Il sipario storico del Teatro Massimo torna a casa

Dopo tre mesi di restauro, la grande opera realizzata da Giuseppe Sciuti nel 1895, per anni custodita nei laboratori della Fondazione, a Brancaccio, è stata ricollocata sul boccascena

di Giulio Giallombardo

Si alza il sipario sulla storia. Sono passati 45 anni dall’ultima volta che i palermitani lo ammirarono sul boccascena del Teatro Massimo. Era il 1974, l’anno della chiusura per i lavori di restauro che segnarono l’abbandono del tempio della lirica. Da domani, in occasione dell’inaugurazione della stagione 2019, con la Turandot di Puccini, lo storico sipario di Giuseppe Sciuti, fresco di restauro, tornerà ad accogliere il pubblico in sala.

Un momento della presentazione

Dopo tre mesi di lavoro e un costo di circa cinquantamila euro, torna a casa la grande opera realizzata dal pittore catanese nel 1895, svelata per la prima volta due anni dopo, il 16 maggio 1897, in occasione della prima del Falstaff di Verdi, che inaugurò il Teatro Massimo. È largo 14 metri per 12 di altezza e vi è raffigurato, in una Palermo idealizzata, Ruggero II che esce dal Palazzo Reale dopo l’incoronazione. In questi anni è stato custodito nei laboratori di scenografia della Fondazione, a Brancaccio. Lì periodicamente veniva riaperto per pulirne le superfici che si andavano opacizzando, fino a quando, grazie ad una partnership del Teatro Massimo con la compagnia aerea Volotea, che ha finanziato i lavori di restauro autorizzati dalla Soprintendenza per i Beni Culturali di Palermo, si è deciso di restituirlo alla città.

Il sipario, presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa, è tornato al suo antico splendore, grazie ad un progetto di restauro elaborato da Roberta Civiletto e dall’architetto Carlo Vivirito, tecnici della Soprintendenza, che ne hanno curato anche la direzione dei lavori, insieme ai responsabili dell’allestimento scenico del teatro Massimo. Il lavoro di restauro ha cercato di limitare l’invasività per non alterarne gli elementi originali. Il rilievo del teatro e del sipario storico è stato eseguito con laser scanner e fotocamera digitale a 24 megapixel, per riprodurre virtualmente l’integrazione tra il sipario stesso e il palcoscenico.

Lazaro Ros, Leoluca Orlando e Francesco Giambrone

Presenti alla conferenza stampa, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; il sovrintendente del Teatro Massimo, Francesco Giambrone, il soprintendente per i Beni culturali, Lina Bellanca; e Lázaro Ros, cofondatore e direttore generale di Volotea. “Questo sipario è una sfida al tempo – ha dichiarato il sindaco – . Ci ricorda il periodo straordinario dei normanni, un segnale straordinario di esaltazione della bellezza, punto di incontro tra etica ed estetica: rappresentazione di una realtà aperta, dove in una scena si raccolgono tutti gli elementi possibili”. Orlando ha poi applaudito al lavoro svolto nei laboratori di Brancaccio: “Luogo magico che per me è il posto più bello della Fondazione, perché nei laboratori si è realizzato l’incontro di tutti: la Soprintendenza, le maestranze del Massimo, l’amore per il teatro, segno riassuntivo di quello che stiamo vivendo”.

Sia Giambrone che l’architetto Bellanca, hanno puntato sulla sinergia che si è creata tra le istituzioni. “Questo restauro è frutto di collaborazioni che sfatano dei luoghi comuni – ha osservato Giambrone – primo luogo comune è quello della mancanza di collaborazione tra le istituzioni pubbliche, perché con la Soprintendenza si è sviluppata una collaborazione stretta ed efficace; secondo luogo comune è quello che al Sud sia impossibile trovare finanziamenti privati, perché è molto difficile, ma non impossibile. Terzo luogo comune è che non sia possibile spendere velocemente, bene e in maniera concreta e manageriale i fondi. Il sipario dello Sciuti tornerà ad accogliere già dalla prova generale di oggi il pubblico in sala, aggiungendo un altro elemento di festa a quella grande festa che sarà domani l’inaugurazione di stagione”.

