Maredolce e Villa Napoli, ossigeno per le aree verdi

Gli agrumeti storici dell’antico Genoardo di Palermo saranno affidati in concessione gratuita ai privati per la cura e la manutenzione. Si pensa di commercializzare i prodotti ottenuti dalla coltivazione e all’organizzazione di eventi culturali

di Giulio Giallombardo

Una boccata d’ossigeno per gli ultimi lembi della Conca d’Oro. Gli agrumeti storici di Maredolce e Villa Napoli, un tempo parte del Genoardo, il parco reale dei “sollazzi” normanni, saranno affidati in concessione gratuita ai privati per la cura e la manutenzione del verde.

Almeno queste sono le intenzioni della Soprintendenza per i Beni culturali di Palermo che, poche settimane fa, ha pubblicato due avvisi rivolti a cooperative, organizzazioni di volontariato, fondazioni e consorzi che si occupano di attività agricole, ambientali e culturali legate al territorio. Una concessione lunga sei anni con cui la Soprintendenza vorrebbe alleggerire le spese di manutenzione e, nello stesso tempo, di far rivivere le aree verdi, grazie a iniziative culturali aperte alla città.

Da un lato, dunque, il castello di Maredolce e il suo giardino, ciò che resta della “Fawwarah”, il parco della Favara, un tempo lussureggiante riproduzione del paradiso coranico, pieno di corsi d’acqua e alberi da frutto. Dall’altro l’agrumeto della secentesca Villa Napoli, che ingloba i resti della Cuba soprana e custodisce nel giardino la Piccola Cuba (nella foto a destra), gioiello dell’architettura normanna.

I privati, che saranno selezionati da una commissione composta da due membri della Soprintendenza ed un terzo del Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Palermo, dovranno provvedere a proprie spese alla manutenzione del terreno, nel rispetto della biodiversità dell’area e delle specie presenti. Potranno coltivare – si legge nel bando – piante annuali negli spazi non occupati dagli agrumeti, secondo indicazioni concordate con la Soprintendenza. Per l’irrigazione dei terreni, gli affidatari potranno attingere ai pozzi presenti nei siti, utilizzando la rete d’irrigazione presente. Inoltre, i privati potranno vendere i prodotti ottenuti dalla coltivazione dell’area agricola e realizzare attività di formazione, coinvolgendo anche le scuole del territorio.

“Attualmente abbiamo difficoltà a gestire queste aree verdi, – spiega a Le Vie dei Tesori News, il soprindendente di Palermo, Lina Bellanca – sono spazi che vorremmo affidare a cooperative agricole che si prendono l’impegno di coltivarli e contestualemnte organizzare la possibilità di una fruizione pubblica. È un tentativo di ridurre le spese di manutenzione e, nello stesso tempo, rendere produttivi questi terreni. Già in passato abbiamo sperimentato esperienze del genere a Villa Napoli, dove abbiamo organizzato concerti, orti didattici e conferenze. Spero che questa nostra iniziativa vada a buon fine e le premesse ci sono tutte”. Prove generali per l’inserimento dei due beni nel sito Unesco arabo-normanno? Forse, anche se la strada è ancora lunga.

Gli agrumeti storici dell’antico Genoardo di Palermo saranno affidati in concessione gratuita ai privati per la cura e la manutenzione. Si pensa di commercializzare i prodotti ottenuti dalla coltivazione e all’organizzazione di eventi culturali

di Giulio Giallombardo

Una boccata d’ossigeno per gli ultimi lembi della Conca d’Oro. Gli agrumeti storici di Maredolce e Villa Napoli, un tempo parte del Genoardo, il parco reale dei “sollazzi” normanni, saranno affidati in concessione gratuita ai privati per la cura e la manutenzione del verde.

Almeno queste sono le intenzioni della Soprintendenza per i Beni culturali di Palermo che, poche settimane fa, ha pubblicato due avvisi rivolti a cooperative, organizzazioni di volontariato, fondazioni e consorzi che si occupano di attività agricole, ambientali e culturali legate al territorio. Una concessione lunga sei anni con cui la Soprintendenza vorrebbe alleggerire le spese di manutenzione e, nello stesso tempo, di far rivivere le aree verdi, grazie a iniziative culturali aperte alla città.

Da un lato, dunque, il castello di Maredolce e il suo giardino, ciò che resta della “Fawwarah”, il parco della Favara, un tempo lussureggiante riproduzione del paradiso coranico, pieno di corsi d’acqua e alberi da frutto. Dall’altro l’agrumeto della secentesca Villa Napoli, che ingloba i resti della Cuba soprana e custodisce nel giardino la Piccola Cuba (nella foto a destra), gioiello dell’architettura normanna.

I privati, che saranno selezionati da una commissione composta da due membri della Soprintendenza ed un terzo del Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Palermo, dovranno provvedere a proprie spese alla manutenzione del terreno, nel rispetto della biodiversità dell’area e delle specie presenti. Potranno coltivare – si legge nel bando – piante annuali negli spazi non occupati dagli agrumeti, secondo indicazioni concordate con la Soprintendenza. Per l’irrigazione dei terreni, gli affidatari potranno attingere ai pozzi presenti nei siti, utilizzando la rete d’irrigazione presente. Inoltre, i privati potranno vendere i prodotti ottenuti dalla coltivazione dell’area agricola e realizzare attività di formazione, coinvolgendo anche le scuole del territorio.

“Attualmente abbiamo difficoltà a gestire queste aree verdi, – spiega a Le Vie dei Tesori News, il soprindendente di Palermo, Lina Bellanca – sono spazi che vorremmo affidare a cooperative agricole che si prendono l’impegno di coltivarli e contestualemnte organizzare la possibilità di una fruizione pubblica. È un tentativo di ridurre le spese di manutenzione e, nello stesso tempo, rendere produttivi questi terreni. Già in passato abbiamo sperimentato esperienze del genere a Villa Napoli, dove abbiamo organizzato concerti, orti didattici e conferenze. Spero che questa nostra iniziativa vada a buon fine e le premesse ci sono tutte”. Prove generali per l’inserimento dei due beni nel sito Unesco arabo-normanno? Forse, anche se la strada è ancora lunga.

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