le chiese hanno scritto il tracciato della città, dando un senso a ogni vicolo e a ogni piazza), gli amati riti e processioni della festa di San Vito, compatrono della città insieme al Santissimo Salvatore e tutti i Santi che proteggono la fatica e la bellezza della quotidianità”, spiega Romeo.

“La luce a Mazara del Vallo ha un sapore intenso. E per tentare di descriverla mi affido al gusto e all’olfatto, in prima battuta – osserva Giovanni Franco – Poi naturalmente alla vista e all’udito. Ma non bastano i cinque sensi per dare un’idea del miscuglio di emozioni e sensazioni che offre, a chi sa intercettarle, la città, alla foce del fiume Màzaro, che dista meno di 200 chilometri dalle coste tunisine del Nord Africa” .

“Qui dove tutto è difficile, si aprono finestre senza orizzonti; chi sa guardare lontano vede isole e terre oltre l’orizzonte negando la fata morgana. Le terre che vedi dalla costa sono reali e non svaniscono dopo il fenomeno fisico, non sono un inganno che conduce alla morte. Questa terra vive tra il vero e l’immaginazione, tra il sogno e la realtà, minacciata costantemente dal mito del nord degli anni ’60 o dal fascino americano del primo Novecento”, spiega Cristaldi.

La Mazara della storia, con excursus sull’economia della pesca, è tracciata inoltre dal saggio di Gianluca Serra, dottore di ricerca in Diritto Europeo che suggerisce una nuova prospettiva di lettura della città: “Un’oscillazione fra due opposte e concorrenti vocazioni: mare e terra. Un movimento pendolare che, fra trasformazioni e immanenze, sembra esso stesso diventare tratto identitario di una città da sempre in bilico fra Mediterraneo ed Europa”.

(Foto Giovanni Franco)

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