Lì dove sbarcò Ulisse: il mare di Ognina tra storia e leggenda

È l’antico porto di Catania, crocevia di miti e devozioni. Dai canti di Omero alle processioni religiose, il borgo marinaro è oggi uno dei quartieri più belli e amati della città

di Livio Grasso

È un borgo marinaro ricco di storia e tradizioni, con il suo porticciolo ricavato da un’insenatura nella scogliera. Ognina è l’antico approdo di Catania, crocevia di navi, miti e leggende. In passato era chiamato anche Lògnina o Lòngina, nome derivato dal vecchio fiume Longàne che scomparve dopo la colata lavica del 1381, un corso d’acqua che scorreva dal colle di Santa Sofia fino al mare. Inoltre, il nome del luogo pare si riferisca anche ai porti che un tempo erano muniti di pietre forate per consentire l’approdo delle navi.

Il porticciolo di Ognina

Con l’inconfondibile forma a ferro di cavallo, il porticciolo di Ognina ha origini antichissime. Fu costruito dai Calcidesi nell’Ottavo secolo avanti Cristo e negli anni successivi ricoprì un ruolo importante sotto la dominazione romana. Si tramanda che qui sbarcavano moltissime navi provenienti da ogni parte del mondo. Il mare del litorale ogninese, secondo le fonti letterarie, è il tratto costiero in cui Omero scelse di ambientare la storia di Ulisse e dei Ciclopi. Nell’Odissea, non a caso, si racconta che il personaggio greco decise di approdare al porticciolo di Ognina con i suoi uomini.

Barche di pescatori a Ognina (foto Davide Mauro, Wikipedia)

Non tutti sanno, però, che nel borghetto sorgeva pure un tempio dorico dedicato alla dea Atena Longatis, personificazione della potenza e protettrice delle battaglie in mare. Secondo la mitologia, la dea, esperta nell’arte della navigazione, era venerata da ogni navigatore prima di avventurarsi in viaggio. Tuttavia, a causa dei terribili terremoti avvenuti nel 1392, il tempio greco crollò e gli abitanti vollero costruire un nuovo edificio di culto. Fu così che, sotto il vescovo Simone del Pozzo, qualche anno dopo venne edificata la chiesa della “Natività della Vergine”.

Lungomare di Catania (foto Davide Mauro, Wikipedia)

Nel 1693, invece, un altro violento fenomeno sismico rase al suolo l’intera città e la struttura religiosa fu totalmente distrutta. Ma non passò molto che i fedeli la ristrutturarono aggiungendo una scalinata in pietra lavica e un prospetto a tramontana articolato in tre navate. Della vecchia chiesetta rimase solamente l’acquasantiera e una tela di datazione incerta raffigurante la “Sacra Famiglia”.

Santuario di Ognina

Il nuovo luogo di culto, dunque, venne consacrato dal vescovo Andrea Reggio l’8 settembre 1697. A partire da quel giorno i cittadini catanesi celebrano ogni anno la festa della Madonna di Ognina, nota come “a festa d’a Bammina” e seconda per importanza dopo quella di Sant’Agata, patrona di Catania. Il fercolo, ornato di angeli e abbellito da immagini sacre della Vergine Maria, viene trasportato dai devoti per tutte le vie della borgata. Il simulacro originario, danneggiato da un improvviso incendio, venne sostituito da un’altra statua realizzata a Parigi nel 1889.

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