La mattanza di Favignana secondo lo storico tonnaroto

Clemente Ventrone, ex vice rais, racconta i segreti della pesca del tonno, quando le reti sono tornate a calare nell’isola più grande delle Egadi

di Maria Laura Crescimanno

Alle 8 del mattino un’insolita calma di fine maggio aleggia nella piazzetta Europa di fronte al municipio di Favignana, la più grande delle isole Egadi, sede dell’Area marina protetta. L’ultima tonnara è stata calata proprio in queste settimane dall’azienda trapanese Nino Castiglione nel canale di mare tra Favignana e Levanzo, grazie ad un ampliamento della quota tonno andata indivisa a Sicilia e Sardegna, assegnata dalla direzione generale per la Pesca Marittima del Ministero per il sistema delle tonnare fisse. Diritto che l’isola di Favignana aveva perso dal 2017.

I tonnaroti di Favignana

L’antico sistema di tunnel e reti, che sembrava relegato all’esposizione museale, inizia ad attirare i primi grossi tonni. Solo un paio sino ad ora, tra i 70 e gli 80 chili, sono già stati venduti nelle pescherie dell’isola, per la gioia dei primi turisti, come ci conferma lo stesso Castiglione. Ma sulla possibile mattanza di giugno tra i pescatori c’è molto scetticismo. Potrebbe come da tradizione avvenire entro la seconda settimana di giugno all’ordine del rais Salvatore Spadaro, oppure potrebbe, per diversa decisione imprenditoriale non avvenire affatto. Un bagno di sangue, in cui i tonni già stremati nella camera della morte sono stati per secoli arpionati a morte dai tonnaroti, un rituale che potrebbe non essere più gradito perfino ai turisti sull’isola.

Clemente Ventrone, ex vice rais, 74 anni, di mattanze ne ha fatte più di quaranta. È sempre lì, tra il porto e la camparìa, dove si lavora alle reti, pronto a raccontare sotto la coltre dei suoi capelli bianchi, ritornando ai bei tempi delle grandi mattanze perdute degli anni ’80. Mentre il film documentario sulla sua vita romanzata, sconvolta dalla presenza di un cadavere di extracomunitario tirato su nelle reti, “Rosso” (regia del giovane trapanese Antonio Messana) è stato selezionato per la Cinefoundation del festival di Cannes. Segno che i tempi sono davvero cambiati.

Clemente Ventrone

Clemente, pensi che la mattanza si rifarà? E ti pare il caso, oggi nel 2019 di fronte ai gravi problemi che affliggono il Mediterraneo?

“Stiamo vivendo in questi giorni sull’isola una questione davvero critica. Un imprenditore che decide di riportare in mare un sistema di pesca antico di millenni, senza avere nessuna sicurezza sul ritorno economico d’impresa. In queste settimane, sono coinvolte in mare almeno cinque grosse barche tra vascelli, muciare e barche a guadare, in tutto sono forse al lavoro 40 tonnaroti. Dall’altro lato, gli ambientalisti si sono già espressi contro l’ipotesi di fare mattanza, oggi non si vogliono più vedere né sangue né arpioni, ma si dimentica che il tonno rosso di mattanza delle Egadi è stato nei secoli considerato il numero uno perché era già naturalmente dissanguato. I grossi tonni da 200, 300 chili, che arrivavano già stremati nella camera della morte, andavano arpionati, solo così la carne era perfettamente commestibile. I tonni più piccoli da 30 o 40 chili, a discrezione del rais, si lasciavano uscire dalle reti, perché la tonnara fissa era realmente una forma di pesca in equilibrio con la natura”.

Ma il tonno, che ha creato la civiltà marinara del Mediterraneo sin dalla comparsa dell’uomo, c’è ancora abbondante nei nostri mari?

Tonnaroti si preparano alla pesca

Forse sarebbe meglio raccontarne la storia ai turisti o nei musei e combattere con più risorse la pesca illegale?

“Non si può escludere che questa operazione richiami l’attenzione e gli interessi dei giapponesi che preferiscono il nostro tonno rosso e vengono a pescarselo. Il tonno nei nostri mari c’è, e resta il migliore, anche se corre grossi pericoli. Intanto ai turisti raccontiamo le epoche passate, quando in tonnara entravano tremila tonni in due mesi, ed insegniamo come gustarlo al meglio: lavato in acqua per mezz’ora, scottato in padella e condito con un salmoriglio di erbe fresche e sale di salina”.

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1 Comment

  1. Uno spettacolo antico, affascinante anche solo vedere tanti uomini, tanti volti antichi lavorare insieme quasi come un’orchestra preparare reti, cucire gli strappi, maritarle tra loro, cavi, catene, galleggianti. Negare la mattanza un’ipocrisia come negare la macellazione, come se la carne che tutti mangiamo fosse prodotta nelle industrie.. Una magia da mantenere invece, come retaggio per il futuro.

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