Madonie ferite dalle frane: Polizzi e Petralia gemelle come 45 anni fa

Il geologo Alessandro Torre analizza l’emergenza di questi giorni, richiamando alla memoria l’inverno del 1977 quando i due borghi furono accomunati dallo stesso destino

di Giulio Giallombardo

La storia si ripete, 45 anni dopo. Per un bizzarro scherzo del destino, Polizzi Generosa e Petralia Sottana si scoprono ancora una volta gemelle in lotta contro la terra che si apre e collassa. Era un freddissimo gennaio del 1977 quando, a pochi giorni di distanza, i due borghi delle Madonie furono investiti da altrettante frane: il 9 gennaio a Polizzi e il 16 toccò a Petralia. Una coincidenza che aggiunge un ghigno beffardo all’emergenza di oggi, con i due paesi madoniti – anche in questo caso, prima Polizzi e subito dopo Petralia – che stanno correndo ai ripari contro le frane di questi giorni.

Abitazione danneggiata a Petralia

Un caso ricordato dal geologo Alessandro Torre, direttore del museo civico “Collisani” di Petralia Sottana (danneggiato dalla frana) e tra gli ideatori del Sentiero geologico urbano, figlio del geologo petralese e docente dell’Università di Palermo, Giuseppe Torre. “A Petralia si sta riattivando uno storico movimento franoso che già mio padre studiò nel 1977. Si tratta di un evento collegabile alle piogge dei giorni scorsi – spiega Torre, che monitora lo stato delle frane insieme al fratello Fabio, anche lui geologo – per cui la restituzione delle acque sta alimentando questa paleofrana che attraversa il centro storico, investendo decine di abitazioni. A peggiorare la situazione è anche la fragilità del territorio, colpito pesantemente dagli incendi della scorsa estate”.

Edifici crollati a Polizzi (foto Facebook)

Lo stesso discorso vale per Polizzi, dove però la frana ha dinamiche più evidenti, perché, a differenza di Petralia, sta avvenendo su un versante scosceso. In questo caso, il movimento interessa un fronte lungo circa 150 metri, con strade chiuse diverse case evacuate per precauzione. Dalle prime segnalazioni, la situazione è rapidamente precipitata e un magazzino è collassato. Mentre è forte il timore che possano crollare, in una sorta di effetto domino, anche le abitazioni vicine, il Comune ha avviato una raccolta fondi per sostenere i cittadini in questo momento così difficile (qui per donare).

Fessura in strada a Petralia

“È una situazione molto delicata e complessa per entrambi i borghi – sottolinea Torre – . Siamo in una prima fase, quella più importante, in cui occorre monitorare e studiare l’evoluzione delle frane, per poter intervenire di conseguenza. Occorrono indagini anche strumentali, oggi abbiamo sensori radar che posizionati in certi punti strategici, registrano ogni singolo micromovimento. Anche con l’aiuto dei satelliti si possono studiare questi fenomeni. In questa fase, la cosa più urgente da fare controllare le fessure nelle singole abitazioni e evacuare quelle a rischio”.

Lesione su una parete del museo Collisani

L’emergenza che accomuna Polizzi e Petralia, oggi come ieri, è il segno evidente di un territorio a rischio, reso ancor più fragile dagli incendi che indeboliscono e distruggono gli alberi, veri e propri argini per le frane. Le piogge abbondanti, poi, fanno il resto, rilasciando acqua che fa crollare tutto. Un territorio che deve fare i conti anche con l’incuria dell’uomo e con i cambiamenti climatici, dove troppo spesso si parla di prevenzione solo quando ormai è troppo tardi. Temi discussi a Petralia Sottana nel corso di un incontro che si svolge oggi al Cine-Teatro Grifeo, a cui partecipa il direttore del Dipartimento regionale della Protezione Civile, Salvatore Cocina, con i sindaci di Polizzi e Petralia, Gandolfo Librizzi e Leonardo Neglia, insieme al presidente del Parco delle Madonie, Angelo Merlino e ai geologi Fabio e Alessandro Torre. “Ci auguriamo che questa emergenza possa essere quanto prima arginata – conclude Torre – perché se dovesse evolvere sarebbe un disastro per il nostro territorio”.

(La prima foto grande in alto è tratta dalla pagina Facebook del Comune di Polizzi Generosa)

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