L’edicola votiva siceliota di Grattavole

Graffiti di epoca bizantina, tracce di un insediamento di natura pastorale, decorazioni e personaggi a caratteri infantili raffiguranti attività umane lungo le pareti, tra le campagne intorno Sambuca di Sicilia e Sciacca, rivelano l’importanza del sito. Da salvare

di Antonella Lombardi

C’è un piccolo sito archeologico dimenticato, dalle origini antichissime e dall’aspetto suggestivo: è l’edicola votiva di Grattavole, un luogo sottoposto a vincolo ma a rischio crollo, al quale si arriva percorrendo un sentiero in aperta campagna, tra le zone intorno Sambuca di Sicilia e Sciacca. Un complesso archeologico, quello di Grattavole, abitato sin dall’età tardo ellenistica e risalente al II secolo a.C. Ad attestarlo è un’invocazione al dio Selino che rende unica, nel suo genere, l’edicola.

Graffiti di epoca bizantina, tracce di un insediamento di natura pastorale, decorazioni e personaggi a caratteri infantili raffiguranti attività umane lungo le pareti rivelano l’importanza del sito. “L’edicola, intagliata nella roccia, è composta da un basamento su cui poggiano due colonne doriche, da un architrave e da un timpano in stile dorico ed era dedicata al dio Selino, divinità proveniente da Selinunte – spiega Nino Vitelli, trekker per passione che si è imbattuto nel sito – Selino era il nome dato dagli antichi greci al fiume Modione, lungo quell’area dove fu fondata la colonia che poi prese il nome di Selinunte da “selinòn”, il sedano selvatico che cresceva abbondante sulle sponde e che ricorreva come simbolo sulle monete antiche. Ma tutte le condizioni intorno Grattavole indicano un luogo favorevole all’insediamento, dalla presenza dell’acqua, delle gole, dei canyon e di un abbeveratorio”.

Nel sito ci sono tracce di una presenza originaria di un altare che fa pensare a riti di natura sacrificale, intorno alcuni solchi indicano la possibilità di deviare il corso delle acque piovane. “Va ricordato che il fiume Modione o Selino nasce nell’entroterra ed era navigabile – aggiunge Vitelli – oltre all’edicola votiva ci sono abitazioni troglodite scavate nella roccia in parte franata, ripari di epoca preistorica, incisioni di epoca bizantina. Purtroppo l’entroterra di Sciacca è stato devastato nel suo profilo collinare dagli impianti eolici. Per arrivare al sito bisogna seguire, lungo la statale che porta a Sciacca l’indicazione dell’impianto eolico di Pizzo Telegrafo, si prosegue per questa stradina interna e a un certo punto, quando la strada si biforca, ci si addentra in direzione di Sambuca. Il sito è stato sottoposto a vincolo con decreto 5578 del 23 marzo 2004, ma è in pessime condizioni e a rischio crollo. L’ intervento più urgente da fare è mettere in sicurezza l’edicola con la scritta siceliota ma ci sono pesanti fratture, crepe e smottamenti che si sommano alla poca fruibilità del sito dovuta alla presenza di erbacce e all’incuria avuta negli anni. In passato qui vicino c’era anche una discarica con percolato”.

Per questo Maria Antonietta Spadaro, del direttivo Anisa, l’associazione nazionale insegnanti di storia dell’arte, ha inviato una nota alla sovrintendenza di Agrigento per sollecitare un intervento segnalando il sito, “ma non abbiamo avuto risposta, eppure è un luogo di importanza storico – culturale strategica”, osserva Spadaro.

Eppure, quell’antichissima devozione al dio Selino attraversa i secoli grazie a una suggestione ancestrale, come ha notato Vitelli: “Curiosamente, alcuni agricoltori locali e proprietari di terreni intorno la zona hanno adottato l’edicola votiva siceliota, e con una scala di legno poggiata su quel che resta del sito depongono dei fiori, in segno di rispetto, come se fosse una cappella cristiana”.

