Luci d’artista a Casa Florio

Milleseicento lampadine per rendere visibile anche dal mare l’ultima casa di Vincenzo Florio, simbolo della città. L’installazione di Domenico Pellegrino è ispirata alle decorazioni dei soffitti e sarà attiva fino al 30 novembre, è inserita nel calendario di Palermo Capitale della Cultura Italiana 2018

di Antonella Lombardi

Si ispira alle decorazioni dei soffitti della palazzina in stile neogotico l’installazione di Domenico Pellegrino che da questa sera campeggerà su uno dei Quattro Pizzi della Tonnara Florio di Palermo. Ben 1600 lampadine renderanno visibile anche dal mare l’ultima casa di Vincenzo Florio, simbolo della città. Un’opera che, come le altre di Pellegrino, rimanda alla tradizione (in questo caso l’approdo per i naviganti) guardando al futuro.  L’installazione, attiva fino al 30 novembre, è inserita nel calendario di Palermo Capitale della Cultura Italiana 2018.

Il villino dei Quattro Pizzi fu edificato per scelta di Vincenzo Florio tra il 1840 e il 1844 dall’architetto e amico Carlo Giachery, attingendo allo stile neogotico inglese, scoperto probabilmente in uno dei numerosi viaggi dell’imprenditore all’estero. Questa dimora di famiglia all’Arenella costituiva un’alternativa alla casa cittadina di via dei Materassai, come consuetudine per le famiglie agiate. Ma l’intuizione di Florio ha dato un’impronta decisiva alla fisionomia del porticciolo, trasformato così in un luogo esemplare e di grande gusto estetico. Non a caso a esserne colpito fu lo zar Zar Nicola I, ospite a Palermo nel 1845 con la moglie Alexandra Fjodorovna per problemi di salute dell’imperatrice. Tale era la bellezza della costruzione dalle guglie svettanti e delle decorazioni interne da volerne acquisire i disegni progettuali dall’architetto Giachery e da replicarne una simile al suo rientro in Russia nella residenza estiva di Snamenka a Peterhof, chiamandola “Renel”, in memoria del viaggio palermitano. L’iniziativa artistica si iscrive nel progetto Casa Florio, voluto dagli ultimi eredi di Vincenzo Florio, Chico Paladino Florio e la moglie Ana Paula Mancino con l’obiettivo di realizzare un percorso di conoscenza e valorizzazione dei luoghi e dei personaggi che hanno reso possibile la nascita del mito dei Florio.

1600 lampadine per rendere visibile anche dal mare l’ultima casa di Vincenzo Florio, simbolo della città. L’installazione di Domenico Pellegrino è ispirata alle decorazioni dei soffitti e sarà attiva fino al 30 novembre, è inserita nel calendario di Palermo Capitale della Cultura Italiana 2018

di Antonella Lombardi

Si ispira alle decorazioni dei soffitti della palazzina in stile neogotico l’installazione di Domenico Pellegrino che da questa sera campeggerà su uno dei Quattro Pizzi della Tonnara Florio di Palermo.

Ben 1600 lampadine renderanno visibile anche dal mare l’ultima casa di Vincenzo Florio, simbolo della città. Un’opera che, come le altre di Pellegrino, rimanda alla tradizione (in questo caso l’approdo per i naviganti) guardando al futuro. L’installazione, attiva fino al 30 novembre, è inserita nel calendario di Palermo Capitale della Cultura Italiana 2018.

Il villino dei Quattro Pizzi fu edificato per scelta di Vincenzo Florio tra il 1840 e il 1844 dall’architetto e amico Carlo Giachery, attingendo allo stile neogotico inglese, scoperto probabilmente in uno dei numerosi viaggi dell’imprenditore all’estero. Questa dimora di famiglia all’Arenella costituiva un’alternativa alla casa cittadina di via dei Materassai, come consuetudine per le famiglie agiate. Ma l’intuizione di Florio ha dato un’impronta decisiva alla fisionomia del porticciolo, trasformato così in un luogo esemplare e di grande gusto estetico. Non a caso ad esserne colpito fu lo zar Zar Nicola I, ospite a Palermo nel 1845 con la moglie Alexandra Fjodorovna per problemi di salute dell’imperatrice. Tale era la bellezza della costruzione dalle guglie svettanti e delle decorazioni interne da volerne acquisire i disegni progettuali dall’architetto Giachery e da replicarne una simile al suo rientro in Russia nella residenza estiva di Snamenka a Peterhof, chiamandola “Renel”, in memoria del viaggio palermitano. L’iniziativa di oggi si iscrive nel progetto Casa Florio, voluto dagli ultimi eredi di Vincenzo Florio, Chico Paladino Florio e la moglie Ana Paula Mancino con l’obiettivo di realizzare un percorso di conoscenza e valorizzazione dei luoghi e dei personaggi che hanno reso possibile la nascita del mito dei Florio.

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