Lo Spasimo, scrigno di bellezza orfano del nome

La chiesa di Santa Maria degli Olivetani, nel quartiere della Kalsa a Palermo, un tempo custodiva la Salita al Calvario di Raffaello Sanzio. Presto sarà ricollocata una copia del dipinto dentro l’originaria cornice realizzata da Gagini

di Emanuele Drago*

Quando si parla di Rinascimento a Palermo, sarebbe opportuno rimarcare che, se non fosse stato per il pretore di origine toscane, Pietro Speciale, probabilmente la città non avrebbe mai conosciuto le prime forme di Rinascimento così come le conobbe. Va ricordato che, tra i maggiori studiosi di quell’epoca vi fu un altro toscano, quel Giorgio Vasari che aveva considerato la fontana Pretoria – che in quegli anni venne acquistata dalla municipalità di Palermo – come la più bella fontana che Firenze allora possedeva. Tuttavia, nella sua “Vita degli artisti”, l’aretino menzionò anche un’altra opera che, forse con eccessiva enfasi, a suo dire era conosciuta all’esterno più del Mongibello (nome con cui veniva anticamente indicato l’Etna).

Lo Spasimo di Sicilia di Raffaello Sanzio

L’opera di cui parlava Vasari era la Salita al Calvario del Cristo, noto anche come “Lo Spasimo di Sicilia”, un dipinto realizzato nel 1517 dall’urbinate Raffaello Sanzio su commissione dei frati Olivetani che erano alloggiati presso il convento della chiesa gotico catalana del quartiere della Kalsa. Ormai è storicamente assodato che per raggiungere Palermo, il dipinto fu al centro di alcune traversie. Recuperato in mare dopo un naufragio, giunse finalmente incolume nella chiesa di Santa Maria degli Olivetani alla Kalsa. Dopo oltre un secolo e mezzo, il dipinto venne donato dal parroco Jacopo Basilicò a Filippo IV di Spagna, col preciso scopo di ottenere le grazie del sovrano, oltre ad alcune concessioni per il suo ordine religioso. Fu così che l’affascinante chiesa senza volta, pur perdendo il quadro che custodiva (il dipinto oggi si trova al museo del Prado di Madrid), mantenne il nome del dipinto di Raffaello.

Oggi, chi visita lo Spasimo non può che rimanere affascinato dalla originalità del sito. Un luogo accartocciato su sé stesso, nascosto nel cuore quartiere della Kalsa, ma che da solo assurge a simbolo, a metafora dell’inestimabile ricchezza che, dietro catapecchie e palazzi ormai per fortuna in fase di ristrutturazione, possiede il centro storico della città. Un luogo che fu sede del primo teatro cittadino e in cui, fin dal 1582, sotto il vicereame di Marco Antonio Colonna di Lanuvio, venne rappresentata l’Aminta di Torquato Tasso.

I frammenti della cornice di Gagini

Ma c’è un evento che presto impreziosirà ulteriormente lo Spasimo di Palermo: la ricollocazione di una copia del quadro, dentro l’originaria cornice realizzata da Antonello Gagini. Sappiamo che la cornice, che per secoli è rimasta in frantumi dentro i magazzini della Soprintendenza, presto, grazie a un attento restauro (di cui vi abbiamo parlato qui), potrà ospitare la copia del quadro che si trova al Prado di Madrid. Infatti, così com’è accaduto per Natività di Caravaggio, la stessa operazione sta per essere realizzata per lo Spasimo di Sicilia di Raffaello. Ma questa volta con l’indubbio vantaggio che la riproduzione non avverrà sulla scorta di semplici fotografie, ma del dipinto originale esposto a Madrid.

* Docente e scrittore

La chiesa di Santa Maria degli Olivetani, nel quartiere della Kalsa a Palermo, un tempo custodiva la Salita al Calvario di Raffaello Sanzio. Presto sarà ricollocata una copia del dipinto dentro l’originaria cornice realizzata da Gagini

di Emanuele Drago*

Quando si parla di Rinascimento a Palermo, sarebbe opportuno rimarcare che, se non fosse stato per il pretore di origine toscane, Pietro Speciale, probabilmente la città non avrebbe mai conosciuto le prime forme di Rinascimento così come le conobbe. Va ricordato che, tra i maggiori studiosi di quell’epoca vi fu un altro toscano, quel Giorgio Vasari che aveva considerato la fontana Pretoria – che in quegli anni venne acquistata dalla municipalità di Palermo – come la più bella fontana che Firenze allora possedeva. Tuttavia, nella sua “Vita degli artisti”, l’aretino menzionò anche un’altra opera che, forse con eccessiva enfasi, a suo dire era conosciuta all’esterno più del Mongibello (nome con cui veniva anticamente indicato l’Etna).

Lo Spasimo di Sicilia di Raffaello Sanzio

L’opera di cui parlava Vasari era la Salita al Calvario del Cristo, noto anche come “Lo Spasimo di Sicilia”, un dipinto realizzato nel 1517 dall’urbinate Raffaello Sanzio su commissione dei frati Olivetani che erano alloggiati presso il convento della chiesa gotico catalana del quartiere della Kalsa. Ormai è storicamente assodato che per raggiungere Palermo, il dipinto fu al centro di alcune traversie. Recuperato in mare dopo un naufragio, giunse finalmente incolume nella chiesa di Santa Maria degli Olivetani alla Kalsa. Dopo oltre un secolo e mezzo, il dipinto venne donato dal parroco Jacopo Basilicò a Filippo IV di Spagna, col preciso scopo di ottenere le grazie del sovrano, oltre ad alcune concessioni per il suo ordine religioso. Fu così che l’affascinante chiesa senza volta, pur perdendo il quadro che custodiva (il dipinto oggi si trova al museo del Prado di Madrid), mantenne il nome del dipinto di Raffaello.

Oggi, chi visita lo Spasimo non può che rimanere affascinato dalla originalità del sito. Un luogo accartocciato su sé stesso, nascosto nel cuore quartiere della Kalsa, ma che da solo assurge a simbolo, a metafora dell’inestimabile ricchezza che, dietro catapecchie e palazzi ormai per fortuna in fase di ristrutturazione, possiede il centro storico della città. Un luogo che fu sede del primo teatro cittadino e in cui, fin dal 1582, sotto il vicereame di Marco Antonio Colonna di Lanuvio, venne rappresentata l’Aminta di Torquato Tasso.

I frammenti della cornice del Gagini

Ma c’è un evento che presto impreziosirà ulteriormente lo Spasimo di Palermo: la ricollocazione di una copia del quadro, dentro l’originaria cornice realizzata da Antonello Gagini. Sappiamo che la cornice, che per secoli è rimasta in frantumi dentro i magazzini della Soprintendenza, presto, grazie a un attento restauro (di cui vi abbiamo parlato qui), potrà ospitare la copia del quadro che si trova al Prado di Madrid. Infatti, così com’è accaduto per Natività di Caravaggio, la stessa operazione sta per essere realizzata per lo Spasimo di Sicilia di Raffaello. Ma questa volta con l’indubbio vantaggio che la riproduzione non avverrà sulla scorta di semplici fotografie, ma del dipinto originale esposto a Madrid.

* Docente e scrittore

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