Letterature migranti tra arte, teatro e musica

Linguaggi diversi si intrecceranno nella quarta edizione del festival diretto da Davide Camarrone. Appuntamento dal 17 al 21 ottobre, in alcuni luoghi-simbolo di Palermo

di Alessia Franco

Le letterature sono migranti, oppure non sono. Occorre prenderne coscienza soprattutto in tempi in cui è necessario più che mai essere testimoni del proprio quotidiano e raccontarlo. Il festival delle letterature migranti, diretto dal giornalista e scrittore Davide Camarrone, arriva alla sua quarta edizione e con il preciso intento di raccontare le differenze, i meticciati, le migrazioni.

“In tutti i sensi, anche nel senso fisico del viaggio e del diritto a ricostruire se stessi e la propria vita – dice Camarrone – perché il tempo a volte è una spirale, può avvilupparsi su se stesso”. Narrazione migrante, dunque, a cominciare dai diversi linguaggi che si intrecceranno in questi quattro giorni, dal 17 al 21 ottobre in alcuni luoghi-simbolo di Palermo (teatri, fondazioni, musei) non soltanto letteratura, ma anche arti visive, teatro, cinema e musica. E una migrazione di messaggi non può non passare per i social, mondo migrante per antonomasia, che assume le prospettive e i punti di vista di chi guarda, anche attraverso l’hashtag #raccontailFLM.

La sezione letteratura del festival, curata da Camarrone, è composta da otto scatole narrative, che custodiscono quaranta libri e che daranno il là per una riflessione sul contemporaneo. Le arti visive sono a cura di Agata Polizzi. “Fuga da Europa”: riflessione, provocatoria già dal titolo, su un continente che fatica a riconoscersi, e di conseguenza a rappresentarsi.

Dall’arte al teatro, curato da Giuseppe Cutino, che con il progetto “Il corpo delle storie” ha coinvolto i maggiori palcoscenici cittadini per raccontare come attraverso la messa in scena il messaggio migri continuamente dal testo alla gente, dalla parola scritta e quella parlata, da chi scrive a chi metter on scena e interpreti, in un perenne gioco di rimandi. “Il muto e il fuori campo” è invece il tema della sezione musica e audiovisivi, curata da Dario Oliveri e Andrea Inzerillo, dedicato alla memoria di Claude Lanzmann e del suo Shoah, che verrà messo a confronto con un altro capolavoro del cinema del Novecento, Intolerance, di David Griffith.

Sarà un festival in movimento, quello delle letterature migranti, che ruoterà anche attorno a incontri con “interpreti del nostro tempo” come François Beaune, Paolo Di Stefano, Chen He, Max Lobe, Valeria Luiselli, Nasim Marashi, Tamta Melašvili, Charif Majdalani,Wu Ming 2, Andrea Segre, Adriano Sofri, Vladimir Sorokin e Yanis Varoufakis.

In prospettiva, ma non troppo, anche il progetto di una casa delle letterature, che proprio a Palermo trovi una proprio sede e una propria stabilità. Un luogo in cui ospitare ma anche dare riparo, alle persone come alle parole. Un progetto che è un po’ meno che reale e un po’ più che un sogno, e che verrà presentato il 17 ottobre allo Steri: un luogo di mortificazione, tortura e morte. Ma questo accadeva una volta.

Linguaggi diversi si intrecceranno nella quarta edizione del festival diretto da Davide Camarrone. Appuntamento dal 17 al 21 ottobre, in alcuni luoghi-simbolo di Palermo

di Alessia Franco

Le letterature sono migranti, oppure non sono. Occorre prenderne coscienza soprattutto in tempi in cui è necessario più che mai essere testimoni del proprio quotidiano e raccontarlo. Il festival delle letterature migranti, diretto dal giornalista e scrittore Davide Camarrone, arriva alla sua quarta edizione e con il preciso intento di raccontare le differenze, i meticciati, le migrazioni.

“In tutti i sensi, anche nel senso fisico del viaggio e del diritto a ricostruire se stessi e la propria vita – dice Camarrone – perché il tempo a volte è una spirale, può avvilupparsi su se stesso”. Narrazione migrante, dunque, a cominciare dai diversi linguaggi che si intrecceranno in questi quattro giorni, dal 17 al 21 ottobre in alcuni luoghi-simbolo di Palermo (teatri, fondazioni, musei) non soltanto letteratura, ma anche arti visive, teatro, cinema e musica. E una migrazione di messaggi non può non passare per i social, mondo migrante per antonomasia, che assume le prospettive e i punti di vista di chi guarda, anche attraverso l’hashtag #raccontailFLM.

La sezione letteratura del festival, curata da Camarrone, è composta da otto scatole narrative, che custodiscono quaranta libri e che daranno il là per una riflessione sul contemporaneo. Le arti visive sono a cura di Agata Polizzi. “Fuga da Europa”: riflessione, provocatoria già dal titolo, su un continente che fatica a riconoscersi, e di conseguenza a rappresentarsi.

Dall’arte al teatro, curato da Giuseppe Cutino, che con il progetto “Il corpo delle storie” ha coinvolto i maggiori palcoscenici cittadini per raccontare come attraverso la messa in scena il messaggio migri continuamente dal testo alla gente, dalla parola scritta e quella parlata, da chi scrive a chi metter on scena e interpreti, in un perenne gioco di rimandi. “Il muto e il fuori campo” è invece il tema della sezione musica e audiovisivi, curata da Dario Oliveri e Andrea Inzerillo, dedicato alla memoria di Claude Lanzmann e del suo Shoah, che verrà messo a confronto con un altro capolavoro del cinema del Novecento, Intolerance, di David Griffith.

Sarà un festival in movimento, quello delle letterature migranti, che ruoterà anche attorno a incontri con “interpreti del nostro tempo” come François Beaune, Paolo Di Stefano, Chen He, Max Lobe, Valeria Luiselli, Nasim Marashi, Tamta Melašvili, Charif Majdalani,Wu Ming 2, Andrea Segre, Adriano Sofri, Vladimir Sorokin e Yanis Varoufakis.

In prospettiva, ma non troppo, anche il progetto di una casa delle letterature, che proprio a Palermo trovi una proprio sede e una propria stabilità. Un luogo in cui ospitare ma anche dare riparo, alle persone come alle parole. Un progetto che è un po’ meno che reale e un po’ più che un sogno, e che verrà presentato il 17 ottobre allo Steri: un luogo di mortificazione, tortura e morte. Ma questo accadeva una volta.

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