L’eterno pareggio Halloween-cannistru

Le due tradizioni della festa di Ognissanti convivono ormai senza scossoni, anche se le opposte “tifoserie” continuano a vivere di certi eccessi folcloristici da curva allo stadio

Blog
Appunti dal divano
di Totò Rizzo

Totò Rizzo - Giornalista

E così anche per quest’anno può andare in archivio l’eccitantissima gara tra seguaci delle tradizioni popolari indigene, i fans del “cannistru”, ed estimatori della notte di Halloween, zucche e streghe come ne piovessero. Consueto e scontato pareggio, come se le due fazioni fossero due squadre di calcio che, sfiancate dai soliti rumors prepartita, si fossero messe d’accordo già prima di arrivare negli spogliatoi, l’una intenta a impastare in una leziosità da focolare frutti di pasta di mandorla e ad abbuffarsi di te-tù, l’altra a spargere sui volti dei giocatori chili di orrorifico trucco e ad accendere zucche di dubbia funzionalità elettrica, dal pianerottolo allo sparecchiatavola.

Diciamoci la verità: le due cose convivono ormai senza scossoni anche se le opposte tifoserie continuano a vivere – specialmente sui social – di quegli eccessi folcloristici da curva allo stadio che talvolta rasentano l’ammissione di diritto nell’antologia del patetico.

Difendiamo le nostre tradizioni!, al bando le americanate!, tuonano da una parte. Tenetevi pure le vostre tradizioni, noi ci divertiamo così, replicano con minor foga manichea dall’altra. E quando dalle parole si minaccia di passare ai fatti, le fazioni autarchiche intimoriscono promettendo porte sbattute in faccia (se non peggio) contro le raffiche di scampanellate “dolcetto-scherzetto” brandite da quelle Usa-friendly come una condanna biblica, peggio dell’invasione delle cavallette.

Come tutte le tenzoni di casa nostra, anche questa, nel finale travolgente, s’impasta di tarallucci e vino (offerti dai tradizionalisti visto che taralli e moscato fan parte del commemorativo menù dei “morti”) o di pumpkin pie e mele caramellate (elergiti per ricambiare dagli innovatori che tanto innovatori poi non sono visto che quell’altra festa ha antichissime origini irlandesi).

Insomma, verrebbe da celebrare tutto con una pupaccena a forma di zucca o con una muffoletta formato McDonald’s visto che alla fine la gara appare, nonostante i toni, sempre equilibrata come direbbero i meno originali tra i commentatori sportivi. In fondo, credenza è una, credenza è l’altra, brividi da suggestione li trasmette l’una quanti ne trasmette l’altra (i defunti che fanno il “grattino” ai piedi mentre dormi aveva forse effetti meno tachicardici dell’improvvisa epifania della maschera di Ghostface in “Scream”?).

E dunque, 1 a 1 e palla al centro. Le ostilità si riaprono fra un anno da Facebook ad Instagram, dai dibattiti in tv private a qualche pomeriggio pseudoconvegnistico. Amenità tra vivi, cosette di questo mondo. Nell’altro, che proprio questi giorni evocano, mica se ne prendono cura: “Nuje simmo serie…”, faceva dire Totò ai trapassati.

Le due tradizioni della festa di Ognissanti convivono ormai senza scossoni, anche se le opposte “tifoserie” continuano a vivere di certi eccessi folcloristici da curva allo stadio

E così anche per quest’anno può andare in archivio l’eccitantissima gara tra seguaci delle tradizioni popolari indigene, i fans del “cannistru”, ed estimatori della notte di Halloween, zucche e streghe come ne piovessero. Consueto e scontato pareggio, come se le due fazioni fossero due squadre di calcio che, sfiancate dai soliti rumors prepartita, si fossero messe d’accordo già prima di arrivare negli spogliatoi, l’una intenta a impastare in una leziosità da focolare frutti di pasta di mandorla e ad abbuffarsi di te-tù, l’altra a spargere sui volti dei giocatori chili di orrorifico trucco e ad accendere zucche di dubbia funzionalità elettrica, dal pianerottolo allo sparecchiatavola.

Diciamoci la verità: le due cose convivono ormai senza scossoni anche se le opposte tifoserie continuano a vivere – specialmente sui social – di quegli eccessi folcloristici da curva allo stadio che talvolta rasentano l’ammissione di diritto nell’antologia del patetico.

Difendiamo le nostre tradizioni!, al bando le americanate!, tuonano da una parte. Tenetevi pure le vostre tradizioni, noi ci divertiamo così, replicano con minor foga manichea dall’altra. E quando dalle parole si minaccia di passare ai fatti, le fazioni autarchiche intimoriscono promettendo porte sbattute in faccia (se non peggio) contro le raffiche di scampanellate “dolcetto-scherzetto” brandite da quelle Usa-friendly come una condanna biblica, peggio dell’invasione delle cavallette.

Come tutte le tenzoni di casa nostra, anche questa, nel finale travolgente, s’impasta di tarallucci e vino (offerti dai tradizionalisti visto che taralli e moscato fan parte del commemorativo menù dei “morti”) o di pumpkin pie e mele caramellate (elergiti per ricambiare dagli innovatori che tanto innovatori poi non sono visto che quell’altra festa ha antichissime origini irlandesi).

Insomma, verrebbe da celebrare tutto con una pupaccena a forma di zucca o con una muffoletta formato McDonald’s visto che alla fine la gara appare, nonostante i toni, sempre equilibrata come direbbero i meno originali tra i commentatori sportivi. In fondo, credenza è una, credenza è l’altra, brividi da suggestione li trasmette l’una quanti ne trasmette l’altra (i defunti che fanno il “grattino” ai piedi mentre dormi aveva forse effetti meno tachicardici dell’improvvisa epifania della maschera di Ghostface in “Scream”?).

E dunque, 1 a 1 e palla al centro. Le ostilità si riaprono fra un anno da Facebook ad Instagram, dai dibattiti in tv private a qualche pomeriggio pseudoconvegnistico. Amenità tra vivi, cosette di questo mondo. Nell’altro, che proprio questi giorni evocano, mica se ne prendono cura: “Nuje simmo serie…”, faceva dire Totò ai trapassati.

Hai letto questi articoli?
Articolo PrecedenteProssimo Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le vie dei Tesori News

Send this to a friend