L’oasi degli alberi secolari alle pendici dell’Etna

Vicino al borgo di Cosentini, piccola frazione di Santa Venerina, c’è un grande polmone verde in un’area destinata anticamente a riserva di caccia. Custodisce querce, roverelle, frassini, immersi in una lussureggiante vegetazione

di Livio Grasso

Minuscola frazione di Santa Venerina, adagiato sulle pendici dell’Etna, il borgo di Cosentini, anticamente soprannominato Cunigghieria, custodisce un passato ricco di storia e tradizioni. Qui si trova l’omonimo Parco oasi naturalistico, ancora oggi visitabile e ufficialmente inaugurato il 10 agosto del 2000. Facilmente percorribile, il sentiero che l’attraversa è caratterizzato da diversi arbusti e alberi secolari che svettano in tutta la loro imponenza. Gli esemplari più importanti sono il Sommacco e la cerza a cucchia,  così denominata per via dei due tronchi n’cucchiati, ovvero “uniti”, in vernacolo siciliano.

Scorcio del Parco

Ci sono anche querce e roverelle che in origine erano tenute in considerazione per la produzione di ghiande. Non passano in secondo piano neanche i bagolari, noti come minicucchi e riconoscibili dai piccoli drupi dolciastri che nascono dalle loro fronde. Si dice che i ragazzi ne facevano un uso divertente, inserendoli in una cannuccia e spingendoli all’esterno con un soffio, come piccole cerbottane. Inoltre il legno dell’albero, morbido e flessibile, era utilizzato per la costruzione delle ruote dei carretti. 

Pini mediterranei di Cosentini (foto Salvatore19, Wikipedia, licenza CC BY-SA 4.0)

Altre tipologie arboree sono i frassini, in principio lavorati per la realizzazione dei panieri, i rami dei lecci, utili per far ardere il fuoco nei forni, e la ferra, un arbusto filamentoso con il quale si producevano i tappi delle damigiane. Di incantevole bellezza è pure u pignu, ovvero il pino mediterraneo che tuttora giganteggia accanto alla casa e alla cantina della famiglia Cosentini. Detiene un profondo valore simbolico pure u iunciu, specie vegetale simile alla ginestra etnea e dotata di fiori gialli che allietavano le strade in occasione della famosa processione dedicata al Corpus Domini.

Viottolo del parco naturalistico

Oltre a ciò, un tempo, l’intero lembo boschivo era ampiamente sfruttato per il pascolo degli animali e la caccia ai conigli. I documenti d’archivio, infatti, riferiscono che i possidenti borghesi riservavano parte del territorio rurale alla pratica dell’arte venatoria. Non a caso, i proprietari provvedevano a delimitare i terreni con muri a secco e appositi segnali. Di solito, si apponevano dei piccoli pilastri appuntiti sui promontori del latifondo per demarcare il confine. Spesso nelle vicinanze sorgeva la casa del massaro che, oltre a lavorare nei vigneti del padrone, esercitava la custodia e la sorveglianza della riserva.

Borgo Cosentini

In più, le fonti storiche tramandano che l’area sciarosa fu destinata al pascolo delle mandrie sin dagli inizi dell’Ottocento. Siamo a conoscenza dell’esistenza di un’abitazione rurale, definita de Manniri, che al proprio interno ospitava stalle, piccoli depositi e una cisterna. Probabilmente la casa si trovava a poca distanza dalla chiesa e vicino all’imbocco della strada che conduceva al Sommacco. Sul ciglio della strada fu scavato u rassuraru,  una fossa scandita da muri a secco che veniva utilizzata per raccogliere la rassura. Il termine fa riferimento allo sterco di buoi e suini che i coltivatori adoperavano come fertilizzante naturale. Dunque, questo materiale organico, caricato nei cufini, veniva riversato nelle fosse che i contadini sterravano a distanze regolari nel vigneto.

Cosentini, la chiesa della Madonna del Rosario

L’abitante delle case de Manniri era il custode della Cunigghieria. Tra i più rinomati fu Giuseppe Strano, fedele fattore della borgata e ricordato anche come Puddu de Manniri. In passato, il tratto boscoso era suddiviso in quadrati di terreno all’interno dei quali ciascun cacciatore si dilettava a stanare i conigli. A quanto pare, per facilitare la ricerca si procedeva persino con lo sfoltimento delle sterpaglie che ammassavano il bosco. In mezzo a questa folta campagna si staglia il paesino, che ospita una parrocchia ottocentesca dedicata a Maria Santissima del Rosario. La facciata, in pietra bianca, sfoggia elementi decorativi di grande pregio e finezza stilistica. Da tempo l’edificio di culto rappresenta il centro di aggregazione sociale di tutta la borgata che, negli ultimi anni, ha per di più registrato un notevole incremento demografico e una grande espansione edilizia.

(Nella prima foto grande in alto, uno scorcio di Parco Oasi Cosentini – foto da Wikimapia)

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