Graffiti di epoca bizantina, tracce di un insediamento di natura pastorale, decorazioni e personaggi a caratteri infantili raffiguranti attività umane lungo le pareti, tra le campagne intorno Sambuca di Sicilia e Sciacca, rivelano l’importanza del sito. Da salvare

di Antonella Lombardi

C’è un piccolo sito archeologico dimenticato, dalle origini antichissime e dall’aspetto suggestivo: è l’edicola votiva di Grattavole, un luogo sottoposto a vincolo ma a rischio crollo, al quale si arriva percorrendo un sentiero in aperta campagna, tra le zone intorno Sambuca di Sicilia e Sciacca. Un complesso archeologico, quello di Grattavole, abitato sin dall’età tardo ellenistica e risalente al II secolo a.C. Ad attestarlo è un’invocazione al dio Selino che rende unica, nel suo genere, l’edicola.

Graffiti di epoca bizantina, tracce di un insediamento di natura pastorale, decorazioni e personaggi a caratteri infantili raffiguranti attività umane lungo le pareti rivelano l’importanza del sito. “L’edicola, intagliata nella roccia, è composta da un basamento su cui poggiano due colonne doriche, da un architrave e da un timpano in stile dorico ed era dedicata al dio Selino, divinità proveniente da Selinunte – spiega Nino Vitelli, trekker per passione che si è imbattuto nel sito – Selino era il nome dato dagli antichi greci al fiume Modione, lungo quell’area dove fu fondata la colonia che poi prese il nome di Selinunte da “selinòn”, il sedano selvatico che cresceva abbondante sulle sponde e che ricorreva come simbolo sulle monete antiche. Ma tutte le condizioni intorno Grattavole indicano un luogo favorevole all’insediamento, dalla presenza dell’acqua, delle gole, dei canyon e di un abbeveratorio”.

Nel sito ci sono tracce di una presenza originaria di un altare che fa pensare a riti di natura sacrificale, intorno alcuni solchi indicano la possibilità di deviare il corso delle acque piovane. “Va ricordato che il fiume Modione o Selino nasce nell’entroterra ed era navigabile – aggiunge Vitelli – oltre all’edicola votiva ci sono abitazioni troglodite scavate nella roccia in parte franata, ripari di epoca preistorica, incisioni di epoca bizantina. Purtroppo l’entroterra di Sciacca è stato devastato nel suo profilo collinare dagli impianti eolici. Per arrivare al sito bisogna seguire, lungo la statale che porta a Sciacca l’indicazione dell’impianto eolico di Pizzo Telegrafo, si prosegue per questa stradina interna e a un certo punto, quando la strada si biforca, ci si addentra in direzione di Sambuca. Il sito è stato sottoposto a vincolo con decreto 5578 del 23 marzo 2004, ma è in pessime condizioni e a rischio crollo. L’ intervento più urgente da fare è mettere in sicurezza l’edicola con la scritta siceliota ma ci sono pesanti fratture, crepe e smottamenti che si sommano alla poca fruibilità del sito dovuta alla presenza di erbacce e all’incuria avuta negli anni. In passato qui vicino c’era anche una discarica con percolato”.

Per questo Maria Antonietta Spadaro, del direttivo Anisa, l’associazione nazionale insegnanti di storia dell’arte, ha inviato una nota alla sovrintendenza di Agrigento per sollecitare un intervento segnalando il sito, “ma non abbiamo avuto risposta, eppure è un luogo di importanza storico -culturale strategica”, osserva Spadaro.

Eppure, quell’antichissima devozione al dio Selino attraversa i secoli grazie a una suggestione ancestrale, come ha notato Vitelli: “Curiosamente, alcuni agricoltori locali e proprietari di terreni intorno la zona hanno adottato l’edicola votiva siceliota, e con una scala di legno poggiata su quel che resta del sito depongono dei fiori, in segno di rispetto, come se fosse una cappella cristiana”.

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