La sfida di Lorenzo Calamia, mecenate di artisti e creativi

Nato a Mazara del Vallo, dopo aver girato l’Europa, ha scelto di tornare in Sicilia. Ha la peculiare capacità di attrarre intorno a sé pittori, scultori, fotografi e performer

di Chiara Dino

La prima volta che è andato via dalla Sicilia ha scelto Barcellona. Era poco più che un ragazzo Lorenzo Calamia, 37 anni trascorsi un po’ qui è un po’ lì (nato a Mazara del Vallo, oltre che in Spagna è stato a Berlino, poi Roma e ora Palermo) e aveva nel cuore una voglia di fuga che lo ha tenuto fuori per quasi dieci anni. Laurea in Architettura, sensibilità artistica quasi genetica – è nipote di Pietro Consagra alla cui opera a Gibellina ha dedicato le sue prime ricerche – ora Lorenzo è tornato alla base e ha scelto la Vucciria di Palermo per “portare nella città dove per ora tutto è possibile quello che ho imparato stando fuori”.

Ovviamente nel campo dell’arte. Lorenzo, professione amico e sodale degli artisti – da Mimmo Paladino a Carla Accardi – ha la peculiare capacità di attrarre intorno a sé pittori, scultori, fotografi e performer, cosa che ha appreso, oltre che in Germania, lavorando tanti anni alla romana Fondazione Volume. “Adesso – racconta – mi sono intestato il compito di portare a vivere a Palermo il maggior numero di artisti contemporanei, molti dei quali ho conosciuto quando, come tanti giovani della mia generazione, affittai un piccolo studio a Berlino nel Mitte e mi inabissai in un mondo creativo che allora in Germania esplodeva”.

Un po’ come, secondo lui, sta accadendo di questi tempi a Palermo. Da quando è tornato, poco meno di due anni, ha già organizzato due mostre. Una, allo Zac, interamente dedicata a Thomas Lange e “alla sua arte fatta di strati di materia e colore su cui sono evidenti dei graffiti come fossero i graffi che da secoli hanno segnato i palazzi della nostra Palermo” osserva, un’altra, durante la scorsa edizione de Le Vie dei Tesori, nella Casa-Spazio alla Vucciria dove vive con lo stilista Marco Russotto. In quell’occasione ogni stanza della sua abitazione era dedicata a un progetto espositivo diverso. Una ospitava i lavori dedicati a Federico II dello stesso Lange, un’altra le fotografie della bolognese Laura Daddabbo, un’altra i paesaggi australiani di Fabrice De Nola, un’altra ancora quelli kenioti di Arcangelo. Cinque non siciliani portati nel cuore della sua Sicilia. Una tappa della sua mission: “Fare di questa terra il luogo dei creativi. Una sfida possibile in una terra come questa che rifiuta ogni conformismo anche estetico e che oggi ha un’energia senza ha pari”.

Foto Laura Daddabbo 

Nato a Mazara del Vallo, dopo aver girato l’Europa, ha scelto di tornare in Sicilia. Ha la peculiare capacità di attrarre intorno a sé pittori, scultori, fotografi e performer

di Chiara Dino

La prima volta che è andato via dalla Sicilia ha scelto Barcellona. Era poco più che un ragazzo Lorenzo Calamia, 37 anni trascorsi un po’ qui è un po’ lì (nato a Mazara del Vallo, oltre che in Spagna è stato a Berlino, poi Roma e ora Palermo) e aveva nel cuore una voglia di fuga che lo ha tenuto fuori per quasi dieci anni. Laurea in Architettura, sensibilità artistica quasi genetica – è nipote di Pietro Consagra alla cui opera a Gibellina ha dedicato le sue prime ricerche – ora Lorenzo è tornato alla base e ha scelto la Vucciria di Palermo per “portare nella città dove per ora tutto è possibile quello che ho imparato stando fuori”.

Ovviamente nel campo dell’arte. Lorenzo, professione amico e sodale degli artisti – da Mimmo Paladino a Carla Accardi – ha la peculiare capacità di attrarre intorno a sé pittori, scultori, fotografi e performer, cosa che ha appreso, oltre che in Germania, lavorando tanti anni alla romana Fondazione Volume. “Adesso – racconta – mi sono intestato il compito di portare a vivere a Palermo il maggior numero di artisti contemporanei, molti dei quali ho conosciuto quando, come tanti giovani della mia generazione, affittai un piccolo studio a Berlino nel Mitte e mi inabissai in un mondo creativo che allora in Germania esplodeva”.

Un po’ come, secondo lui, sta accadendo di questi tempi a Palermo. Da quando è tornato, poco meno di due anni, ha già organizzato due mostre. Una, allo Zac, interamente dedicata a Thomas Lange e “alla sua arte fatta di strati di materia e colore su cui sono evidenti dei graffiti come fossero i graffi che da secoli hanno segnato i palazzi della nostra Palermo” osserva, un’altra, durante la scorsa edizione de Le Vie dei Tesori, nella Casa-Spazio alla Vucciria dove vive con lo stilista Marco Russotto. In quell’occasione ogni stanza della sua abitazione era dedicata a un progetto espositivo diverso. Una ospitava i lavori dedicati a Federico II dello stesso Lange, un’altra le fotografie della bolognese Laura Daddabbo, un’altra i paesaggi australiani di Fabrice De Nola, un’altra ancora quelli kenioti di Arcangelo. Cinque non siciliani portati nel cuore della sua Sicilia. Una tappa della sua mission: “Fare di questa terra il luogo dei creativi. Una sfida possibile in una terra come questa che rifiuta ogni conformismo anche estetico e che oggi ha un’energia senza ha pari”.

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