L’ultimo discorso di Borsellino a Casa Professa

L’attore Alessio Vassallo ha portato in scena nell’atrio della Biblioteca comunale una performance dedicata al magistrato ucciso dalla mafia

di Alessia Franco

Gli piacevano i film di Bud Spencer e Terence Hill, che amava guardare con i figli, e poi il ciclismo e il calcio. È stato un giudice Borsellino nella sua dimensione più privata, più umana, quello di “I giorni di Giuda – intervista marziana a Paolo Borsellino”, performance di Alessio Vassallo, scritta dal giornalista del Tg2, Francesco Vitale, e dal figlio del magistrato Manfredi Borsellino, andata in scena il 19 luglio nell’atrio della Biblioteca comunale di Casa Professa. In quello stesso luogo in cui il magistrato tenne il suo ultimo discorso prima di essere ucciso.

Un momento della performance

“Ho vissuto un’esperienza simile, in questo posto imbevuto di significati storici e di impegno civile, anni fa, quando venne proiettato dal vivo (e in diretta su Raiuno) il film su Libero Grassi. Stavolta – dice Alessio Vassallo – l’impatto è stato in me ancora più grande, perché ho messo in voce i pensieri di Borsellino”. Non si tratta di un’interpretazione, tiene a precisare Vassallo. Piuttosto una restituzione. “Tra me e Francesco Vitale c’è solo l’agenda rossa. La mia gratitudine va al giornalista e a Manfredi Borsellino, il figlio di Paolo – dice l’attore – che ci ha aperto il cassetto della memoria. Un cassetto da cui emerge anche il rapporto che Giovanni Falcone aveva con i figli dell’amico, il suo rapporto con la famiglia e con la vita. Per questo abbiamo ritenuto che non era il caso di vestire i panni del giudice, ma di restituirne i pensieri”.

Francesco Vitale e Alessio Vassallo

Un percorso di parole e di pensieri da cui emerge la figura di un uomo con una profonda solidità morale, per certi versi ancora da riscoprire: “Se dovessi definire il giudice Borsellino – conclude Vassallo – per me sarebbe l’uomo del sacrificio: quello che si è fatto da solo, che da giovane ha mantenuto la famiglia, che ha fatto una gavetta enorme e che mai, mai si è voltato dall’altra parte. Fino all’ultimo giorno della sua vita”.

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