Dopo tre mesi di restauro, la grande opera realizzata da Giuseppe Sciuti nel 1895, per anni custodita nei laboratori della Fondazione, a Brancaccio, è stata ricollocata sul boccascena

di Giulio Giallombardo

Si alza il sipario sulla storia. Sono passati 45 anni dall’ultima volta che i palermitani lo ammirarono sul boccascena del Teatro Massimo. Era il 1974, l’anno della chiusura per i lavori di restauro che segnarono l’abbandono del tempio della lirica. Da domani, in occasione dell’inaugurazione della stagione 2019, con la Turandot di Puccini, lo storico sipario di Giuseppe Sciuti, fresco di restauro, tornerà ad accogliere il pubblico in sala.

Dopo tre mesi di lavoro e un costo di circa cinquantamila euro, torna a casa la grande opera realizzata dal pittore catanese nel 1895, svelata per la prima volta due anni dopo, il 16 maggio 1897, in occasione della prima del Falstaff di Verdi, che inaugurò il Teatro Massimo. È largo 14 metri per 12 di altezza e vi è raffigurato, in una Palermo idealizzata, Ruggero II che esce dal Palazzo Reale dopo l’incoronazione. In questi anni è stato custodito nei laboratori di scenografia della Fondazione, a Brancaccio. Lì periodicamente veniva riaperto per pulirne le superfici che si andavano opacizzando, fino a quando, grazie ad una partnership del Teatro Massimo con la compagnia aerea Volotea, che ha finanziato i lavori di restauro autorizzati dalla Soprintendenza per i Beni Culturali di Palermo, si è deciso di restituirlo alla città.

Un momento della presentazione

Il sipario, presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa, è tornato al suo antico splendore, grazie ad un progetto di restauro elaborato da Roberta Civiletto e dall’architetto Carlo Vivirito, tecnici della Soprintendenza, che ne hanno curato anche la direzione dei lavori, insieme ai responsabili dell’allestimento scenico del teatro Massimo. Il lavoro di restauro ha cercato di limitare l’invasività per non alterarne gli elementi originali. Il rilievo del teatro e del sipario storico è stato eseguito con laser scanner e fotocamera digitale a 24 megapixel, per riprodurre virtualmente l’integrazione tra il sipario stesso e il palcoscenico.

Lazaro Ros, Leoluca Orlando e Francesco Giambrone

Presenti alla conferenza stampa, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; il sovrintendente del Teatro Massimo, Francesco Giambrone, il soprintendente per i Beni culturali, Lina Bellanca; e Lázaro Ros, cofondatore e direttore generale di Volotea. “Questo sipario è una sfida al tempo – ha dichiarato il sindaco – . Ci ricorda il periodo straordinario dei normanni, un segnale straordinario di esaltazione della bellezza, punto di incontro tra etica ed estetica: rappresentazione di una realtà aperta, dove in una scena si raccolgono tutti gli elementi possibili”. Orlando ha poi applaudito al lavoro svolto nei laboratori di Brancaccio: “Luogo magico che per me è il posto più bello della Fondazione, perché nei laboratori si è realizzato l’incontro di tutti: la Soprintendenza, le maestranze del Massimo, l’amore per il teatro, segno riassuntivo di quello che stiamo vivendo”.

Sia Giambrone che l’architetto Bellanca, hanno puntato sulla sinergia che si è creata tra le istituzioni. “Questo restauro è frutto di collaborazioni che sfatano dei luoghi comuni – ha osservato Giambrone – primo luogo comune è quello della mancanza di collaborazione tra le istituzioni pubbliche, perché con la Soprintendenza si è sviluppata una collaborazione stretta ed efficace; secondo luogo comune è quello che al Sud sia impossibile trovare finanziamenti privati, perché è molto difficile, ma non impossibile. Terzo luogo comune è che non sia possibile spendere velocemente, bene e in maniera concreta e manageriale i fondi. Il sipario dello Sciuti tornerà ad accogliere già dalla prova generale di oggi il pubblico in sala, aggiungendo un altro elemento di festa a quella grande festa che sarà domani l’inaugurazione di stagione”.

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