Leo Gullotta in scena con “Pensaci, Giacomino” al Teatro Verga

Il classico di Pirandello debutta in prima nazionale a Catania il 30 ottobre. È una nuova produzione firmata dal regista Fabio Grossi, che ha spostato l’azione della commedia negli anni ’50

di Marco Russo

Un classico di Luigi Pirandello in prima nazionale al Teatro Verga di Catania. Sarà Leo Gullotta il protagonista di “Pensaci, Giacomino”, nel ruolo del professor Toti, in scena dal 30 ottobre con repliche fino all’11 novembre. Si tratta di una nuova produzione realizzata dal Teatro Stabile di Catania e dalla Compagnia Enfi Teatro. Lettura drammaturgica e regia sono di Fabio Grossi, che ha concentrato l’azione in un atto unico di un’ora e mezza, spostando l’azione della commedia negli anni ’50.

Accanto a Leo Gullotta agiscono in scena Liborio Natali, Rita Abela, Federica Bern, Valentina Gristina, Gaia Lo Vecchio, Marco Guglielmi, Valerio Santi e Sergio Mascherpa. Angela Gallaro Goracci firma la scena e costumi, Germano Mazzocchetti le musiche, Umile Vainieri le luci.

“Del professore Toti porto in scena – ha spiegato Leo Gullotta – la condizione dell’anziano come la intendiamo oggi, non la vecchiaia. Un uomo certo avanti negli anni ma non spento, tanto egocentrico quanto anticonformista e autentico paladino dei valori”.

La scenografia dello spettacolo è in uno stile pittorico che richiama l’espressionismo tedesco tanto caro a Pirandello. I protagonisti – ha detto il regista – sono sovrastati da “Giganti”, atti a rappresentare l’enorme peso del becero commento, della calunnia sociale, del perbenismo fasullo dei baciapile. Non abbandoneranno mai la scena, proprio come “corsi e ricorsi storici” vocazionali, tòpoi pirandelliani sempre presenti nelle sue opere. La musica, non di semplice commento, ma forte e propositiva, propone “la voce critica della regia”, permutante liriche scritte da Pirandello e usate a commento della “tragedia civile” che si va consumando sulla scena.

“Con questo testo – osserva Grossi – il premio Nobel agrigentino ha creato una vera e propria macchina da guerra, ancor oggi efficace per modi e valori. Come Leonardo, che con i suoi funzionanti artifici è stato anticipatore, così Pirandello usa il professor Toti, personaggio principale della vicenda, per snocciolare, come un rosario laico, circostanze di contemporanea efficacia. S’affrontano così la solitudine, la condizione femminile, l’arrivismo dei burocrati, l’invadenza dei rappresentanti ecclesiastici, l’uomo depauperato fino al riscatto d’orgoglio. Tra questi ingranaggi, chi ci rimette di più è la donna, che si vuole sottomessa al giudizio di una società benpensante. E penalizzato è anche il ruolo dell’insegnate bistrattato e mal pagato, ieri come oggi, in barba alla delicata funzione sociale che soprintende”.

Da qui il matrimonio di facciata contratto da Agostino Toti per sottrarre Maddalena al destino di ragazza madre, dal momento che il coetaneo Giacomino, che ama e da cui è riamata, non ha il coraggio di assumersi le giuste responsabilità e vincere le resistenze della propria famiglia.

Il classico di Pirandello debutta in prima nazionale a Catania il 30 ottobre. È una nuova produzione firmata dal regista Fabio Grossi, che ha spostato l’azione della commedia negli anni ’50

di Marco Russo

Un classico di Luigi Pirandello in prima nazionale al Teatro Verga di Catania. Sarà Leo Gullotta il protagonista di “Pensaci, Giacomino”, nel ruolo del professor Toti, in scena dal 30 ottobre con repliche fino all’11 novembre. Si tratta di una nuova produzione realizzata dal Teatro Stabile di Catania e dalla Compagnia Enfi Teatro. Lettura drammaturgica e regia sono di Fabio Grossi, che ha concentrato l’azione in un atto unico di un’ora e mezza, spostando l’azione della commedia negli anni ’50.

Accanto a Leo Gullotta agiscono in scena Liborio Natali, Rita Abela, Federica Bern, Valentina Gristina, Gaia Lo Vecchio, Marco Guglielmi, Valerio Santi e Sergio Mascherpa. Angela Gallaro Goracci firma la scena e costumi, Germano Mazzocchetti le musiche, Umile Vainieri le luci.

“Del professore Toti porto in scena – ha spiegato Leo Gullotta – la condizione dell’anziano come la intendiamo oggi, non la vecchiaia. Un uomo certo avanti negli anni ma non spento, tanto egocentrico quanto anticonformista e autentico paladino dei valori”.

La scenografia dello spettacolo è in uno stile pittorico che richiama l’espressionismo tedesco tanto caro a Pirandello. I protagonisti – ha detto il regista – sono sovrastati da “Giganti”, atti a rappresentare l’enorme peso del becero commento, della calunnia sociale, del perbenismo fasullo dei baciapile. Non abbandoneranno mai la scena, proprio come “corsi e ricorsi storici” vocazionali, tòpoi pirandelliani sempre presenti nelle sue opere. La musica, non di semplice commento, ma forte e propositiva, propone “la voce critica della regia”, permutante liriche scritte da Pirandello e usate a commento della “tragedia civile” che si va consumando sulla scena.

“Con questo testo – osserva Grossi – il premio Nobel agrigentino ha creato una vera e propria macchina da guerra, ancor oggi efficace per modi e valori. Come Leonardo, che con i suoi funzionanti artifici è stato anticipatore, così Pirandello usa il professor Toti, personaggio principale della vicenda, per snocciolare, come un rosario laico, circostanze di contemporanea efficacia. S’affrontano così la solitudine, la condizione femminile, l’arrivismo dei burocrati, l’invadenza dei rappresentanti ecclesiastici, l’uomo depauperato fino al riscatto d’orgoglio. Tra questi ingranaggi, chi ci rimette di più è la donna, che si vuole sottomessa al giudizio di una società benpensante. E penalizzato è anche il ruolo dell’insegnate bistrattato e mal pagato, ieri come oggi, in barba alla delicata funzione sociale che soprintende”.

Da qui il matrimonio di facciata contratto da Agostino Toti per sottrarre Maddalena al destino di ragazza madre, dal momento che il coetaneo Giacomino, che ama e da cui è riamata, non ha il coraggio di assumersi le giuste responsabilità e vincere le resistenze della propria famiglia.

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