L’oro nero delle colline ennesi

La lenticchia di Leonforte è una antica varietà di legume che non permette la raccolta a macchina: per questo ha rischiato di scomparire, ma le sue proprietà sono state riscoperte e ora sarà un Presidio Slow Food

di Antonella Lombardi

Ha rischiato l’estinzione, ma grazie alla tenacia dei pochissimi coltivatori superstiti, è stata salvata, e ora è un nuovo presidio Slow Food siciliano che sarà presentato a Terra Madre – Salone del Gusto come esempio di prodotto artigianale e specie autoctona da tutelare: è la lenticchia nera delle colline ennesi, coltivata specialmente a Leonforte, così ricca di ferro (il 35% in più delle normali lenticchie) da essere consumata tradizionalmente dalle madri della zona durante la loro gravidanza e l’allattamento.

Una varietà preziosa e fragile al tempo stesso, perché il portamento della pianta, quasi strisciante e dallo stelo cortissimo, non permette la raccolta meccanica: dalla semina alle operazioni successive tutto deve essere fatto a mano, motivo per cui è stata soppiantata negli anni da varietà più produttive che consentivano la meccanizzazione. Eppure, proprio quelle sue caratteristiche, a partire dal colore insolitamente nero del tegumento e la sua variabilità genetica, le hanno permesso di sopravvivere e resistere ai cambiamenti climatici che hanno reso più aride e sofferenti le nostre campagne. È comunque una produzione di nicchia, perché oggi vengono coltivati meno di cinque ettari in tutto il territorio Ennese che ha riscoperto quest’ “oro nero” molto apprezzato fino agli anni Cinquanta.

La laboriosità della coltivazione ha inciso anche sulle quantità prodotte, non a caso la lenticchia di Leonforte era prevalentemente destinata all’autoconsumo delle famiglie e degli agricoltori della zona. Talmente poca e intermittente era la produzione che quando alcune aziende locali hanno provato a rintracciare i semi per tentarne il recupero hanno rinvenuto pochi grammi.

Ora, il riconoscimento di Presidio Slow food, anche per le sue qualità organolettiche, il minore contenuto di grassi e il maggiore contenuto di fibra e proteine rispetto ad altre varietà di legumi, e la consapevolezza di una nuova varietà siciliana da tutelare, preservando le antiche tecniche di coltivazione, emblema della biodiversità dei nostri paesaggi rurali , da destinare a un consumo di nicchia consapevole.

La lenticchia di Leonforte è una antica varietà di legume che non permette la raccolta a macchina: per questo ha rischiato di scomparire, ma le sue proprietà sono state riscoperte e ora sarà un Presidio Slow Food

di Antonella Lombardi

Ha rischiato l’estinzione, ma grazie alla tenacia dei pochissimi coltivatori superstiti, è stata salvata, e ora è un nuovo presidio Slow Food siciliano che sarà presentato a Terra Madre – Salone del Gusto come esempio di prodotto artigianale e specie autoctona da tutelare: è la lenticchia nera delle colline ennesi, coltivata specialmente a Leonforte, così ricca di ferro (il 35% in più delle normali lenticchie) da essere consumata tradizionalmente dalle madri della zona durante la loro gravidanza e l’allattamento.

Una varietà preziosa e fragile al tempo stesso, perché il portamento della pianta, quasi strisciante e dallo stelo cortissimo, non permette la raccolta meccanica: dalla semina alle operazioni successive tutto deve essere fatto a mano, motivo per cui è stata soppiantata negli anni da varietà più produttive che consentivano la meccanizzazione. Eppure, proprio quelle sue caratteristiche, a partire dal colore insolitamente nero del tegumento e la sua variabilità genetica, le hanno permesso di sopravvivere e resistere ai cambiamenti climatici che hanno reso più aride e sofferenti le nostre campagne. È comunque una produzione di nicchia, perché oggi vengono coltivati meno di cinque ettari in tutto il territorio Ennese che ha riscoperto quest’ “oro nero” molto apprezzato fino agli anni Cinquanta.

La laboriosità della coltivazione ha inciso anche sulle quantità prodotte, non a caso la lenticchia di Leonforte era prevalentemente destinata all’autoconsumo delle famiglie e degli agricoltori della zona. Talmente poca e intermittente era la produzione che quando alcune aziende locali hanno provato a rintracciare i semi per tentarne il recupero hanno rinvenuto pochi grammi.

Ora, il riconoscimento di Presidio Slow food, anche per le sue qualità organolettiche, il minore contenuto di grassi e il maggiore contenuto di fibra e proteine rispetto ad altre varietà di legumi, e la consapevolezza di una nuova varietà siciliana da tutelare, preservando le antiche tecniche di coltivazione, emblema della biodiversità dei nostri paesaggi rurali , da destinare a un consumo di nicchia consapevole.

Hai letto questi articoli?
Articolo PrecedenteProssimo Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le vie dei Tesori News

Send this to a friend